09 May, 2026 - 12:15

Un quarto Cero per San Francesco? La provocazione del sindaco di Gubbio tra storia, fede e un pizzico di ironia

 Un quarto Cero per San Francesco? La provocazione del sindaco di Gubbio tra storia, fede e un pizzico di ironia

Un ringraziamento sentito, rivolto a istituzioni, artisti, artigiani e sostenitori della mostra dedicata a San Francesco, si è trasformato in una riflessione destinata a far discutere.

Durante l’inaugurazione della mostra “San Francesco a Gubbio”, il sindaco Vittorio Fiorucci ha infatti lanciato una proposta tanto suggestiva quanto provocatoria: l’ipotesi di un quarto Cero dedicato a San Francesco.

Un cero virtuale, si intende, una suggestione culturale e simbolica. Perché non è suo intendimento stravolgere la festa né una tradizione consolidata nei secoli.

Un’idea che, pur espressa con toni leggeri e quasi scherzosi, tocca uno dei pilastri più identitari della città. E proprio per questo merita di essere presa sul serio, almeno come spunto di riflessione.

San Francesco e Gubbio: un legame profondo

Il contesto in cui nasce la proposta non è casuale. Gubbio è da sempre legata alla figura di San Francesco, che proprio qui visse uno degli episodi più noti della sua vita: l’incontro con il lupo, simbolo di riconciliazione e pace.

Nel suo intervento, il sindaco ha richiamato con forza questa dimensione spirituale, sottolineando come Gubbio sia “terra dei santi, terra della tolleranza e dell’ascolto”. Un luogo che, secondo la tradizione, ha contribuito alla maturazione del percorso francescano.

In questo quadro, l’idea di dedicare un Cero a San Francesco non appare come una forzatura, ma come una possibile evoluzione simbolica.

Un quarto Cero: eresia o evoluzione?

La Festa dei Ceri è, per definizione, immutabile. Tre Ceri, tre Santi, tre colori. Eppure, guardando alla storia, emerge una verità meno rigida: la Festa è cambiata nel corso dei secoli, adattandosi ai tempi senza perdere la propria essenza.

È proprio su questo punto che si inserisce, con una certa ironia, la provocazione. «Non sarebbe uno sgarbo alla Festa», si potrebbe sostenere, introducendo una figura come San Francesco, di valore universale e profondamente legata alla città.

Del resto, in quasi novecento anni, la Festa dei Ceri ha conosciuto trasformazioni, aggiustamenti, reinterpretazioni. Perché allora non immaginare, almeno per un momento, un’evoluzione ulteriore?

I nuovi ceraioli in camicia marrone

E qui entra in gioco l’immaginazione. Se davvero esistesse un quarto Cero, come sarebbero i suoi ceraioli? La risposta, quasi inevitabile, è una sola: camicia marrone, il colore del saio francescano.

Un’immagine che, a pensarci bene, non stonerebbe nemmeno troppo accanto al giallo, all’azzurro e al nero. Anzi, aggiungerebbe un elemento cromatico e simbolico di forte impatto.

Ma la domanda più interessante è un’altra: ci sarebbero eugubini pronti a “passare” al nuovo Cero? Uomini disposti a lasciare una tradizione familiare per abbracciare una nuova identità ceraiola?

Dove correrebbe il Cero di San Francesco?

Altro nodo, tutt’altro che secondario, riguarda la posizione. In una Festa dove ogni dettaglio ha un significato preciso, l’ordine di corsa non è un aspetto banale.

Il sindaco stesso ha accennato, con un sorriso, alla difficoltà di trovare una collocazione. In testa? Improbabile. In mezzo? Complicato. Più realistico, forse, in coda, dopo Sant’Antonio, come ultimo segno di un percorso spirituale.

Una scelta che potrebbe anche essere letta simbolicamente: San Francesco come figura che chiude il cerchio, che accompagna e completa.

Come reagirebbero i ceraioli?

È qui che la provocazione incontra la realtà. La Festa dei Ceri non è solo tradizione: è appartenenza, identità, storia familiare. Ogni ceraiolo nasce, cresce e vive dentro un Cero.

Introdurne un quarto significherebbe toccare equilibri profondissimi, generare discussioni, forse anche resistenze.

Eppure, proprio per questo, il tema diventa interessante. Non tanto per la sua realizzabilità concreta, quanto per la capacità di mettere in moto un pensiero.

Tra ironia e riflessione

È evidente che la proposta del sindaco non nasce come un progetto operativo, ma come una provocazione culturale. Un modo per riattualizzare il significato della Festa, per aprire uno spazio di riflessione sul rapporto fra tradizione e cambiamento.

Nel suo discorso, Fiorucci ha più volte sottolineato l’importanza del messaggio francescano, definendolo “sempre più attuale”. Un messaggio che parla di pace, di ascolto, di comunità.

E forse è proprio questo il punto: non tanto aggiungere un Cero, ma arricchire la Festa di nuovi significati, senza snaturarla.

Una città che si interroga

La provocazione resta lì, sospesa tra il serio e il faceto. Ma come spesso accade, anche le idee più improbabili hanno il merito di far riflettere.

Gubbio, con la sua storia millenaria, ha sempre saputo trovare un equilibrio tra fedeltà e cambiamento. La Festa dei Ceri ne è l’esempio più evidente.

E allora, forse, la vera domanda non è se un quarto Cero sia possibile. Ma se la città sia ancora capace di interrogarsi su sé stessa, sul proprio passato e sul proprio futuro.

Con o senza camicia marrone.

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Mario Farneti
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