Non il rumore degli applausi, ma il peso del silenzio. Domenica 22 marzo, nel Caffè Letterario della Biblioteca Comunale di Terni, il tempo ha smesso di scorrere per un pugno di ore. Alle 17, un anno dopo la fine che nessuno avrebbe voluto scrivere, la città ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Si è stretta attorno a un nome, Ilaria Sula, e a un appuntamento dal titolo che suona come una promessa trattenuta: “Ilaria, a un anno da te”. Più che un evento, è stato un rito laico di restituzione, un momento in cui la comunità ha cercato di tenere insieme il filo spezzato della memoria e la necessità, ostinata, di costruire un futuro diverso. Sul palco, la regia di Antonella Sgueglia ha dato forma a quel dolore, trasformandolo in un flusso di parole, musica e testimonianze intime che hanno restituito al pubblico non il volto della cronaca, ma quello di una ragazza.
Il pomeriggio si è aperto con una carezza ferita. La regista Antonella Sgueglia, che ha orchestrato l’intera iniziativa, ha preso la parola e ha letto con trasporto la poesia “Ti meriti un amore”. Ogni verso è caduto nella sala come un sasso nell’acqua, facendo increspare la superficie di compostezza che spesso si indossa in occasioni pubbliche. “Nominare ciò che Ilaria avrebbe meritato” - è sembrato dire quel silenzio - “ha reso ancora più intollerabile ciò che invece le è stato inflitto”. È stato il primo colpo al cuore di una serata costruita per non dimenticare, per riportare il dibattito sulla violenza di genere lontano dalle aule giudiziarie e nel cuore pulsante della vita civile.
A dare corpo e voce al ricordo più autentico è stato il momento forse più atteso e temuto: la testimonianza di un’amica, una coetanea di Ilaria con cui condivideva il registro semplice dei giorni. Lontana dai toni della retorica istituzionale, l’intervento ha scelto il lessico dell’intimità, quello che si usa quando si è davvero condivisa la giovinezza. “I compiti, le risate in camera, i pranzi interminabili, le uscite a Roma, il sushi come appuntamento fisso, il momento in cui ci si raccontava tutto” . In quelle parole, la violenza di genere ha perso ogni astrazione, mostrandosi per quello che è: una rottura irreparabile, un atto che non cancella solo una vita, ma sventra una rete di affetti che avrebbero avuto tutto il diritto di continuare a tessere le loro trame.
Accanto a questa dimensione intima, sul palco si sono alternati gli interpreti scelti dalla regia di Antonella Sgueglia. Riccardo Allegretti, Giuseppe Arcangeli, Chiara Bandini, Maura Manili, Simone Martinelli, Francesca Prete e Beatrice Tasca hanno dato voce a testi e pensieri, mentre le musiche di Alessandra Martinelli insieme agli alunni del Liceo Musicale “F. Angeloni” hanno cucito la serata con brani e atmosfere che hanno accompagnato il pubblico in un viaggio emotivo senza cedimenti retorici. La presenza dei giovani musicisti ha sottolineato un passaggio chiave della riflessione: la scuola e la formazione come luoghi di costruzione della coscienza civica e del rispetto.
Il confronto è poi scivolato sul piano delle responsabilità collettive. Accanto alla commozione, c’è stato il rigore degli interventi istituzionali, tenuti lontani da ogni facile retorica. Il vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Maria Ferranti, ha aperto il suo saluto ringraziando il Lions Club Sangemini-Terni dei Naharti e la regista per aver costruito un momento di arte “multidisciplinare” e di condivisione. Nel suo intervento, ha voluto rivolgere un abbraccio ideale ai genitori di Ilaria, presenti nel pubblico insieme a un nutrito gruppo di amministratori: l’assessora alla cultura Tiziana Laudadio, l’assessora al welfare Alessandra Salinetti, l’assessora al bilancio Michela Bordoni. Con loro, la referente del Telefono Donna Raffaella Mossa, il presidente del Lions Riccardo Bellezza e il presidente Ansmes Terni Fabio Moscatelli.
Ferranti ha scelto di non nascondere l’amarezza di un presente che continua a scontrarsi con la cronaca nera. “Nonostante il 2026 e il livello di progresso raggiunto” , ha detto, “la violenza di genere continua a riempire le cronache” . L’accenno alla recente confessione in aula di Mark Samson - l’ex fidanzato di Ilaria, accusato dell’omicidio - ha portato nella sala il peso della procedura penale. “Potrà forse garantire un momento di piccola giustizia” , ha aggiunto Ferranti, “ma non colmerà il vuoto lasciato da Ilaria” . Il vuoto, ha spiegato, può essere affrontato solo con un lavoro di prevenzione radicale, dove le istituzioni agiscano come “cabina di regia insieme al mondo educativo” , rendendo “sempre più difficile il ripetersi di fatti come questi” .
In chiusura, la parola è passata all’avvocato della famiglia Sula, Giuseppe Sforza, e alla moderatrice, la professoressa Viviana Altamura, che hanno ricondotto il senso dell’iniziativa al suo nucleo essenziale. Mentre la luce della sera scendeva sulle vetrate della biblioteca trasformando la sala in un rifugio di pensieri, il ricordo di Ilaria è passato di voce in voce. L’invito, rivolto alla città, è stato quello di trasformare quella luce in un impegno collettivo, consapevole e duraturo. Perché il vero atto di resistenza alla violenza non è solo condannarla, ma continuare a raccontare chi eravamo prima che arrivasse il buio. In quella sala, il dolore si è fatto promessa: non dimenticare e fare di più, affinché nessun’altra ragazza debba essere ricordata con quella frase che pesa come una condanna, “a un anno da te” .