Quando una donna vittima di violenza decide di chiedere aiuto, il primo ostacolo può essere proprio il momento dell’ingresso nel sistema sanitario. La paura, il controllo esercitato dall’aggressore, la presenza di familiari o conoscenti possono rendere ancora più difficile raccontare ciò che è accaduto. Da qui nasce la scelta della Regione Umbria di costruire un percorso specifico, pensato per accompagnare le vittime dall’emergenza fino alla presa in carico successiva.
Il nuovo modello si chiama “Codice rosa” e punta a mettere in collegamento ospedali, pronto soccorso, servizi territoriali, 118 e centri antiviolenza. L’obiettivo è evitare che una richiesta di aiuto resti confinata al solo momento dell’accesso in ospedale, trasformandola invece nell’inizio di un percorso multidisciplinare capace di garantire protezione, assistenza sanitaria e supporto sociale.
Il progetto è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Donini, alla presenza della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, della direttrice regionale Salute Daniela Donetti e dell’assessora Simona Meloni.
Il cuore del nuovo sistema è rappresentato dalla presa in carico integrata delle donne vittime di violenza. Non soltanto cure mediche, quindi, ma un coordinamento tra le diverse figure e strutture che possono entrare in contatto con una persona in difficoltà.
Il pronto soccorso diventa uno dei punti di accesso alla rete, ma non l’unico. Il percorso coinvolge infatti anche il territorio e i centri antiviolenza, con l’intenzione di garantire continuità nell’assistenza anche dopo la fase dell’emergenza.
All’interno delle strutture sanitarie è prevista inoltre la presenza di una “stanza rosa”, uno spazio riservato e anonimo nel quale la donna possa essere accolta lontano da occhi indiscreti e, soprattutto, in condizioni di maggiore sicurezza. Una scelta che risponde a una delle difficoltà più delicate che possono emergere nei casi di violenza domestica o familiare. “Perché troppo spesso le donne sono accompagnate da coloro i quali hanno generato la violenza” ha detto la direttrice regionale Salute Daniela Donetti nel corso di una conferenza stampa.
La possibilità di disporre di uno spazio dedicato consente quindi di creare le condizioni per un ascolto più protetto, favorendo l’emersione di situazioni che altrimenti potrebbero restare nascoste.
La presidente Stefania Proietti ha chiarito come il progetto non debba essere interpretato soltanto attraverso l’apertura di uno spazio fisico all’interno degli ospedali. La stanza rappresenta infatti uno degli strumenti di un’organizzazione più ampia, destinata a coinvolgere l’intera rete sanitaria regionale.
"La stanza rosa è solo un elemento di un percorso omogeneo, il Codice rosa, che coinvolge tutta la rete ospedaliera. Un percorso unico attraverso il 118 per le donne vittime di violenza".
Il riferimento al 118 assume un ruolo centrale nel nuovo modello. Secondo l’impostazione illustrata dalla Regione, la chiamata di emergenza dovrà diventare il primo passaggio di una catena organizzata, capace di attivare immediatamente le procedure necessarie e di mettere la donna in contatto con una rete preparata ad affrontare situazioni particolarmente complesse.
L’obiettivo è quello di superare il rischio di risposte frammentate. Una vittima di violenza può infatti avere bisogno contemporaneamente di cure, protezione, ascolto, assistenza psicologica e sostegno sociale. Il “Codice rosa” nasce proprio dalla necessità di collegare questi diversi livelli, evitando che sia la donna stessa a dover cercare, uno dopo l’altro, tutti i servizi necessari.
La presidente Proietti ha anche sottolineato un elemento fondamentale: la consapevolezza, da parte delle donne, dell’esistenza di un canale protetto al quale rivolgersi.
"Ma la realtà anche recente porta a dire che c’è necessità di far sentire protette le donne e con un percorso loro dedicato nel sistema socio-sanitario. Devono sapere che chiamando il 118 saranno subito immesse in un percorso tutelato, con l’attenzione anche sociale ai figli minori".
Il nuovo percorso regionale punta dunque a garantire una risposta che tenga conto anche di questo aspetto, mettendo in comunicazione il sistema sanitario con la rete sociale e con le strutture specializzate nel contrasto alla violenza di genere.
Accanto al sistema sanitario, il progetto punta a valorizzare tutte le realtà che già operano quotidianamente nel contrasto alla violenza di genere.
L’assessora Simona Meloni ha posto l’accento soprattutto sulla continuità dell’assistenza e sulla necessità di accompagnare le donne anche dopo la fase dell’emergenza.
"Vogliamo dire alle donne ‘non siete sole’, dal primo momento a quando escono dall’ospedale. Non ci sono solo le Istituzioni regionali ma anche i Cav, ci sono il centro pari opportunità, le forze dell’ordine e la magistratura".
Il “Codice rosa” si inserisce dunque in una rete che non si esaurisce all’interno delle strutture sanitarie. Il passaggio dall’ospedale ai servizi presenti sul territorio rappresenta infatti uno degli aspetti decisivi per garantire una protezione concreta.
I centri antiviolenza, il Centro pari opportunità, le forze dell’ordine e la magistratura costituiscono i diversi nodi di un sistema che deve essere in grado di lavorare in maniera coordinata.
L’obiettivo è evitare che, una volta superato il momento più critico, la donna perda il contatto con la rete di assistenza e si ritrovi nuovamente esposta alla violenza senza strumenti adeguati.