05 Aug, 2025 - 20:44

Umbria-Toscana, salta il protocollo d’intesa: cosa è successo davvero

Umbria-Toscana, salta il protocollo d’intesa: cosa è successo davvero

La Giunta regionale dell’Umbria ha deciso di ritirare il protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione Toscana, aprendo un nuovo fronte di scontro politico. Con una delibera approvata il 31 luglio 2025, l’esecutivo guidato dalla presidente Stefania Proietti ha revocato il precedente atto del 22 luglio (che conteneva lo schema di accordo tra le due Regioni) motivando la retromarcia con la necessità di “ulteriori modifiche e integrazioni”.

La mossa – di fatto una marcia indietro su uno degli accordi-bandiera della maggioranza – è stata resa pubblica dai consiglieri di opposizione e ha immediatamente innescato critiche feroci da parte del centrodestra umbro.

Ritirato l’accordo tra Umbria e Toscana: tutti i punti contestati

Il protocollo d’intesa tra Umbria e Toscana mirava a una cooperazione su diversi fronti strategici per entrambe le regioni. Secondo quanto annunciato, l’accordo avrebbe affrontato congiuntamente la gestione delle risorse idriche, della sanità, delle infrastrutture e della mobilità, includendo anche una collaborazione nella lotta agli incendi boschivi nelle zone di confine.

La presidente Proietti aveva presentato l’intesa come parte di una visione di “Italia mediana”, ovvero una strategia di sviluppo condivisa tra regioni dell’Italia centrale per superare l’isolamento territoriale. In un video diffuso il 4 agosto, Proietti ha sottolineato che l’obiettivo era di “ragionare in termini di Italia mediana”, inserendo nell’accordo questioni cruciali come l’elisoccorso sanitario, la riduzione della mobilità sanitaria passiva verso la Toscana e il progetto di una stazione ferroviaria ad alta velocità al servizio dell’Umbria.

Acqua, sanità e infrastrutture: cosa prevedeva il protocollo Umbria-Toscana

Tra i risultati sbandierati dall’esecutivo umbro vi era, ad esempio, l’incremento dell’apporto idrico al Lago Trasimenograzie alle risorse provenienti dalla Toscana. Sul fronte dei trasporti, l’accordo chiedeva di accelerare la realizzazione di una fermata dell’Alta Velocità in territorio toscano (in località Creti o Rigutino) che fosse funzionale anche agli umbri, vista l’assenza di collegamenti ferroviari veloci nella regione.

Questi punti – acqua, sanità e infrastrutture – erano stati presentati dalla Giunta Proietti con grande enfasi il 2 agosto, salvo poi suscitare nel giro di pochi giorni reazioni contrastanti, entusiasmi moderati e primi malumori politici.

Giunta umbra fa marcia indietro: le motivazioni ufficiali del ritiro

Nei giorni successivi alla firma, il Consiglio regionale della Toscana aveva sospeso la discussione sul testo, rinviandola a settembre a causa delle polemiche insorte. A stretto giro è arrivato il dietrofront umbro: con la deliberazione n. 791 del 31 luglio, la Giunta regionale dell’Umbria ha formalmente ritirato il proprio atto n. 751 del 22 luglio precedente.

Dal Palazzo Donini tengono però a precisare che l’accordo non è accantonato definitivamente. Fonti della Regione spiegano che l’asse politico tra Umbria e Toscana resta solido e che il ritiro è un passaggio “puramente tecnico”, finalizzato ad approfondire meglio alcuni allegati e dettagli dell’intesa. In pratica, l’idea è di rivedere e riproporre il protocollo dopo averlo perfezionato, tenendo conto anche del nuovo quadro politico che scaturirà dalle elezioni regionali in Toscana del 12-13 ottobre 2025.

Centrodestra all’attacco: “Protocollo opaco, Umbria svenduta alla Toscana”

La minoranza in Assemblea legislativa (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e liste civiche) ha colto l’occasione per attaccare duramente la Giunta di centrosinistra. In una nota congiunta diffusa il 5 agosto, i consiglieri di opposizione – tra cui l’ex governatrice Donatella Tesei – definiscono il ritiro “un atto politicamente rilevante, che sconfessa nel merito e nel metodo uno dei provvedimenti più esibiti dall’attuale maggioranza”.

Fin dall’inizio, accusano, il protocollo è apparso “opaco, fragile e incoerente”, un accordo che “svende l’Umbria alla Toscana” nei contenuti. Dietro la retorica di una presunta collaborazione storica tra le due regioni – secondo il centrodestra – “si celavano gravi criticità”, a partire dal tema dell’elisoccorso, dalla gestione della mobilità sanitaria passiva verso gli ospedali toscani, fino al ruolo marginale riservato all’Umbria nel governo delle infrastrutture strategiche e nella pianificazione sociosanitaria.

Sanità ed elisoccorso, i nodi irrisolti dietro l’intesa Umbria-Toscana

Secondo gli esponenti di opposizione, il ritiro di fine luglio certifica il completo naufragio di un’iniziativa nata in modo improvvisato, dettata da esigenze politiche contingenti più che da una reale strategia di sviluppo condiviso. I consiglieri sottolineano come la presidente Proietti stessa, nel video esplicativo pubblicato sui social, abbia di fatto ammesso che l’accordo va radicalmente rivisto e che si attendono le elezioni toscane per decidere come (e se) procedere.

Per le opposizioni è grave che la maggioranza abbia continuato a parlare pubblicamente di un accordo come se fosse operativo quando in realtà era già stato ritirato formalmente dal registro degli atti amministrativi, risultando dunque privo di efficacia. Si tratterebbe, attaccano, di un evidente cortocircuito politico e istituzionale frutto di un approccio propagandistico: la Giunta avrebbe cercato di vendere come “intesa storica” un testo in realtà privo di concretezza, elaborato senza coinvolgere gli uffici tecnici regionali e andato incontro alla bocciatura del Consiglio regionale della Toscana.

Alta velocità e Lago Trasimeno: cosa rischia l’Umbria senza l’accordo

Gli esponenti del centrodestra umbro respingono l’idea che l’Umbria debba fare da comprimaria: “Non è accettabile che l’Umbria venga trattata come retrovia sanitaria o come cerniera subordinata a scelte altrui”, scrivono, notando il rischio di perdere centralità, risorse e capacità decisionale.

La Giunta Proietti, accusano, si è assunta la responsabilità di firmare e poi sconfessare un accordo in cui l’Umbria appare sempre come la parte che cede e mai come quella che guida. Il centrodestra rivendica dunque il proprio ruolo di vigilanza: “Il nostro compito, oggi più che mai, è tutelare l’autonomia regionale, la qualità dei servizi per i cittadini umbri, il diritto a una sanità pubblica efficiente, il presidio del territorio e l’autodeterminazione nelle scelte infrastrutturali”.

La presidente Proietti difende l’intesa: “Nessuna svendita, solo rinvio”

Di fronte a queste accuse, la presidente Stefania Proietti e la sua maggioranza respingono al mittente l’idea di aver “svenduto” l’Umbria. La Giunta di centrosinistra rivendica anzi di aver avviato un atto di governo serio e lungimirante, concepito per affrontare insieme alla Toscana problemi annosi e comuni alle due realtà regionali.

Le critiche del centrodestra vengono bollate come polemiche pretestuose, falsità totali e una campagna social che mistifica la realtà – attacchi che, secondo la Giunta, puntano a oscurare un risultato storico finalmente raggiunto dopo decenni di impasse.

Sul tema della sanità, Proietti ha voluto chiarire pubblicamente che “non c’è nessuna svendita” dell’elisoccorso umbro. La presidente insiste che l’intesa con la Toscana servirà semmai a trovare soluzioni comuni per la mobilità passiva, ovvero per ridurre il numero di pazienti umbri costretti a curarsi fuori regione. La logica della collaborazione interregionale, secondo la maggioranza, è quella di fare squadra con i territori vicini per rafforzare i servizi senza perdere autonomia: all’Umbria occorre uscire dall’isolamento infrastrutturale, spiegano da Palazzo Donini, ma cooperando da protagonista e non con la sindrome del “cappello in mano” verso regioni più grandi.

Accordo Umbria-Toscana congelato fino alle elezioni: cosa succede ora

Le prossime settimane saranno decisive: dopo le elezioni toscane di ottobre, l’accordo potrà tornare sul tavolo in forma aggiornata, mettendo alla prova la tenuta dell’asse tra Perugia e Firenze al di là delle polemiche. 

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Francesca Secci
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