Il commissariamento della scuola pubblica in Umbria da parte del Governo si sta portando dietro una valanga di polemiche che infiamma il dibattito pubblico. Sulla questione è intervenuta anche l'Anci dell'Umbria con Federico Gori e Andrea Sacco, rispettivamente presidente e coordinatrice della Consulta Istruzione di Anci Umbria. Dall'Associazione dei Comuni italiani, in coerenza con quanto sempre sostenuto dalla Giunta Proietti, sul dimensionamento chiedono al Mim di tener conto delle specificità territoriali della regione dove spesso ricordano, la scuola soprattutto nei piccoli centri, è l'unico presidio contro la marginalizzazione.
Mentre i Comuni, piccoli e grandi, fanno i conti con uno spopolamento multiforme, le scuole resistono "non solo come luogo di apprendimento, ma come autentico presidio di coesione sociale e garanzia di vivibilità" spiegano Gori e Sacco.
Come sostenuto sempre dall'assessore regionale all'Istruzione, Fabio Barcaioli, dall'Anci analogamente sottolineano la particolare conformazione dell'Umbria "caratterizzata da un’ampia presenza di aree interne e piccoli Comuni" dove "la capillarità territoriale delle scuole non è un semplice elemento logistico: è il tessuto connettivo che tiene insieme famiglie, giovani, cittadini ed economia locale" ribadendo come in questo contesto le scuole giochino un ruolo essenziale per l'aggregazione e lo sviluppo.
In tale prospettiva si inserisce il lavoro sinergico di Anci e Regione Umbria che, specificano, riflette una convinzione chiara: quella di calibrare le politiche scolastiche non solo su "criteri numerici o di efficienza formale" ma tenendo conto delle esigenze del territorio in cui intervengono. "È in ragione di questa visione – affermano Gori e Sacco – che abbiamo condiviso analisi, proposte e percorsi di valorizzazione delle autonomie scolastiche umbre, con l’obiettivo di mantenere un servizio educativo diffuso e coerente con le specificità dei nostri Comuni".
La Regione nel rimodulare le direzioni scolastiche aveva già effettuato 7 dei 9 accorpamenti previsti. E proprio quei due rimanenti, uno a Gubbio e l'altro a Terni, sono stati al centro della misura di commissariamento. La Giunta Proietti, infatti, pur avendoli individuati secondo le direttive ministeriali aveva scelto di sospendere l'efficacia del provvedimento fino all'esito dei ricorsi pendenti - lungo il braccio di ferro tra Regione e Governo nei mesi scorsi - e già in quella sede, aveva chiesto il commissariamento delle deleghe, che è poi arrivato nella giornata di ieri.
"La chiusura di una dirigenza o l'accorpamento di una scuola in queste zone – proseguono in merito il presidente e la coordinatrice della Consulta Istruzione di Anci Umbria – non è visto solo come un fatto amministrativo, ma come la perdita di uno degli ultimi presidi dello Stato in territori già a rischio spopolamento".
Quello che i due rappresentanti di Anci sostengono è che l'Umbria non possa "essere interpretata con logiche standardizzate che non tengano conto delle sue specificità geografiche e sociali" ma al contrario, "le scelte che riguardano la scuola devono essere frutto di valutazioni approfondite, condivise e radicate nella realtà dei nostri territori, con la partecipazione attiva di amministrazioni locali, famiglie e comunità educanti".
In conclusione Gori e Sacco evidenziano come quello della scuola non possa venire ridotto ad "un semplice servizio da razionalizzare" poiché è "il punto di riferimento per la crescita culturale, sociale ed economica delle nostre comunità".
In questo senso confermano l'impegno di Anci Umbria per una scuola "che sia garanzia di equità, accessibilità e coesione territoriale" radicata e capillarmente presente in quanto presupposto per la vita stessa di borghi e centri storici. "Con queste motivazioni - concludono - sosterremo tutte le azioni che la Regione Umbria metterà in campo per cercare di preservare il nostro sistema scolastico".