La proposta di legge regionale sulla cultura finisce al centro di un durissimo attacco politico da parte della Lega Umbria, che ne contesta l’impianto, la tenuta normativa e l’efficacia complessiva. Secondo i consiglieri regionali Enrico Melasecche e Donatella Tesei, il testo presentato come una riforma strategica per il settore culturale umbro si sarebbe rivelato “profondamente carente” sotto il profilo tecnico, giuridico e normativo, fino a esporre la Regione a possibili profili di illegittimità costituzionale.
La posizione della Lega è racchiusa in un giudizio netto, affidato ai due consiglieri regionali in una presa di posizione che non lascia margini interpretativi.
“La Legge sulla cultura annunciata dall'assessore Bori come una riforma strategica per il settore culturale umbro, si è rivelata essere un clamoroso flop, in quanto profondamente carente sotto il profilo tecnico, giuridico e normativo. Non lo diciamo noi, ma esperti di livello nazionale e gli stessi uffici legislativi dell'Assemblea regionale, che hanno espresso rilievi puntuali e sostanziali, sollevando anche profili di illegittimità costituzionale del testo”.
Nel merito, i due consiglieri richiamano anche il lavoro svolto in Terza commissione, dove - sostengono - sarebbero emersi rilievi puntuali tali da confermare le loro perplessità sul testo. A loro avviso, la proposta di legge presenterebbe una serie di elementi incoerenti rispetto al quadro normativo nazionale e ai principi di tecnica legislativa.
I consiglieri sottolineano che “anche nel corso dell'esame in Terza commissione, l'esperto di diritto del patrimonio culturale Giuseppe Severini, già presidente di sezione del Consiglio di Stato, aveva evidenziato numerose criticità. Tra queste, l'impostazione di un regime uniforme tra musei pubblici e privati, giudicata anacronistica e in contrasto con il quadro normativo nazionale, la presenza di articoli privi di reale contenuto giuridico, definizioni incomplete e ambigue, nonché richiami a strumenti internazionali privi di adeguato fondamento giuridico nel contesto italiano. Particolarmente grave è il rischio di incostituzionalità del provvedimento, evidenziato chiaramente durante i lavori della commissione. Un testo con numerose lacune che espone la Regione a possibili impugnative e contenziosi. A rafforzare queste criticità sono state anche le osservazioni degli uffici tecnici regionali, che hanno sollevato problemi di chiarezza, coerenza normativa e tecnica legislativa, confermando come la proposta necessiti di una profonda revisione”.
La contestazione, in sostanza, non riguarda un singolo articolo o una scelta di dettaglio, ma la struttura complessiva del provvedimento. La Lega ritiene che il testo andrebbe ripensato da capo, con un lavoro più approfondito e una maggiore attenzione alla compatibilità con le norme già vigenti.
L’attacco si sposta poi sul piano politico. Per Melasecche e Tesei, la legge sulla cultura sarebbe stata concepita soprattutto come un’operazione di immagine, più che come una risposta concreta alle esigenze del comparto culturale umbro.
“È evidente - spiegano Melasecche e Tesei in una nota della Regione - che ci troviamo di fronte a un provvedimento costruito più per finalità di propaganda che per rispondere realmente alle esigenze del mondo culturale. Dopo aver alimentato aspettative tra associazioni, imprese e cittadini, questa legge è stata di fatto bocciata nei suoi contenuti fondamentali. Non è certo il primo caso di interventi approssimativi da parte dell'assessore Bori, già protagonista di una manovra fiscale da 184 milioni priva di adeguata motivazione e impostazione tecnica. Ci chiediamo se l'attuale vicepresidente della Giunta sia effettivamente all'altezza del compito che gli è stato assegnato, visti i limiti evidenti nella capacità di governo di settori complessi e strategici”.
Alla critica sul merito del testo si aggiunge quella sui costi della sua presentazione pubblica. Melasecche e Tesei contestano infatti la scelta di organizzare l’evento a San Francesco al Prato, ritenendo che la Regione abbia sostenuto una spesa inutile, quando avrebbe potuto utilizzare spazi propri senza oneri per i cittadini.
I due consiglieri parlano di una presentazione “in pompa magna” costata 20 mila euro di soldi pubblici, evidenziando come la stessa iniziativa avrebbe potuto svolgersi gratuitamente in una delle numerose strutture regionali disponibili. Un passaggio che, nella loro lettura, rafforza l’idea di una legge costruita più sulla scena che sulla sostanza.
La conclusione della nota è un invito esplicito a ripartire da zero. Per la Lega, il testo non va semplicemente corretto, ma completamente riscritto, coinvolgendo competenze adeguate e restituendo serietà a un tema considerato fondamentale per la vita culturale della regione.
“Riteniamo indispensabile - concludono i due consiglieri di opposizione - che il testo venga completamente riscritto, coinvolgendo competenze adeguate e restituendo serietà a un tema fondamentale come quello della cultura. L'Umbria merita politiche culturali solide, chiare e rispettose delle norme, non operazioni di facciata utili solo alla campagna elettorale dell'assessore Bori, iniziata anzitempo con costi a carico dei cittadini”.