20 Aug, 2025 - 14:30

Sanità mentale in Umbria, l’appello dell’assessore Altamura: “Serve una REMS regionale”

Sanità mentale in Umbria, l’appello dell’assessore Altamura: “Serve una REMS regionale”

La salute mentale si impone nuovamente come priorità in Umbria, questa volta a prendere la parola è l’assessora al Welfare del Comune di Terni, Viviana Altamura, la quale ha inviato una lettera ai ministeri della Salute e della Giustizia, oltre che alla Regione e alla Asl 2, per sollecitare interventi immediati. L’obiettivo è duplice, da un lato istituire una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) sul territorio, dall'altro rafforzare l’intera rete di psichiatria territoriale, oggi considerata insufficiente a rispondere ai bisogni crescenti della comunità.

L’allarme del Comune di Terni e l'urgenza di una REMS regionale

Secondo quanto riportato dall’assessora, negli ultimi anni il numero di segnalazioni legate a problematiche psichiatriche è in costante aumento. Famiglie e cittadini chiedono supporto (l'ultimo caso, emblematico, quello di Asia) mentre la cronaca registra episodi che mostrano un legame diretto tra disagio mentale e sicurezza sociale. Una condizione che, per Altamura, non può più essere ignorata: “Riteniamo che la situazione attuale imponga un’azione decisa e coordinata per potenziare la rete di assistenza psichiatrica sul territorio umbro”.

La richiesta principale riguarda l’apertura di una REMS regionale, struttura che in Umbria ancora non esiste. Oggi i pazienti umbri sono costretti a rivolgersi a strutture in Toscana, ma i posti disponibili non sono sufficienti nemmeno per i residenti toscani, generando così lunghe liste d’attesa e situazioni di estrema precarietà.

Perché serve una REMS in Umbria

La mancanza di una REMS regionale ha conseguenze pesanti: persone dichiarate socialmente pericolose ma prosciolte per vizio di mente possono restare in libertà senza un adeguato percorso terapeutico, oppure finire in carcere in attesa di una collocazione che tarda ad arrivare. Nel frattempo, le famiglie restano sole a gestire situazioni difficili, spesso insostenibili.

Per l’assessora, l’istituzione della struttura non rappresenta solo un obbligo normativo dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari sancita dalla legge 81 del 2014, ma anche, come si legge nella lettera, “una scelta di responsabilità politica e sociale, che risponde a tre esigenze fondamentali: tutela della salute pubblica, sicurezza della collettività ed equità territoriale”. Il Comune di Terni, inoltre, si è dichiarato pronto a mettere a disposizione immobili idonei per ospitare la nuova struttura.

Il nodo dei servizi territoriali

Accanto alla questione REMS, Altamura sottolinea la necessità di un forte investimento nei servizi psichiatrici territoriali. L’assessora propone un piano articolato che prevede l’aumento del personale nei Centri di Salute Mentale per ridurre tempi di attesa e garantire continuità terapeutica, il rafforzamento dei Centri Diurni come luoghi di reinserimento sociale e la creazione di sportelli d’ascolto diffusi per intercettare precocemente le situazioni di disagio.

Altamura chiede inoltre di incrementare i posti letto nelle strutture residenziali, oggi insufficienti a coprire il fabbisogno. Una rete più solida, sottolinea, permetterebbe di offrire risposte immediate ed efficaci, alleggerendo anche il peso che ricade sulle famiglie.

Salute mentale, una sfida politica e sociale

Il tema della salute mentale, spesso relegato ai margini del dibattito pubblico, emerge così come una priorità urgente per l’Umbria. L’appello di Terni punta a rompere l’immobilismo - ma disponibilità arrivano anche dalla sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi - e a spingere Regione e Governo a scelte concrete. La disponibilità manifestata dal Comune ad accogliere una REMS è un segnale politico forte, che apre a un confronto istituzionale su dove e come realizzare il progetto.

La partita che si apre non riguarda solo la sanità, ma anche la sicurezza e la coesione sociale. In gioco c’è la possibilità di offrire ai cittadini umbri le stesse tutele garantite in altre regioni, evitando che il diritto alla cura resti legato al codice postale. Ora la palla passa a Regione e ministeri, chiamati a rispondere a un’urgenza che non può più attendere.

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Giorgia Sdei
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