26 May, 2026 - 16:50

Umbria, nel rapporto AUR qualche record e tante crepe: l’allarme di Proietti: “Produttività ferma, giovani in fuga, dare risposte”

Umbria, nel rapporto AUR qualche record e tante crepe: l’allarme di Proietti: “Produttività ferma, giovani in fuga, dare risposte”

La sala è piena, il clima è quello delle grandi occasioni. Davanti a rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e sociale, Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, tiene in mano il Rapporto economico-sociale 2026 di Agenzia Umbria Ricerche e lo definisce per quello che è: “un quadro serio e preciso dell’Umbria che stiamo attraversando”. Non un esercizio di stile, non un’operazione di facciata. Ma una fotografia che, come ha spiegato la stessa Proietti, costringe a “leggere luci e ombre”.

E le luci, a prima vista, ci sono. L’economia umbra torna a crescere a ritmi vicini all’1 per cento annuo. L’occupazione sale a 377.800 unità, con un aumento dell’1,3 per cento. Il turismo? Record storico: quasi 7,9 milioni di presenze e oltre 3 milioni di arrivi nel 2025. Numeri che qualsiasi regione firmerebbe.

Ma sotto la superficie, avverte il Rapporto, qualcosa scricchiola. Produttività ferma da annisalari che non decollanolavoro sempre meno stabile e una difficoltà cronica nel trasformare investimenti e competenze in sviluppo duraturo. A tutto questo si aggiunge il calo demografico e la fuga dei giovani. La sfida, indica la Regione, è chiara: rafforzare innovazione, qualità del lavoro e coesione territoriale. Non slogan. Cantieri veri.

“Una regione multicentrica, non divisa tra centri e periferie”

A smontare qualsiasi tentazione trionfalistica ci pensa la stessa Proietti, che dal palco di Perugia richiama un concetto spesso dimenticato: l’Umbria non può permettersi fratture interne. “Dobbiamo insistere su una regione Umbria che cammini unita, non divisa tra centri e periferie, ma capace di riconoscersi come regione multicentrica, dove le aree interne non sono un margine ma possono diventare fattori principali di sviluppo”. Parole che pesano, specie in un territorio dove le valli e l’Appennino rischiano di restare indietro.

E se il turismo viaggia a pieno regime, la presidente avverte: “Non basta. L’economia dell’Umbria passa anche per manifattura, industria, innovazione e qualità del lavoro. Il fattore ZES può fare la differenza, insieme a semplificazione, riforme e investimenti su welfare, sociale e sanità”. Un’agenda impegnativa, che guarda oltre l’onda lunga delle presenze turistiche.

Sarah Bistocchi, presidente dell’Assemblea legislativa, raccoglie il testimone e sottolinea un punto metodologico, non secondario: “È importante sapere dove vogliamo andare, ma è altrettanto importante sapere da dove partiamo e dove siamo ora”. Il Rapporto, insiste, è la bussola per “costruire una società umbra più equa, più giusta, più inclusiva e più accogliente”. Parole che trovano riscontro nei numeri, ma anche nelle fragilità che quei numeri raccontano.

Produttività bloccata e il paradosso del reddito: l’Umbria è più ricca ma produce meno

Il cuore della ricerca, intitolata “Umbria in movimento: dinamiche e traiettorie in trasformazione”, è proprio l’analisi di quelle che Marco Damiani, amministratore unico di AUR, definisce “le due facce della stessa medaglia”. Damiani spiega che il Rapporto 2026 è stato anticipato rispetto agli anni precedenti “per rendere disponibili i dati in tempo utile per i prossimi passaggi di programmazione regionale”. Obiettivo: “superare la lettura puramente congiunturale e proporre un’analisi strutturale di medio-lungo periodo”.

E l’analisi strutturale dice una cosa scomoda. L’Umbria cresce meno della media nazionale da oltre un quarto di secolo. Nel 2024, il PIL reale pro-capite si è fermato a 32.500 euro, il 13 per cento in meno rispetto all’Italia. E non ha mai recuperato i livelli precedenti alla crisi del 2007. Il motivo? Una produttività del lavoro stagnante, in particolare nei servizi. Ecco allora il “paradosso del reddito”: le famiglie umbre sono mediamente più ricche di quelle del resto del Paese, ma questa ricchezza non è generata da nuovo valore produttivo. È un equilibrio derivato, sostenuto da pensioni, trasferimenti pubblici e rendite immobiliari. Un modello, avvertono i ricercatori, intrinsecamente vulnerabile.

Sul fronte demografico, poi, il quadro è da allarme rosso. Dal 2013 a oggi la regione ha perso oltre 40mila abitanti. Il tasso di fecondità è crollato a 1,11 figli per donna. E la fuga dei giovani è un’emorragia: oltre 900 under-40 hanno lasciato l’Umbria verso l’estero o il Nord Italia nel solo 2024. “Trappola di basso sviluppo” la chiama il Rapporto. Parole che pesano come macigni.

Lavoro che invecchia, laureati sottoutilizzati e un benessere fragile

Il mercato del lavoro, pur crescendo numericamente, mostra segnali di cedimento strutturale. Il 43,7 per cento degli occupati ha superato i 49 anni. Il lavoro indipendente è salito al 23,5 per cento, ma in molti casi si tratta di auto-impiego adattivo, parasubordinato, precarietà camuffata. E i giovani laureati? Uno su quattro (il 25,5 per cento) è “sovraistruito”, impiegato in mansioni che non richiedono il titolo di studio conseguito. Uno spreco di capitale umano che fa male al futuro.

E poi c’è il capitolo coesione sociale, tradizionalmente un punto di forza dell’Umbria. Ebbene, anche lì emergono crepe. L’indice di disuguaglianza (Gini) è peggiorato. E ci sono indicatori che fanno riflettere, come i tassi di suicidio stabilmente superiori alla media nazionale, la diffusione del gioco d’azzardo (gli umbri bruciano il 2,2 per cento dei propri redditi) e un aumento dei disturbi d’ansia e stress tra i giovani.

“L’Umbria produce conoscenza, capitale umano e coesione”, ha concluso Damiani“ma deve rafforzare la capacità di trasformare queste risorse in valore economico, innovazione, lavoro qualificato e sviluppo”. Parole che suonano come un’istruzione per l’esecutivo regionale. Perché, come ha ricordato la presidente Proietti nella sua chiusura, non c’è tempo da perdere. L’Umbria tiene, sì. Ma per non restare a guardare mentre il mondo corre, serve una svolta. E subito.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE