06 Jan, 2026 - 16:35

Umbria, polizia penitenziaria in lutto: è morto Massimo Di Angelantonio, assistente capo coordinatore

Umbria, polizia penitenziaria in lutto: è morto Massimo Di Angelantonio, assistente capo coordinatore

Lutto nella Polizia penitenziaria umbra per la scomparsa di Massimo Di Angelantonio, 49 anni, assistente capo coordinatore in servizio presso l’istituto penitenziario di Vocalo Sabbione. La notizia della morte è stata diffusa dal Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, e ha immediatamente suscitato un’ondata di commozione e cordoglio tra colleghi, operatori del comparto e rappresentanti delle istituzioni.

Il ricordo del Sappe: "Un vuoto incolmabile"

A dare voce al cordoglio dell’organizzazione sindacale è stato il segretario regionale del Sappe, Fabrizio Bonino, che ha affidato a una nota ufficiale parole dense di commozione . “La dipartita improvvisa di Massimo ha colpito al cuore l’intera comunità professionale, lasciando un vuoto incolmabile e uno sgomento profondo tra tutti i colleghi che, quotidianamente, hanno avuto il privilegio di condividerne il percorso”, ha scritto Bonino.

Un messaggio che restituisce chiaramente la portata della perdita, andando oltre il profilo professionale per restituire la dimensione profondamente umana di Di Angelantonio. Un uomo stimato e rispettato, il cui legame con i colleghi e con l’istituto di servizio era fatto di collaborazione, fiducia reciproca e senso di appartenenza, valori che oggi rendono ancora più doloroso il vuoto lasciato dalla sua improvvisa scomparsa.

Professionalità, dedizione e qualità umane

"Massimo - prosegue Bonino - era stimato da tutti per le sue indiscutibili doti professionali, per la dedizione al delicato servizio e, soprattutto, per le sue straordinarie qualità umane: la disponibilità, l’onestà intellettuale e il senso del dovere che lo hanno sempre distinto ne facevano un punto di riferimento e un esempio per l’intera comunità del carcere di Terni”.

La vicinanza alla famiglia

Nel messaggio del sindacato non manca il pensiero rivolto ai familiari, colpiti da una perdita definita “ingiusta e prematura”. “In questo momento di immenso dolore - scrive ancora Bonino - i pensieri e il sostegno più sentito vanno alla moglie, ai suoi due giovanissimi figli e a tutta la famiglia”. Un passaggio che sottolinea come, dietro la divisa, vi fosse un uomo, un padre e un marito, il cui vuoto si avverte ben oltre l’ambito professionale.

"Il suo ricordo resterà indelebile"

La nota del Sappe si chiude con parole che racchiudono il senso più profondo di una perdita collettiva e difficilmente colmabile. “La scomparsa di Massimo è una perdita per tutta la Polizia Penitenziaria umbra. Il suo ricordo, il suo impegno e il suo sorriso resteranno indelebili nella memoria di chi ha avuto l’onore di conoscerlo e di lavorare al suo fianco”, si legge nel messaggio conclusivo del sindacato.

Il ruolo e l’eredità professionale

Nel suo incarico di assistente capo coordinatore, Massimo Di Angelantonio svolgeva funzioni di elevata responsabilità, contribuendo alla gestione quotidiana dell’istituto e al coordinamento del personale. Un ruolo che richiede competenze tecniche, capacità decisionali e una costante attenzione alle dinamiche umane che caratterizzano la vita carceraria.

Colleghi e rappresentanti sindacali sottolineano come la sua esperienza e il suo approccio al lavoro abbiano rappresentato un valore aggiunto per l’intera struttura, in un settore in cui professionalità e stabilità emotiva sono elementi imprescindibili.

Un addio che interpella il presente

La scomparsa di Massimo Di Angelantonio lascia un segno profondo e duraturo nella Polizia penitenziaria umbra, andando ben oltre il dolore immediato per la perdita di un collega stimato. Il suo percorso professionale, improntato a dedizione, correttezza e profonda umanità, viene oggi indicato come un’eredità morale da custodire e trasmettere, soprattutto in una fase storica in cui il sistema penitenziario è chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse.

Nel cordoglio diffuso che attraversa il corpo e le rappresentanze sindacali, resta il ricordo di un uomo che ha svolto il proprio servizio con autentico senso dello Stato, nel rispetto delle persone e delle istituzioni. Un impegno quotidiano, spesso silenzioso ma essenziale, che ha contribuito alla tenuta del tessuto civile e democratico, lasciando un esempio che continua a parlare al presente e al futuro della Polizia penitenziaria.

AUTORE
foto autore
Francesco Mastrodicasa
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE