19 Jan, 2026 - 17:30

Auri Umbria, un piano da 141,6 milioni per la sicurezza idrica: 137 km di nuovi acquedotti e lotta alle perdite

Auri Umbria, un piano da 141,6 milioni per la sicurezza idrica: 137 km di nuovi acquedotti e lotta alle perdite

La partita si gioca su un bando nazionale da 6 miliardi, e l’Umbria non intende restare a guardare. Con una mossa preparata nei dettagli, la Regione punta a conquistare finanziamenti statali per un piano da 141,6 milioni di euro che ha un obiettivo primario e non più rinviabile: garantire la sicurezza idrica di fronte a reti sempre più fragili. Il Consiglio Direttivo dell’Auri (Autorità umbra rifiuti e idrico) ha approvato i progetti che saranno inviati al Ministero, puntando dritto al Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali per la Sicurezza del Settore Idrico (PNIISSI). La strategia è chiara: mettere in sicurezza l’infrastruttura, arginare lo spreco di una risorsa vitale e solo in una seconda fase rispondere alle sfide più ampie del climate change e della crescente siccità. Una priorità d’azione dettata da dati impietosi sulle perdite di rete, che l’intervento vuole ridurre in maniera drastica.

Il cuore del piano: 60 milioni per 137 km di nuove condotte e il taglio delle dispersioni

La battaglia per la sicurezza idrica si vince innanzitutto sotto terra, nella rete di distribuzione. Per questo la voce di spesa più corposa, 60 milioni di euro, è interamente dedicata al potenziamento della resilienza attraverso la sostituzione di circa 137 chilometri di condotte ammalorate. Un intervento chirurgico e capillare che interesserà comuni come Sigillo, Montone, Bastia Umbra, San Venanzo e Castiglione del Lago. “L’obiettivo è ridurre in modo significativo le dispersioni lungo la rete e recuperare una parte rilevante della risorsa oggi perduta”, spiegano i tecnici. È la premessa indispensabile per ogni discorso successivo sulla tutela della risorsa: prima di parlare di nuove sorgenti o invasi, bisogna fermare l’emorragia che indebolisce il sistema e ne mina l’affidabilità per migliaia di cittadini.

Terni, il doppio intervento strategico: dall’acquedotto Scheggino-Terria alla dorsale di Pentima

Il territorio ternano rappresenta un altro snodo critico su cui il piano investe in modo mirato. Due gli interventi cardine. Il primo è il completamento funzionale dell’acquedotto Scheggino–Terria, per il quale sono stati stanziati 6,6 milioni di euro. L’opera consentirà il collegamento di nuovi pozzi al serbatoio “Terria”, alleggerendo la pressione sulla conca ternana e diversificando le fonti di approvvigionamento. Il secondo, da 8 milioni di euro, riguarda la completamento dell’interconnessione dei sistemi idrici Ternano-Amerino con Terni centro città, attraverso una dorsale che partirà dal serbatoio di Pentima. Questo duplice approccio – potenziamento della captazione e creazione di reti interconnesse – è la risposta tecnica per rendere il servizio più robusto e pronto a gestire criticità improvvise.

Foligno e la Valle Umbra: dal potabilizzatore del Chiascio al riordino degli assi portanti

Il fronte orientale della sicurezza idrica regionale si concentra sull’area di Foligno e della Valle Umbra. Qui, 10 milioni di euro sono destinati al cruciale riordino del sistema idrico presso il potabilizzatore del Chiascio. A questi si sommano oltre 26 milioni per l’ottimizzazione delle infrastrutture a servizio dei sistemi di captazione e riserva di Foligno, strutture complementari al progetto “Umbria Resiliente”. Infine, un investimento ingente da 30,8 milioni di euro mira alla rifunzionalizzazione e al potenziamento degli assi portanti dell’acquedotto Valle Umbra, intervenendo su nodi critici a Giano dell’Umbria, Bevagna e Montefalco. Sono interventi strutturali che vanno a sanare punti deboli noti, la cui inefficienza metterebbe a rischio vaste aree territoriali.

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Il presidente dell’Auri, Andrea Sisti, sottolinea il ruolo di coordinamento svolto dall’Autorità: “L’AURI ha curato i lavori di coordinamento tra i vari gestori, garantendo che la proposta fosse in linea con la programmazione regionale e con le necessità dei territori”. Ora la sfida si sposta a Roma, dove il MIT valuterà le richieste di finanziamento. Per l’Umbria, questo maxi-piano rappresenta la chiave di volta per trasformare la sicurezza del servizio idrico da emergenza annunciata a diritto garantito, ponendo le basi per affrontare con maggiore solidità anche le sfide climatiche dei prossimi decenni.

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Federico Zacaglioni
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