Qualche rimostranza c'era già stata ma ora che in Umbria l'approvazione del nuovo Testo Unico sulla cultura e sull'impresa creativa è realtà, l'opposizione torna all'attacco su tutta la linea. Perché quella legge, sostengono i consiglieri di minoranza, "è una grande occasione mancata". In una nota congiunta Paola Agabiti, Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega Umbria), Andrea Romizi e Laura Pernazza (Forza Italia) e Nilo Arcudi (Tp-Uc) criticano aspramente la legge approvata ieri dall’Aula a maggioranza e, nero su bianco, passano al setaccio una serie di problematiche rispetto alle quali il testo non sarebbe adeguato.
Il provvedimento viene definito "confuso, privo di visione e incapace di rispondere alle reali esigenze del settore culturale umbro". Nel mirino ci sono, scrivono i consiglieri, la mancata introduzione di innovazioni, le minori risorse per i luoghi della cultura e l'assenza di strumenti di valorizzazione.
"Non siamo di fronte né a un reale riordino né a una semplificazione normativa – proseguono – al contrario, il testo finisce per depotenziare esperienze legislative che negli anni erano diventate modelli virtuosi anche fuori regione". A pesare, in particolare, è la legge sulle manifestazioni e rievocazioni storiche introdotta durante l'amministrazione Tesei e "oggi ridotta a un solo articolo". Quest'ultima era stata approvata all'unanimità a luglio 2024 impegnando il governo regionale a garantire un "adeguato e stabile sostegno" alla realizzazione di tali iniziative, molto radicate e diffuse sul territorio umbro, anche nella direzione del turismo sostenibile.
"L’assessore Tommaso Bori - proseguono i consiglieri - non si è inventato assolutamente nulla. Abbiamo ribadito più volte che temi come spettacolo dal vivo e welfare culturale erano stati impostati dalla precedente legislatura fin dal 2020-2021" spiegano. Gli stanziamenti per la cultura c'erano già dalla precedente amministrazione e sono stati "ereditati" da quella attuale, asseriscono.
"La giunta precedente ha lasciato 10 milioni di euro di fondi FSC per gli attrattori culturali, oltre a 5,4 milioni dell’azione 4.6.1 del FESR destinati alla riqualificazione e valorizzazione di beni culturali e spazi pubblici. Sempre attraverso il FESR - aggiungono - erano stati previsti 10 milioni sull’azione 1.3.4 per sostenere le imprese culturali e creative tramite i bandi per lo spettacolo dal vivo, risorse che hanno ancora una disponibilità residua di 3,2 milioni di euro. Risorse già individuate e programmate dalla precedente amministrazione regionale, non certo introdotte da questa riforma né tantomeno dall’assessore Bori" affondano.
Altro nodo del nuovo Testo Unico riguarda i musei privati nella cui gestione "si ravvisano sia criticità che carenze". In particolare nella "illegittima omologazione dei musei privati ai musei pubblici", un passaggio che comporta "il conseguente indebito assoggettamento dei musei privati agli standard e ai percorsi previsti dalla legge dello Stato per i soli musei pubblici. Una malcelata considerazione dei musei privati come soggetti minori anziché meritori per il loro apporto alla cultura generale". Ma non c'è solo questo, l'altra questione fa riferimento più in generale i luoghi della culura - musei, biblioteche, ecomusei - che "rischiano di avere meno risorse rispetto al 2024, stante anche la totale assenza di strumenti di verifica e valutazione".
Nel mirino dell'opposizione fortemente attaccato è proprio quest'ultimo punto, ovvero il mancato inserimento di una clausola valutativa che, concludono è "indice di una incultura istituzionale di base e forte carenza di senso della democrazia. Impedire qualsiasi possibilità di valutare a posteriori i risultati di questo rimaneggiamento in peius della materia fa emergere, più di qualsiasi altra spiegazione, quale scarsa considerazione abbia questa giunta della trasparenza e del merito, sacrificati per l’ennesima volta dalla sinistra".