La Giunta regionale dell'Umbria ha chiuso il cerchio su una riforma attesa per anni. Con l'adozione definitiva della nuova legge organica sulla cultura, l'esecutivo guidato da Stefania Proietti abroga una decina di norme precedenti e riscrive le regole del gioco per festival, teatri, biblioteche e imprese creative. Il cuore dell'operazione è finanziario: il provvedimento mette in moto 31 milioni di euro tra fondi regionali, nazionali ed europei per il triennio 2026-2028. Ma la scommessa, spiega il vicepresidente con delega alla Cultura Tommaso Bori, è anche politica: trasformare il settore da oggetto di tutela a motore di sviluppo economico e sociale. "Questo non vuole essere un restyling normativo", chiarisce Bori, "ma rappresenta il nuovo respiro di una Regione che inizia a muoversi come un unico ecosistema".
L’obiettivo, come spiega il vicepresidente con delega alla Cultura Tommaso Bori, è superare la logica degli interventi a spot per restituire “un quadro sistemico” a un territorio che si candida a diventare un laboratorio creativo diffuso, dove anche fumetti e manga - la “nona arte” - ottengono pari dignità e i live club vengono riconosciuti come presidi fondamentali per la musica contemporanea.

La genesi di questa riforma è stata tutto tranne che una scrittura a porte chiuse. Per mesi, l’assessorato guidato da Bori ha battuto il territorio in un confronto aperto che è culminato lo scorso novembre a Terni con la “Chiamata alle arti”, un evento partecipativo inserito nel programma di UmbriaLibri che ha visto operatori, amministratori e cittadini sedersi intorno a tavoli tematici . Un metodo che il vicepresidente rivendica con forza: “Questo non vuole essere un restyling normativo, ma rappresenta il nuovo respiro di una Regione che non procede a compartimenti stagni, ma inizia a muoversi come un unico ecosistema”.
Il testo approvato non è quindi calato dall’alto, ma è il frutto di un ascolto che Bori definisce fondamentale “per dare gambe alle grandi realtà culturali che operano in Umbria, terra naturalmente vocata per la cultura”. L’ascolto, in questo caso, ha prodotto scelte precise. Una delle più significative è la distinzione introdotta tra le grandi manifestazioni di rilievo nazionale e internazionale e le realtà emergenti. “Questa è una distinzione voluta proprio per dare alle nuove realtà la possibilità di crescere”, sottolinea il vicepresidente, indicando la volontà di non schiacciare i germogli sotto il peso degli alberi più grandi.

Il cuore pulsante della riforma è finanziario, ma l’architettura messa in campo dalla Regione cerca di evitare le vecchie trappole della precarietà. Il nuovo Fondo regionale per la cultura mette subito sul piatto 9 milioni di euro per il triennio 2026-2028, risorse umbre che si vanno a sommare a una strategia più ampia . Dal Fondo europeo di Sviluppo regionale (Fesr) arrivano 5,4 milioni per bandi dedicati alla rigenerazione degli attrattori culturali, mentre il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) destina altri 10 milioni ai beni culturali. Completano il quadro 6 milioni del Fesr per sostenere le imprese culturali e creative.
Non è solo una questione di quantità, ma di qualità dell’intervento. “Il provvedimento nasce per dare da una parte dignità a chi opera nel settore, ma anche per rendere la cultura un diritto effettivamente fruibile da ogni cittadino, abbattendo non solo le barriere fisiche, ma anche quelle economiche e sociali”, spiega Bori. Un passaggio, quest’ultimo, che introduce il concetto di welfare culturale come pilastro dell’azione pubblica, allineando l’Umbria agli obiettivi dell’Agenda 2030. La cultura diventa così una leva di inclusione e coesione sociale, capace di generare benessere e di contrastare le disuguaglianze .

La legge, tuttavia, non si esaurisce nel portafoglio. L’impianto normativo introduce una serie di strumenti operativi pensati per fotografare e orientare in tempo reale il settore. Nasce l’Osservatorio regionale della cultura, affiancato da una banca dati delle imprese culturali coordinata con i livelli nazionali. Viene istituito un Laboratorio permanente per una regione creativa, con l’obiettivo di fare da stimolo costante all’innovazione. Tra le novità che hanno suscitato maggiore interesse negli operatori, spicca il riconoscimento formale dei live club come spazi essenziali per la musica contemporanea e l’inserimento della nona arte – fumetti e manga – nell’alveo delle forme artistiche tutelate e promosse.
Un segnale, quest’ultimo, che era già stato anticipato dalla partecipazione della Regione Umbria a Lucca Comics & Games lo scorso ottobre, dove Bori aveva dichiarato l’intenzione di investire sul mondo delle “nuvole” . Una scelta che guarda ai linguaggi contemporanei e ai giovani, riconoscendo la forza culturale di un settore trainante dell’industria creativa.
Il nuovo Testo unico, come è stato definito, mette ordine in un groviglio di norme che si erano stratificate negli anni. Il perimetro delle azioni è vasto e copre beni culturali materiali e immateriali, spettacolo dal vivo, imprese culturali e creative, lettura ed editoria, arte contemporanea e rigenerazione urbana . Particolare attenzione è riservata alle aree interne, con l’obiettivo di fare della cultura un fattore di sviluppo anche per i territori più fragili.
Sul fronte dell’editoria, viene istituito un Piano regionale per la lettura e l’editoria che prevede misure specifiche per le librerie indipendenti e per la presenza dell’Umbria nei festival nazionali e internazionali. Per lo spettacolo dal vivo, l’attenzione si concentra sulle residenze artistiche e sui progetti multidisciplinari rivolti alle nuove generazioni. Infine, un capitolo importante è dedicato all’arte contemporanea, al design e all’arte pubblica come strumenti per il riuso culturale degli spazi dismessi: la creatività diventa così motore di rigenerazione urbana e sviluppo locale.
L’investitura ufficiale della Giunta trasforma ora questo percorso in legge dello Stato. Per l’Umbria, regione che da sempre vive di un patrimonio denso e diffuso, si apre una fase nuova. Quella in cui la cultura, da bene da preservare, diventa ufficialmente un motore di sviluppo. Con un “nuovo respiro” che, nelle intenzioni di chi l’ha pensata, non dovrà essere solo una bella metafora.