26 Feb, 2026 - 14:30

Maxi frode fiscale con fatture false per 35 milioni. Si indaga anche in Umbria

Maxi frode fiscale con fatture false per 35 milioni. Si indaga anche in Umbria

Un giro da oltre 35 milioni di euro con più di 200 imprese coinvolte in cinque regioni italiane fra cui l'Umbria insieme a Sicilia, Lombardia, Veneto, Lazio e Puglia. Sarebbero almeno duemila le fatture false emesse da sette società "cartiere" inesistenti intestate, naturalmente, a dei prestanome. In totale sono indagate, a vario titolo, 18 persone e 13 società con le accuse di frode fiscale e omessa dichiarazione. Sono queste le dimensioni della presunta maxi frode fiscale con propaggini anche nel cuore verde d'Italia. A scoperchiare il vaso di Pandora è stata la Guardia di Finanza di Agrigento con l'indagine coordinata dalla Procura di Sciacca che si è avvalsa anche della collaborazione del locale reparto territoriale dei Carabinieri. 

Un raggiro complesso. Il "regista" è un cittadino di Agrigento

Al centro ci sarebbero le sponsorizzazioni per delle gare di rally automobilistici. Le società "cartiere" di questo sistema fingevano rapporti di sponsorizzazione all'unico scopo di ottenere costi fittizi per abbattere il reddito. Il "regista" della frode milionaria, secondo l'accusa, sarebbe un cittadino di Agrigento, considerato la mente del raggiro. Come funzionava il meccanisco fraudolento? Lui tratteneva l'Iva delle fatture false, oltre ad una "commissione", che andava dal 5 al 14% sugli importi indicati nei falsi documenti fiscali. Fattura dopo fattura, si è arrivati alla notevole cifra di 35 milioni di euro.

Gli inquirenti hanno portato alla luce il complesso sistema mettendo a confronto movimentazioni bancarie e fatture, oltre a mettere in campo intercettazioni e pedinamenti. Ma non ci sarebbe "solo" l'evasione. Nei confronti dell'uomo indagato è anche scattata l'accusa di autoriciclaggio dal momento che avrebbe reinvestito parte del presunto illecito profitto in un'impresa nel Nord Italia.

Ingente anche la quantità di denaro contante nella sua disponibilità. Durante una perquisizione gli sono stati sequestrati 305mila euro in contanti, di cui 225mila in banconote suddivise in mazzette, etichettate all'interno di sacchetti sottovuoto e occultate nell'intercapedine di un sottoscala.

L'indagato ha già chiesto il patteggiamento. Confiscate una villa e auto di lusso

L'indagato ha già chiesto di avere accesso al patteggiamento previa confisca dei beni per un valore di circa tre milioni di euro inclusa una villa di lusso nell'Agrigentino e quattro auto di grossa cilindrata. Le indagini vanno avanti e si procede anche con i controlli nelle società coinvolte. Verso quelle di Sciacca le Fiamme Gialle hanno già eseguito mirate verifiche fiscali. Nel frattempo sono state inviate le dovute comunicazioni ai reparti della Guardia di Finanza competente per i vari territori intrecciati nella frode al fine di espletare le verifiche sulle società che si sono avvalse delle false fatture per la constatazione delle violazioni tributarie. 

L'anno scorso la frode sui crediti d'imposta da oltre 100 milioni

A febbraio dell'anno scorso l'Umbria era stata interessata da un'altra maxi frode fiscale del valore complessivo di circa 104 milioni di euro. L'operazione 'Ombromanto', questo il nome - una citazione da 'Il Signore degli Anelli' - era partita da Reggio Emilia. 87 le persone fisiche, quattro le società coinvolte e ben 179 persone iscritte nel registro degli indagati che avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione criminale dedita alla perpetrazione di reati tributari. Molto estese le dimensioni con ramificazioni anche nelle due province umbre, Terni e Perugia, più altre 26 province italiane da Nord a Sud, incluse Milano, Torino, Verona, Firenze, Napoli, Taranto e Trapani. 

Anche in quel caso il meccanismo fraudolento si basava sull'emissione di fatture fasulle. Le indagini avevano rivelato che l'organizzazione aveva creato un sistema per riscuotere illecitamente i crediti d'imposta. Attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e la creazione di società fittizie, i responsabili della frode riuscivano così a compensare illecitamente debiti fiscali, sottraendo milioni di euro all’erario.

AUTORE
foto autore
Sara Costanzi
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE