14 Feb, 2026 - 10:50

Umbria, il lavoro è sempre più straniero: quattro imprese su dieci assumono immigrati

 Umbria, il lavoro è sempre più straniero: quattro imprese su dieci assumono immigrati

Il cantiere edile che non trova muratori, la struttura ricettiva che cerca personale di sala per la stagione, l'azienda manifatturiera che ha bisogno di operai specializzati. Nel 2026, in Umbria, la soluzione a queste ricerche porta sempre più spesso un cognome straniero. Il lavoro nella regione parla un linguaggio multietnico e i numeri diffusi dalla Camera di Commercio dell'Umbria, elaborati dal sistema Excelsior, certificano un cambiamento ormai strutturale: quattro imprese su dieci tra quelle che assumono cercano personale immigrato e un'assunzione su quattro è destinata a lavoratori stranieri. Una percentuale, quest'ultima, che sale al 25,2% , superando la media nazionale ferma al 23,4% . L'avvio del 2026, intanto, si apre con una tenuta del mercato del lavoro a febbraio (quasi 5mila ingressi programmati), ma con una frenata nel trimestre febbraio-aprile, sebbene meno pesante rispetto al crollo nazionale. Il paradosso? Più della metà di questi profili (51,6% ) è già considerata “introvabile”.

Il perimetro della domanda: quasi 9mila aziende cercano personale straniero

Il primo dato da mettere a fuoco è il perimetro reale del fenomeno. Non si tratta di un'inclinazione generalizzata di tutto il tessuto produttivo, ma di una tendenza fortissima all'interno del mercato del lavoro attivo. Nel 2024, in Umbria, sono poco più di 22mila le imprese che hanno dichiarato di voler effettuare nuove assunzioni. Di queste, 8.750 aziende hanno programmato l'ingresso di lavoratori stranieri. La percentuale del 39,7% si riferisce esclusivamente a questo sottoinsieme dinamico: significa che quasi quattro imprese su dieci, tra quelle che cercano personale, prevedono di ricorrere alla manodopera immigrata.

Un dato che proietta l'Umbria all'ottavo posto in Italia per incidenza, stabilmente sopra la media nazionale del 34,4% . “I numeri confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo, sottolinea Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell'Umbria. Davanti alla regione ci sono solo territori del Centro-Nord con mercati storicamente più dinamici, mentre il Mezzogiorno arranca. La richiesta, ormai, non è più episodica o legata alle sole campagne di raccolta agricola, ma attraversa trasversalmente manifatturacostruzioniturismo e servizi alla persona.

L'incidenza sul totale: un'assunzione su quattro è per un lavoratore immigrato

Se si passa dal numero di imprese al volume di ingressi, la fotografia diventa ancora più nitida. Nel 2025 le imprese umbre hanno programmato 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri. Un numero che, rapportato al totale delle assunzioni previste, pesa per il 25,2% . In altri termini, un nuovo contratto su quattro viene firmato da un cittadino immigrato. La media italiana si ferma al 23,4% , posizionando l'Umbria al nono posto nella graduatoria nazionale.

Il ricorso al lavoro straniero non è quindi una soluzione residuale per tappare buchi dell'ultimo minuto. È una componente ordinaria della domanda. E non riguarda soltanto le mansioni a bassa qualifica. In diversi comparti, la richiesta si estende a figure tecniche e specializzate, segno che il fabbisogno si è ormai distribuito lungo l'intera catena produttiva. “Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, aggiunge Mencaroni“significa che la competitività dell'Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze.”

La frenata del trimestre e il nodo della reperibilità

Guardando all'attualità del 2026, il quadro presenta luci e ombre. Il mese di febbraio si apre con una tenuta: le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, in linea con l'anno precedente e in controtendenza rispetto al saldo negativo nazionale. Un segnale di resilienza. Tuttavia, osservando il trimestre febbraio-aprile, si registra una flessione: si passa da 18.100 a 16.820 assunzioni programmate, con un calo del 7,1% rispetto al 2025.

Un dato che va contestualizzato. Il calo umbro è molto meno pesante di quello nazionale, che tocca il -18,5% , e indica più una prudenza diffusa che un arretramento vero e proprio. Il vero tallone d'Achille, però, resta l'incontro tra domanda e offerta. A febbraio, ben il 51,6% delle assunzioni programmate è giudicato di “difficile reperimento”. Più di una su due. “Il 51,6% di profili difficili da reperire -commenta il presidente della Camera di Commercio - ci dice che il vero nodo è l'incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento".

Una componente strutturale da monitorare

In una regione segnata dall'invecchiamento demografico e dalla riduzione della forza lavoro disponibile, la presenza di lavoratori stranieri, anche tra i profili più qualificati, non è più una variabile accessoria. È una componente ordinaria dell'equilibrio occupazionale“Ora serve rafforzare formazioneorientamento e politiche attive, conclude Mencaroni“perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire".

I numeri dicono che la domanda c'è, strutturata e persistente. Nel complesso, i dati delineano una regione in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale della domanda di personale: quasi 18mila ingressi l'anno, una quota superiore alla media nazionale sia per numero di imprese coinvolte sia per incidenza sulle assunzioni complessive. La risposta, in termini di politiche e integrazione, dovrà essere all'altezza.

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Federico Zacaglioni
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