L’Umbria sul podio del drappello delle regioni italiane con la forza lavoro dipendente privata più anziana: età media a 42,55 anni, terza dopo Basilicata e Molise, con Terni seconda provincia nazionale a 43,61 anni.
Dietro la facciata di un territorio verde e a misura d’uomo, l’Umbria custodisce una delle sfide più complesse per il suo futuro produttivo: una forza lavoro che invecchia a ritmi più sostenuti che in gran parte d’Italia. Il quadro, scattato dall’Ufficio studi della CGIA sui dati INPS 2024, è netto. La regione si piazza sul podio delle aree con i dipendenti del settore privato più maturi, con un’età media di 42,55 anni, superata solo da Basilicata (42,93) e Molise (42,65). E all’interno dei confini regionali, emerge una frattura generazionale che disegna due realtà distinte, con Terni che rappresenta un vero e proprio caso nazionale.
La provincia di Terni, con i suoi 54.920 dipendenti privati, ha un’età media di 43,61 anni, secondo dato più alto in Italia dopo Potenza (43,63). Praticamente un lavoratore su tre (il 37,4%) ha superato la soglia dei cinquant’anni, un valore che supera di quasi cinque punti percentuali la media italiana (32,7%) e di oltre tre punti quella umbra complessiva (34,1%). Una fotografia che colloca il territorio ternano più in linea con le dinamiche demografiche critiche di alcune aree del Mezzogiorno che con quelle del Centro Italia.

L’Umbria nel suo complesso conta 236.820 dipendenti privati. Di questi, 80.650 hanno più di 50 anni. Se la regione si posiziona terza per età media, sale al quarto posto nazionale per incidenza degli over 50 sul totale degli occupati (34,1%), preceduta solo da Friuli-Venezia Giulia (35,7%), Liguria (35,6%) e Basilicata (35,1%). Un dato che racconta di scarsi ricambi generazionali e di un sistema produttivo che fatica ad attrarre giovani.
“L’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico: è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese”, si legge nell’analisi della CGIA, che sottolinea come il fenomeno rischi di innescare una vera e propria “trappola demografica”. Con l’uscita dei lavoratori più anziani, si disperde quel “capitale umano invisibile” fatto di competenze tacite, conoscenze di processo e relazioni consolidate con clienti e fornitori, determinante per la competitività delle imprese, soprattutto di piccole dimensioni.
Ma l’Umbria non è uniforme. Mentre Terni tocca picchi record, la provincia di Perugia mostra un profilo meno estremo, seppur sempre sopra la media nazionale. Con 181.900 dipendenti privati, Perugia registra un’età media di 42,23 anni e una quota di over 50 pari al 33,1%. “Perugia mostra indicatori superiori alla media italiana ma più allineati alle regioni del Centro-Nord – si evidenzia –, segnali di una struttura sì matura ma ancora relativamente equilibrata tra generazioni”.

La situazione di Terni è quindi quella di un’area che estremizza una tendenza nazionale. Il problema, come sottolineano gli analisti, non è solo statistico. “Qui il restringimento della fascia 25-44 anni si traduce in un corpo intermedio aziendale più assottigliato, con il rischio di un passaggio generazionale concentrato in pochi anni, difficilmente gestibile senza un investimento mirato su formazione, attrazione di giovani e politiche attive del lavoro”.
Il rischio è duplice. Da un lato, la perdita di know-how e di capacità produttiva quando i lavoratori più esperti andranno in pensione. Dall’altro, un freno all’innovazione. “Aziende con un’età media elevata tendono ad adottare più lentamente nuove tecnologie e modelli organizzativi. La digitalizzazione procede a macchia di leopardo, l’automazione viene rinviata”, si legge ancora nel rapporto. In un’economia sempre più basata su produttività e conoscenza, questo ritardo diventa cumulativo e mina la competitività futura.
La sfida per l’Umbria, e per Terni in particolare, è dunque trasformare l’attuale patrimonio di esperienza da potenziale fattore di fragilità a leva per un rilancio. Serviranno politiche capaci di favorire il trasferimento di competenze, di attrarre nuovi talenti e di supportare le imprese, soprattutto le piccole e medie che costituiscono il tessuto portante del territorio, nell’adottare modelli organizzativi e tecnologici più adatti a una forza lavoro multigenerazionale. Il tempo a disposizione, stando ai numeri, non è infinito.
