18 Mar, 2026 - 19:15

Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid. Proietti: "La memoria è responsabilità pubblica"

Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid. Proietti: "La memoria è responsabilità pubblica"

Era il 18 marzo 2020 quando da una Bergamo deserta e spettrale partì una lunga colonna di camion militari. Trasportavano le bare dei morti di Covid che non potevano essere sepolti nel cimitero cittadino perché ormai non c'era più posto. Quell'immagine è diventata il simbolo dell'epidemia che in un'Italia attonita e spaventata mostrava tutta la sua devastante tragedia. Un virus di cui allora ancora si sapeva poco, che sembrava colpire indiscriminatamente e che portava via, una dopo l'altra, tante vite. 

Quel 18 marzo è stato il giorno più doloroso e dal 2021 è diventato 'Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid'. Una ricorrenza istituita per onorare la memoria di chi ha perso la vita e per ricordare il sacrificio di coloro - operatori sanitari, volontari e di tutte le persone - che hanno garantito la tenuta del Paese nei momenti più complessi dell’emergenza. In questa data anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, si è unita al ricordo.

Proietti: "Una ferita che ha attraversato famiglie, territori e istituzioni"

"La memoria di ciò che abbiamo vissuto è una responsabilità pubblica. Ricordare le vittime del Covid significa rinnovare ogni giorno l’impegno delle istituzioni a tutela della salute, della dignità e della vita delle persone" così ha affermato oggi la governatrice.

Sono state oltre 190mila le vittime dell’epidemia di coronavirus in Italia, terzo Paese in Europa per numero di decessi. Il nostro è stato anche uno dei primi Paesi europei ad essere colpito dal Covid e dal marzo 2020 cominciarono le chiusure. Da lì si è aperto un lungo periodo dove le restrizioni e le misure di sicurezza per evitare possibili nuovi contagi, sono diventate quotidiane tra mascherine, guanti, gel, igiene, distanze di sicurezza e uscite solo in caso di necessità. 

"Questa ferita ha attraversato famiglie, territori e istituzioni - ha affermato Proietti -. È una pagina che continua a interrogarci profondamente su come intendiamo costruire il nostro presente e il futuro. L’Umbria ha conosciuto il dolore, ma anche la forza della propria rete sanitaria, la dedizione straordinaria del personale medico e infermieristico, il valore della protezione civile e del volontariato". 

Salute bene primario. La necessità di garantire continuità negli investimenti

La presidente Proietti si è soffermata anche sul ruolo centrale del sistema sanitario pubblico e sulla necessità di proseguire con investimenti in prevenzione, innovazione e prossimità dei servizi. "La pandemia ricorda che la salute è un bene primario che richiede visione, competenza e capacità di programmazione. Rafforzare la sanità territoriale, integrare i servizi e garantire risposte tempestive ai cittadini è la priorità che guida ogni nostra scelta" ha osservato.

"Ricordare - ha sottolineato - è un atto che orienta le decisioni, che impone rigore e che ci chiede di essere all’altezza delle responsabilità istituzionali. Alle famiglie delle vittime va il pensiero più profondo e il rispetto dell’intera comunità regionale".

Un momento di raccoglimento e consapevolezza collettiva

I quasi due anni e mezzo della pandemia hanno segnato uno spartiacque, un prima e un dopo nettamente separati. Lungo e delicato il percorso per tornare alla normalità, con cautela e con attenzione, tra Dpcm e riaperture graduali. Una quotidianità che è stata riconquistata pezzo dopo pezzo con resilienza e tanta forza di volontà, con collaborazione e solidarietà, ma soprattutto con nuova consapevolezza.

La Giornata di oggi impone raccoglimento e riflessione, su quanto è accaduto, su quello che si può perdere e si è perso. "Custodire questa memoria significa rafforzare il senso civico e la coesione sociale - ha concluso la presidente Proietti - e significa riconoscere ciò che è accaduto per trasformarlo in un impegno concreto perché tragedie come quella vissuta non trovino mai più un sistema impreparato".

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Sara Costanzi
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