18 Mar, 2026 - 13:50

L’Umbria cambia volto: l’extralberghiero sorpassa gli alberghi e supera il 53% delle presenze nel 2025

L’Umbria cambia volto: l’extralberghiero sorpassa gli alberghi e supera il 53% delle presenze nel 2025

C'era una volta l'Umbria degli alberghi, dei grandi hotel e delle comitive organizzate. Oggi, quella foto sbiadisce nell'album dei ricordi. Nel 2025, per la prima volta da quando si raccolgono dati statistici in maniera organica, il turismo umbro cambia pelle in modo definitivo: il 53,3% delle presenze turistiche complessive - ovvero il numero di notti trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi - non transita più per le reception tradizionali, ma varca le soglie di ville in pietra, appartamenti nei centri storici, agriturismi sperduti sulle colline e locazioni turistiche gestite tramite piattaforme digitali. Sono oltre 4,2 milioni i pernottamenti in strutture extralberghiere, un volume che da solo supera abbondantemente l'intero movimento turistico regionale di vent'anni fa. Un sorpasso che non è una flessione congiunturale, ma l'esito di una mutazione strutturale raccontata nel dettaglio dall'indagine Il ruolo crescente dell'extralberghiero nel turismo umbro, curata da Giuseppe Coco, Responsabile Area di Ricerca “Mutamenti sociodemografici” dell'Agenzia Umbria Ricerche (AUR).

Un quarto di secolo di trasformazioni: da 1,7 a 4,2 milioni di presenze

Per comprendere la portata del fenomeno, bisogna sfogliare i dati come le pagine di un romanzo economico. All'alba del nuovo millennio, nel 2000, l'extralberghiero rappresentava un pezzo di contorno, fermo a circa 1,7 milioni di presenze - termine con cui gli statistici indicano le notti effettivamente trascorse dai viaggiatori - pari al 34% del totale. Una nicchia per pochi viaggiatori alternativi. Già nei primi anni Duemila, però, qualcosa comincia a muoversi: nel 2002 si sfonda il tetto del 40%, e nel 2007 si raggiunge il 46,3%. La crisi finanziaria del 2008 e il successivo decennio non arrestano la marcia: il comparto si stabilizza su valori prossimi al 50%, arrivando a lambire la soglia psicologica nel 2019 con il 49,9%.

Poi arriva la pandemia. Il biennio 2020-2021, come spiega l'analisi di AUR, introduce una discontinuità violenta. “In una fase di questo tipo - si legge nella ricerca - le variazioni sia assolute sia percentuali tra le diverse tipologie ricettive riflettono non solo le dinamiche dei singoli comparti, ma anche il ridimensionamento complessivo dei volumi e il diverso impatto delle limitazioni sulle modalità di soggiorno”. Mentre i grandi alberghi restano vuoti per le restrizioni, le case private e gli appartamenti offrono una risposta ai nuovi bisogni di sicurezza e isolamento. Nel 2022 e nel 2023, ormai svincolato dalla fase più acuta dell'emergenza sanitaria, l'extralberghiero si colloca stabilmente al di sopra della metà delle presenze complessive. Il dato del 2025, certificato dallo studio di Giuseppe Coco, non fa che consolidare una traiettoria ormai chiara: con 4,2 milioni di pernottamenti, il comparto è più che raddoppiato rispetto ai volumi di inizio millennio.

Parallelamente, anche gli arrivi turistici - il contatore delle persone che varcano la soglia di una struttura, siano esse italiane o straniere - raccontano una storia di crescita esponenziale. L'analisi condotta da Coco per AUR mostra il passaggio da una componente inizialmente minoritaria - circa 355 mila arrivi e il 18,6% del totale nel 2000 - a una realtà che nel 2025 supera 1,3 milioni di visitatori e rappresenta oltre il 43% dei flussi regionali. La soglia del milione di arrivi extralberghieri, valicata per la prima volta nel 2023, è oggi un ricordo lontano: nel biennio successivo la crescita prosegue fino a collocarsi oltre 1,3 milioni nel 2025, con un'incidenza percentuale che segna un differenziale di +6,1% rispetto al 2019.

La lettura congiunta di presenze e arrivi: il nuovo assetto dell'offerta ricettiva

Questa rivoluzione silenziosa non è solo questione di numeri, ma ridisegna la mappa dell'ospitalità umbra. Se un tempo l'albergo faceva da collettore nei centri urbani, oggi le locazioni turistiche e le case vacanza polverizzano l'offerta sul territorio, portando turisti anche nei borghi più piccoli e nelle aree interne, dove una struttura ricettiva tradizionale non avrebbe mercato per dodici mesi all'anno.

L'indagine AUR sottolinea come, nel primo quarto di secolo, si sia passati da una configurazione minoritaria a un assetto in cui l'extralberghiero è la spina dorsale del sistema. “La lettura congiunta delle presenze e degli arrivi extralberghieri nel periodo 2000-2025 - spiega il rapporto curato da Giuseppe Coco - evidenzia non soltanto un'espansione dei volumi, ma anche una progressiva ridefinizione del peso relativo di questa componente all'interno del sistema turistico regionale”. Tradotto: non siamo di fronte a una moda passeggera, ma a un nuovo paradigma dell'accoglienza. Dalle quote registrate nel 2000 - il 34% delle presenze e il 18,6% degli arrivi - si giunge nel 2025 al 53% delle presenze e al 43,4% degli arrivi. L'evoluzione delle quote percentuali, come spiega la ricerca, restituisce con particolare chiarezza la trasformazione intervenuta nel primo quarto del terzo millennio.

A certificare la solidità del trend arrivano anche i volumi assoluti: nel 2024 la quota si attesta al 52,6% e nel 2025 al 53,3%, con volumi che superano rispettivamente i 3,8 e i 4,2 milioni di presenze. L'andamento degli ultimi anni si colloca su livelli stabilmente superiori alla soglia del 50%, delineando una configurazione che appare coerente con la traiettoria di lungo periodo del comparto.

Per quanto riguarda gli arrivi, la dinamica più recente (2022-2025) appare coerente con il percorso di espansione delineatosi fin dall'inizio del Terzo millennio. Nel 2022 gli arrivi (961 mila) superano i livelli più elevati registrati prima della pandemia. L'anno successivo, per la prima volta nella storia turistica del comparto, si oltrepassa la soglia simbolica del milione di arrivi (1,088 milioni). Nel biennio successivo la crescita prosegue, fino a collocarsi oltre 1,3 milioni nel 2025.

Il ruolo crescente dell'extralberghiero: una trasformazione strutturale

Ma non è solo una questione di crescita quantitativa. La ricerca dell'Agenzia Umbria Ricerche diretta da Coco evidenzia come l'evoluzione delle quote percentuali restituisca con particolare chiarezza la trasformazione intervenuta. L'extralberghiero rappresenta oggi una componente strutturalmente rilevante del turismo umbro. La sua crescita si colloca all'interno dell'espansione complessiva dei flussi regionali - da poco più di 5 milioni di presenze nel 2000 a quasi 8 milioni nel 2025 - e contribuisce a delineare un assetto dell'offerta ricettiva più articolato rispetto a quello dell'inizio del terzo millennio.

A incidere su questo nuovo assetto è anche la permanenza media, ovvero il rapporto tra il numero di notti trascorse (presenze) e il numero di clienti arrivati (arrivi): un indicatore che aiuta a comprendere la natura dei flussi turistici e il loro impatto sul territorio. L'analisi dei dati nel periodo considerato mostra come la crescita degli arrivi extralberghieri sia stata proporzionalmente più sostenuta rispetto a quella delle presenze, segnalando una trasformazione anche nelle modalità di fruizione del territorio.

La dinamica degli ultimi venticinque anni, ricostruita minuziosamente da AUR, attraversa quattro fasi chiaramente distinguibili: una prima espansione all'inizio degli anni Duemila, seguita da un periodo di stabilizzazione su livelli più elevati; la brusca discontinuità del biennio pandemico e, a partire dal 2023, un nuovo salto di scala che colloca il sistema turistico regionale su una dimensione quantitativa diversa rispetto al passato. All'interno di questa traiettoria complessiva, l'extralberghiero ha giocato un ruolo da protagonista, trasformandosi da componente minoritaria a vera spina dorsale del turismo umbro.

Mentre l'orizzonte si allarga verso nuove campagne promozionali e strategie di destagionalizzazione, il dato certo certificato dallo studio di Giuseppe Coco è che l'Umbria del 2025 è una regione che vive di case private, di appartamenti sparsi nei vicoli e di agriturismi sulle colline. L'hotel non è più il re indiscusso, ma un primus inter pares in un ecosistema turistico che ha imparato a moltiplicarsi per cellule. La sfida, ora, è governare questa nuova complessità per far sì che la proliferazione dell'offerta diventi tessuto connettivo di un'economia sana e duratura.

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Federico Zacaglioni
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