05 Jun, 2026 - 07:30

Regione, si dimette il capo di gabinetto Oliverio: si ingolfa la macchina di Stefania Proietti tra tensioni interne e il calo nei sondaggi

Regione, si dimette il capo di gabinetto Oliverio: si ingolfa la macchina di Stefania Proietti tra tensioni interne e il calo nei sondaggi

I corridoi di Palazzo Donini restituiscono l'immagine di una cabina di regia improvvisamente scoperta. Nicodemo Oliverio non è più il capo di gabinetto della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Una rottura profonda, maturata nel silenzio delle ultime settimane e consumata sullo sfondo di rapporti fitti di tensioni tra l’ex parlamentare calabrese, chiamato ad essere l'uomo di fiducia dell’ex sindaca di Assisi e nuova governatrice, ma spesso tenuto ai margini. Rappresentante dell'ala popolare, riformista e moderata del PD, ex delfino di Franco Marini, si diceva che Oliverio avrebbe dovuto fare da guida alla crescita nazionale di Proietti, che nel frattempo si è ritrovata impantanata in problemi gestionali, cali di consenso e crescita di altre figure nazionali di riferimento nel campo largo.

Le dimissioni, secondo quanto trapela, sarebbero state rassegnate a metà marzo e ratificate formalmente con una delibera di giunta il primo aprile scorso e tenute sotto stretto riserbo, aprono un fronte delicatissimo nel nucleo strategico della Regione, a quasi due anni dall’insediamento della nuova amministrazione civico-progressista.

Chi è Oliverio, il suo ruolo di mediatore moderato nelle faccende più spinose e il ridimensionamento del mondo popolare

L’addio di Oliverio, 70 anni, apre una fessura vistosa nella gestione dell'ente. Politico di lungo corso originario di Cirò, in provincia di Crotone, laureato in Scienze politiche alla Sapienza con una tesi discussa con Aldo Moro come relatore, l'ex parlamentare vanta un solido radicamento nel Partito Democratico e un passato da esponente di rilievo della Democrazia Cristiana, del Partito Popolare e della Margherita, di cui divenne responsabile organizzativo nazionale nel 2006 succedendo a Franco Marini. Proprio di quest'ultimo Oliverio è stato per anni uno dei più stretti collaboratori, firmando nel 2022 insieme a Guelfo Fiore il volume biografico a lui dedicato. Già capogruppo dem in Commissione Agricoltura alla Camera per più legislature, era stato scelto nel 2025 da Stefania Proietti con un incarico quinquennale da 95 mila euro lordi l’anno per affiancarla nella direzione politica e nel raccordo con la macchina amministrativa.

La sua uscita, tuttavia, si inserisce in un quadro di più ampi sommovimenti strutturali. Quasi in contemporanea, si è consumato l'addio di un altro dirigente di peso: il direttore regionale all’Ambiente, Gianluca Paggi, che ha rassegnato le dimissioni il 16 marzo, formalizzate anch'esse il primo aprile. Due defezioni strategiche a ridosso dell'avvio della consiliatura che l'opposizione legge come il sintomo di una frattura nel cuore dell'amministrazione.

Dai banchi della minoranza si levano accuse stringenti su una gestione definita accentratissima, parlando apertamente di una giunta “immobile” e di un logoramento dei rapporti tra i vertici politici e la dirigenza apicale sui dossier della sanità, del bilancio e della manovra fiscale.

Il passo d'addio dei manager regionali e il "bollino rosso" nel gradimento di Stefania Proietti

I sussurri delle stanze del potere trovano un riscontro immediato nel termometro del consenso esterno. I dati dell’istituto SWG per l’Ansa certificano che il malessere non è circoscritto all'organigramma di Palazzo Donini, ma si riflette sul corpo elettorale. In appena un anno, il gradimento della presidente Stefania Proietti ha subìto una contrazione netta, scivolando dal 53 al 45 per cento.

Una flessione di 8 punti percentuali che rappresenta il calo più pesante registrato tra tutti i governatori d’Italia dall'istituto triestino. Sebbene Proietti mantenga la sesta posizione assoluta nella classifica nazionale dei presidenti di Regione, la sua parabola è contrassegnata dal “bollino rosso” della peggiore perdita di fiducia su scala nazionale. Per le forze di minoranza si tratta di una bocciatura senza appello delle scelte pubbliche finora adottate, a partire dalle rimodulazioni delle aliquote Irpef e Irap, fino alla gestione delle liste d’attesa sanitarie. Dalle file dell'opposizione il giudizio politico è netto: gli “umbri sono stanchi di tasse e promesse non mantenute”.

La faglia geopolitica di Terni tra lo scontro con Bandecchi e le correnti del Partito Democratico

Il quadro si complica ulteriormente se si sposta lo sguardo verso l'Umbria meridionale, dove il fronte di Terni rischia di trasformarsi in un nodo politico irrisolto per la giunta regionale. La distanza tra il capoluogo di provincia e Perugia è acuita da una circostanza che pesa sulla narrativa locale: per la prima volta, Terni non esprime alcun assessore residente in città nella giunta regionale, alimentando il risentimento di un territorio che si percepisce non rappresentato.

In questo perimetro si innestano i ritardi sul dossier del nuovo ospedale cittadino, diventato terreno di un duro scontro istituzionale tra la presidente Proietti e il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, impegnati in un costante botta e risposta ufficiale su chi debba guidare il procedimento e sulle ragioni del prolungamento dei tempi. Non meno critico è il nodo dello Stadio-Clinica: tra ricorsi al Tar e gestione dei rapporti con la precedente proprietà, la vicenda ha finito per incrociare la scomparsa, per fallimento, della Ternana Calcio.

Una tensione che si riverbera direttamente dentro il Partito Democratico, dove la faglia geopolitica spacca l’organizzazione. Da un lato vi è la maggioranza locale guidata dai segretari territoriali Trappolino e Di Girolamo dall’altro l'asse regionale che punta a un totale rinnovamento della proposta politica locale, composto dal segretario regionale Bernardini e dal vicepresidente della giunta Tommaso Bori, impegnata nel difficile esercizio di preservare la stabilità del Patto Avanti. Un equilibrio precario, insidiato dai malumori crescenti nelle cronache locali degli alleati della coalizione civico-progressista, che lamentano un “leaderismo marcato” da parte di Stefania Proietti e un dialogo con le segreterie del Patto Avanti giudicato intermittente e rigidamente calato dall'alto.

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