Il dramma che sta vivendo in questi giorni la Sicilia pone con forza la questione dei cambiamenti climatici e delle loro drammatiche conseguenze. Una critica durissima alle politiche nazionali in quest'ambito arriva dall'assessore regionale all'Ambiente Thomas De Luca che, senza giri di parole, accusa il Governo Meloni di "negazionismo climatico" e di colpevole incapacità nell'adozione di adeguate misure preventive.
La città siciliana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è stata colpita in questi giorni da una devastante frana, uno smottamento di enormi proporzioni che sta trascinando con sè la collina dove sorge il centro abitato. Molti coloro che hanno dovuto lasciare la proria casa, tante le attività sospese e anche le scuole sono state chiuse.
Un evento, sottolinea De Luca in una sua nota, che non rappresenta "solo l'ennesimo bollettino di una tragedia annunciata, ma il simbolo di un fallimento politico che ha nomi e cognomi. Come denunciato dall'Ordine regionale dei geologi di Sicilia, la frana di Niscemi non è stato un evento eccezionale, ma un fenomeno inserito in un contesto geologico già noto e documentato".
L'accusa dell'assessore regionale è verso la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che "continua a definire le politiche ambientali dell'Europa come "follie verdi" o "ottusità ideologica", sostenendo che la transizione ecologica metterebbe in ginocchio le nostre industrie". Una narrazione, sostiene, che non tiene conto delle reali esigenze del territorio per cui "la tutela ambientale non è un "costo" insostenibile, ma l'unico investimento sensato per la nostra economia".
I costi della "mancata o ritardata attuazione delle norme ambientali" scrive ancora De Luca gravano sull'Unione Europea per circa 180 miliardi l'anno. Una somma spesa nell'emergenza che, spiega, se al contrario venisse investita nella prevenzione scenderebbe a 122 miliardi.
"In termini semplici - prosegue l'assessore regionale -: attuare le norme conviene. Ogni euro non speso oggi in prevenzione genera un debito ambientale ed economico di 1,5 euro che le future generazioni dovranno ripagare, senza contare il peso incalcolabile dei danni morali di chi perde la casa e i propri ricordi".
Costi che incido pesantemente sulla spesa pubblica in termini di sanità, lavoro, danni agli ecosistemi - e qundi anche all'agricoltura - e costi di bonifica in carico ai bilanci pubblici. Ritardi che si traducono in "un debito economico insostenibile per le future generazioni".
Di fronte all'emergenza l'Assemblea regionale della Sicilia ha deliberato di destinare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto per far fronte alle conseguenze del dissesto idrogeologico. "Una scelta di buonsenso" l'ha definita De Luca facendo riferimento anche a quanto recentemente accaduto in Umbria con la legge regionale sulle aree idonee per le energie rinnovabili e la conseguente diatriba innescatasi con il Governo accusato di "accentrare le decisioni".
Nella sola giornata di ieri il maltempo in Umbria ha provocato una serie di frane con conseguenti disagi per la viabilità e lavori tuttora in corso per il ripristino e la messa in sicurezza. Fenomeni di fronte ai quali, osserva De Luca, la Regione Umbria sta "cercando di invertire rotta, superando la logica dell'emergenza" in favore di interventi strutturali che possano scongiurare tali evenienze.
In proposito menziona il piano pluriennale da oltre 12,4 milioni di euro approvato a novembre 2025 per la messa in sicurezza e la prevenzione del rischio idrogeologico e idraulico. "La transizione energetica e la difesa del suolo - conclude - si attuano con la logica del governo del territorio, non con gli slogan ideologici di chi, per difendere interessi di parte, condanna l'Italia all'insicurezza permanente".