I Comuni montani non sono più quelli di una volta e per l'Umbria si prospetta un ribaltone notevole. Su 92 Comuni totali ben 91 infatti rientravano nei criteri - totalmente o parzialmente - fatta eccezione per Bastia Umbra. Il tempo passato è d'obbligo perché con l'approvazione della proposta del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomi, Roberto Calderoli - inserita nella nuova legge sulla montagna - quei criteri sono cambiati e da 91 l'Umbria scenderebbe a 57, con ben 34 esclusioni. La questione è importante perché quella di "Comune montano" non è una semplice definizione fine a sé stessa: è un contenitore ampio che porta fondi, agevolazioni e misure di sostegno destinate specificatamente alle aree montane. E nel governo umbro si è sollevato un polverone.
L'assessora regionale alla montagna e alle aree interne, Simona Meloni, fin da principio si è opposta al decreto Calderoli. Un provvedimento, ha affermato, che "riduce la montagna a un elenco, cancella la complessità dei territori e mette a rischio servizi essenziali e opportunità di sviluppo. Si vengono a creare delle disparità tra i territori che non possiamo accettare". Nel frattempo in sede di Conferenza Unificata sul decreto è stato raggiunto l'accordo a maggioranza, nonostante il diniego di alcune Regioni, fra cui, appunto l'Umbria.
Oggi, giovedì 19 febbraio, la questione è approdata in Consiglio regionale con un'interrogazione presentata dai consiglieri del PD, Cristian Betti (primo firmatario) e Letizia Michelini. I due esponenti dem hanno espresso preoccupazione per il decreto che comporterà la "drastica riduzione della platea dei territori potenziali beneficiari delle misure di sostegno" con "evidenti ricadute sull’accesso al Fosmit, nonché su servizi di cittadinanza, agevolazioni e interventi a favore di famiglie e imprese". Definendolo "un’impostazione calata dall’alto e poco aderente alla concreta conformazione dell’Appennino umbro" hanno chiesto a Meloni come la Regione, che si è opposta alla ridefinizione dei criteri, di continuare "ad assumere un ruolo attivo e incisivo affinché decisioni centralistiche non si traducano in un ulteriore indebolimento dei servizi e delle opportunità di sviluppo per i territori dell’Umbria".
"Dobbiamo trovare fondi regionali aggiuntivi rispetto alle scelte non condivise da parte del Governo che sta continuando a penalizzare i Comuni dell’Appennino" ha spiegato l'assessora Meloni. "I Comuni montani sono territori di fragilità, di confine e spesso sono piccoli Comuni. La Regione in tutte le commissioni ha espresso la mancata intesa, con motivazioni e suggerimenti per poter migliorare il ridimensionamento dei comuni. Ci sono stati anche due emendamenti migliorativi, solo in parte accolti. Ad oggi l’Umbria mantiene solo 57 Comuni, prima ne aveva 91 perché erano previsti i Comuni montani e quelli parzialmente montani, mentre oggi la classificazione contempla solo i montani".
Con 34 Comuni esclusi da quelli montani, Meloni ha fatto presente che continuarà a chiedere al Governo di non penalizzare l'Umbria. "Ribadiamo - ha aggiunto - che nei Comuni montani sono a rischio i servizi sanitari, i servizi di prossimità, i servizi all'infanzia, i servizi per la salvaguarda del territorio".
E ha portato l'esempio di Fabro, non più Comune montano ma dove i lavori per il ripristino dopo la frana dello scorso fine settimana, sono stati finanziati grazie a questi fondi. "Adesso - ha sottolineato - dobbiamo trovare fondi regionali aggiuntivi rispetto alle scelte non condivise da parte del Governo che sta continuando a penalizzare i comuni dell’appennino. È una chiara scelta politica di dividere l’Italia in Alpi e Appennini, non considerando che i comuni più in difficoltà sono quelli dell’Italia centrale. Noi continueremo ad investire nell'area interna, con 61 milioni già messi a terra". Le prospettive ci sono, in particolare quella di una legge che possa "recuperare quei fondi mancati dal Governo con il bilancio regionale o con altri fondi europei" a cui ha assicurato, "si sta lavorando".