Il 25 novembre è la data simbolo della lotta e dell’impegno contro la violenza sulle donne. Un momento di riflessione collettiva per fare prevenzione, ricordare, sensibilizzare e creare maggiore consapevolezza su un problema multiforme e ancora troppo e dolorosamente diffuso. Nelle piazze, nelle scuole, nelle istituzioni si sono svolte molte iniziative: in ogni sede è stata ribadita la necessità di tenere sempre alta l’attenzione e di intraprendere campagne che durino tutto l’anno, ogni giorno.
Proprio intorno al 25 novembre, in questa puntata della nostra rubrica letteraria abbiamo voluto soffermarci sulla voce di tre autrici del territorio – un’artista, una poetessa e una narratrice – che hanno dato vita, tra gli altri, ad altrettanti libri con cui è possibile affrontare tematiche femminili di più ampia portata. Ne abbiamo parlato direttamente con loro: Francesca Ascione, Marta Carlini e Sara Durantini.
Una raccolta che onora la memoria delle vittime di femminicidio e che pone molte domande. In ciascuna pagina di questo libro Francesca Ascione dedica un fiore a una donna 'recisa' per mano della violenza maschile. Ogni opera visiva è accompagnata da poche parole. Ci sono il nome e gli anni della donna e, estrapolate dalle cronache, le parole di chi ha commesso il delitto.
"In questo libro grafico ho dato forma visiva a venticinque donne 'recise' dalla violenza maschile - ci ha detto Francesca -. Ho scelto di accompagnare le illustrazioni con poche parole tratte dalla cronaca: il nome, l’età e la dichiarazione dell’assassino riguardo al movente. Pagina dopo pagina emerge con chiarezza quanto la radice di queste morti sia quasi sempre la stessa: la possessività dell’uomo che fino a quel momento era stato amato. La mia motivazione è stata dunque quella di restituire identità personale e collettiva a queste donne attraverso un percorso visivo che ne custodisca la memoria".
Tu da molto tempo hai orientato la tua ricerca sulle tematiche femminili. Che cosa significa per te raccontare le donne?
"Parlare di donne, per me, significa dare voce a persone che troppo spesso vengono dimenticate. Nei miei lavori cerco di riportare al centro figure che la storia, la cronaca o la memoria collettiva hanno lasciato ai margini. Le illustrazioni che realizzo — come i fiori che nel libro 'Fiori Recisi' svaniscono lentamente sulla pagina — vogliono ricordarci che la loro presenza non può e non deve dissolversi. In 'Formidabili' scritto da Enzo di Brago, ho ritratto dieci donne decisive per la storia italiana; in #Umbra ho ritratto dieci donne eccellenti della storia dell’Umbria. Parlare di donne è dunque un atto culturale e civile: attraverso il riconoscimento del loro ruolo passato possiamo dare valore, forza e spazio alle donne del futuro".
Marta Carlini, autrice e operatice in due centri antiviolenza, all'inizio di quest'anno ha pubblicato una raccolta poetica che si concentra sull'amore e sull'intersezionalità. Una parola, quest'ultima, che fa riferimento alle lotte femministe e a tutte le diverse forme di discriminazione che le donne subiscono.
"L’urgenza - ci dice - era quella di far sentire le mie parole per esprimere il mio punto di vista perché come intersezionale a volte mancano dei pezzi. Parliamo spesso di femminismo ma non dobbiamo dimenticarci che il femminismo non può essere che intersezionale, per tanti motivi, uno su tutti quello dei diritti. Il punto di vista femminile manca, non mi sentivo rappresentata, in un certo senso ho voluto dire la mia. Nella raccolta mi sono focalizzata sulla fragilità dell’amore e sul tempo. Sono storie che si rincorrono, dedicate a cinque persone principali".
Ogni poesia è numerata e ne è nato anche un gioco. "Ho chiesto alle persone di dirmi un numero e poi leggevo loro una delle mie poesie. Ho notato che mentre gli uomini non ci si ritrovavano, le donne avevano tutte un loro modello di riferimento che le portava a riconoscersi".
C'è anche una poesia dedicata ad una donna vittima di violenza. "È nata da una storia vera, ho incontro questa donna prima ancora di iniziare a lavorare nei centri antiviolenza. L’ho vista piangere, un pianto che poi ho ritrovato tante volte nel lavoro che oggi svolgo".
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Da poesia n. XL. 'Straniera'
Sara Durantini è un’autrice con cui abbiamo già avuto modo di approfondire la sua incessante ricerca sui temi del femminile. Negli ultimi mesi si è aggiunta una nuova pubblicazione 'Questo mio corpo' che sta stimolando un dibattito crescente sul corpo delle donne – storicamente l'epicentro di molte e necessarie battaglie femministe – e sul consenso. Un argomento che in questi giorni, dopo che dal Senato è stata rinviata la proposta di legge bipartisan sul consenso in materia sessuale, assume ancora maggiore forza.
"Quando parlo del corpo femminile - ci spiega Sara - parlo di un luogo in cui si incrociano non solo le esperienze individuali, ma anche le storie collettive. Ho sempre visto il corpo come un territorio di esplorazione, di conoscenza, ma anche di trasformazione. In 'Questo mio corpo' ho voluto raccontare come il corpo femminile sia stato, per troppo tempo, un campo di battaglia tra ciò che siamo realmente e ciò che gli altri vorrebbero. La lotta per la libertà, per l’autodeterminazione, parte proprio dalla capacità di essere noi stesse, di autodefinirci, di riconoscerci in altre donne, sorelle. Nonostante molte siano state le battaglie vinte, la società continua a trattare il corpo femminile come un oggetto da disciplinare, da controllare, da conformare a ideali che spesso non ci appartengono. Per non parlare di quello che accade al corpo delle donne in Paesi come il Messico, l'Iran, in molti stati africani. Auspico (e siamo in tante a volerlo) un momento storico in cui il corpo femminile non sia più campo di battaglia, ma un luogo di (auto)affermazione, di piacere, di forza, vorrei si arrivasse a un momento in cui ogni donna potrà dire: questo è il mio corpo, e io ne sono la padrona. Ma la vera libertà si raggiungerà solo quando tutte le donne saranno libere".