La combinazione tra caro-energia, extra-gettito IVA e rincaro dei carburanti sta trasformando l’Umbria in un laboratorio critico delle contraddizioni della politica economica nazionale. Mentre Confartigianato Umbria e ANAEPA avvertono che l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime - dal gasolio al bitume - mette a rischio la tenuta dei cantieri del PNRR e della ricostruzione post-sisma, lo Stato continua a incassare un gettito IVA drogato dall’inflazione dei prezzi, senza ancora averlo riversato in modo strutturale sul sistema produttivo. In parallelo, sul fronte carburanti, la rete dei distributori umbri risulta sostanzialmente in regola con gli obblighi di trasparenza sui prezzi e beneficia del taglio temporaneo delle accise, ma la riduzione alla pompa resta inferiore alle attese e disomogenea rispetto ad altre regioni, comprimendo i margini di imprese e famiglie. Ne emerge un quadro di policy incompiuta: imprese edili e PMI chiedono di trasformare l’extra-gettito in compensazione reale dei costi, e di accelerare l’adeguamento di prezziari e contratti pubblici, per evitare il moltiplicarsi di cantieri marginali o incompiuti.

L’edilizia umbra, locomotiva trainante dell’economia regionale soprattutto in virtù della ricostruzione post-sisma 2016 e degli ingenti investimenti del PNRR, si trova oggi a fare i conti con un’equazione impossibile. Da un lato, il perdurare dei conflitti internazionali e la dipendenza energetica nazionale continuano a far schizzare verso l’alto i costi di materie prime strategiche come il bitume, il gasolio per i mezzi pesanti e l’energia elettrica per i processi produttivi. Dall’altro, le gare d’appalto e i contratti con la pubblica amministrazione restano legati a prezziari che, di fatto, non riescono a stare al passo con una volatilità dei mercati senza precedenti. Il risultato è un’impresa che lavora a costo zero, se non in perdita, per onorare impegni presi in tempi non sospetti.
A lanciare l’allarme con toni che non ammettono rinvii è il vertice di Confartigianato Umbria. Mauro Franceschini, Presidente dell’associazione, sottolinea con forza l’assurdità della situazione attuale. “Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile", esordisce il presidente. “Mentre l’Italia sconta una dipendenza energetica dal Medio Oriente superiore al 37%, come ricordato dal nostro Presidente Nazionale Marco Granelli, lo Stato sta accumulando un extra-gettito IVA generato proprio dai rincari che colpiscono le imprese. Chiediamo che questo ‘tesoretto’ venga immediatamente restituito al sistema produttivo. Non è tollerabile che la pubblica amministrazione faccia cassa sulle difficoltà degli artigiani e del mondo produttivo".

Le parole di Franceschini trovano un eco immediato e preoccupato in Pierangelo Lanini, Presidente di ANAEPA - Confartigianato Edilizia Umbria, il quale sposta il focus sul campo, sui cantieri che rischiano di diventare simboli di un’occasione mancata. “Per l’edilizia impegnata nel PNRR e nella ricostruzione, il raddoppio dei prezzi di materiali strategici come il bitume non è una statistica, è un ostacolo insormontabile", incalza Lanini. “Le nostre imprese non possono andare contro gli equilibri economici e in periodi di alta turbolenza come quelli che viviamo restano prigioniere di prezziari non immediatamente reattivi e non aderenti alla realtà. Se non si interviene, le imprese artigiane e le PMI, in queste condizioni di grave disequilibrio, rischiano di dover rinviare i piani di investimento".
Il rischio, avvertono i due rappresentanti, è duplice. Da una parte, le imprese più piccole potrebbero essere escluse di fatto dai sostegni che oggi si concentrano nella ZES Unica, secondo la modalità del credito d’imposta a fronte di investimenti. Dall’altra, il pericolo più grande è quello di vedere moltiplicarsi i cantieri marginali o, nel peggiore dei casi, incompiuti. “Mai come in questo caso, la burocrazia deve dimostrare di saper correre veloce quanto la crisi", concludono Franceschini e Lanini all’unisono. “Se non si interviene ora sui costi e sulla flessibilità del sistema degli appalti, l’Umbria rischia un deserto di cantieri incompiuti".

Se il fronte dell’edilizia mostra le crepe più profonde del sistema, quello dei carburanti aggiunge un ulteriore elemento di complessità al quadro regionale. Il decreto-legge del governo, con il taglio delle accise da 20 centesimi, è entrato in vigore con l’obiettivo di dare un sollievo immediato a famiglie e imprese. Eppure, l’applicazione concreta di questo provvedimento sul territorio umbro rivela un’altra contraddizione. A livello formale, il sistema dei distributori umbri risulta particolarmente disciplinato. Secondo quanto risulta all’ANSA, solo due impianti in tutta la regione - uno a Perugia e uno a Terni - non hanno comunicato le variazioni di prezzo sul portale “Osserva prezzi carburante”, a fronte di un’azione di controllo serrata disposta dai ministri Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti con la Guardia di Finanza.
Tuttavia, la sostanza rischia di contraddire la forma. I dati diffusi dall’Unione Nazionale Consumatori dipingono un’Umbria in fondo alla classifica per quanto riguarda l’effettiva traslazione del beneficio fiscale ai clienti. Il prezzo della benzina, nei distributori umbri, è sceso mediamente di 14,1 centesimi al litro, mentre il diesel si è abbassato di 13,2 centesimi. Una riduzione, certo, ma ben lontana dai 20 centesimi teorici previsti dal decreto. Mettendo a confronto quel che è accaduto nelle diverse regioni - dalle riduzioni di appena 10 centesimi in Campania ai 17,8 del Friuli Venezia Giulia - l’Umbria si piazza al sesto posto per quanto riguarda il gasolio e al settimo per il prezzo della benzina, partendo ovviamente dai risultati peggiori.
L’analisi dell’Unione nazionale consumatori evidenzia un meccanismo di trasmissione dei ribassi che appare lento e disomogeneo. “Il taglio delle accise sui carburanti di 20 centesimi previsto dal decreto legge numero 33 del 18 marzo", spiega l’associazione, “pur essendo entrato in vigore il 19 marzo, non ha prodotto alcun effetto sui prezzi medi pubblicati dal Ministero delle Imprese alle 8,30 della stessa giornata, che invece sono aumentanti sia in autostrada che in tutte le regioni". Di fatto, la riduzione ha iniziato a manifestarsi solo a partire dal pomeriggio di giovedì e nella mattinata successiva, ma con un ritocco all’ingiù molto più contenuto di quanto atteso. Per le imprese umbre, che già devono fare i conti con il caro gasolio per i mezzi d’opera, e per le famiglie, costrette a gestire bilanci sempre più stretti, questo scarto tra il promesso e il mantenuto rappresenta l’ennesimo fattore di pressione in un contesto economico già esasperato.