Un'opportunità consistente per le aziende agricole biologiche della verde Umbria. Da poco infatti la Regione ha aperto un nuovo bando dedicato che per il 2026 stanzia 3 milioni e mezzo di auti, rivolgendosi anche alle aziende che intendono convertirsi al biologico.
L’intervento prevede contributi ad ettaro destinati alle aziende agricole che adottano sistemi di produzione biologica certificata o che scelgono di intraprendere il percorso di conversione. Di conseguenza la misura si divide in due azioni: la prima rivolta al mantenimento dell’agricoltura biologica già certificata e l'altra dedicata alla conversione all’agricoltura biologica.
Possono presentare domanda le aziende agricole, sia singole che associate e, aspetto interessante, c'è l'apertura anche agli enti pubblici purché dispongano di superfici agricole nel territorio regionale. Tra i requisiti c'è anche quello della durata, ovvero i beneficiari sono tenuti a mantenere il sistema di coltivazione biologica certificata per un periodo minimo di quattro anni, a partire dal 2026.
I contributi sono erogati su base annuale e variano in funzione dell’azione scelta, della tipologia delle colture e dell’ubicazione dell’azienda distinguendo fra aree rurali intermedie o aree con problemi complessivi di sviluppo.
Nel calcolo dei contributi, come anticipato, si terrà conto della destinazione della coltura. Si parte da un minimo di 292 euro all'anno ad ettaro per le foraggere fino ad arrivare a un massimo di 1.367 euro ad ettaro per i vigneti. Gli importi verranno scenderanno nella fase di mantenimento e andranno da un minimo di 236 euro ad ettaro all’anno per le foraggere fino ad un massimo di 1.168 euro ad ettaro per i vigneti.
Previsti inoltre contributi specifici per i terreni destinati all’alimentazione del bestiame nelle aziende zootecniche e che saranno validi per entrambe le azioni. Tra le note positive del bando c'è che i contributi per l’agricoltura biologica sono cumulabili anche con altri interventi di indennità compensativa, ovvero quelli per le zone montane (SRB01), per le zone con altri svantaggi naturali significativi (misura SRB02), con gli aiuti per gli agricoltori custodi dell’agrobiodiversità (misura SRA15) e con gli aiuti per l’impianto e la manutenzione dei sistemi agroforestali (misura 8.2.1 del PSR). Attenzione infine alle scandeze: le domande di partecipazione dovranno essere presentate ad Agea (l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura) entro il 15 maggio 2026.
L’assessora regionale all’Agricoltura Simona Meloni ha evidenziato la portata della misura e l'importanza di puntare sul biologico che, ha affermato, "non è solo una risposta alle sfide climatiche e ambientali, ma anche un’opportunità concreta di sviluppo per le aziende umbre e per le nostre filiere agroalimentari. Sostenere chi sceglie di convertire o mantenere il biologico - ha aggiunto - significa rafforzare l’identità agricola dell’Umbria, tutelare il territorio e offrire ai consumatori prodotti di alta qualità, frutto di un’agricoltura sempre più attenta al futuro".
Quello del biologico è un trend in crescita che nel corso degli anni non ha conosciuto flessioni. Lo scorso 23 settembre in occasione della 'Giornata Europea del Biologico' sono stati resi noti i dati del settore. Ne emerge che è propria l'Italia con ben 84mila aziende agricole biologiche sul territorio - più del doppio della Germania e un terzo in più della Francia - a conquistare la leadership europea (Analisi Coldiretti su dati Sinlab 2024).
Nel Bel Paese sono destinati all'agricoltura biologica oltre 2,5 milioni di ettari, con un incremento del +4,5% rispetto al 2023. Un contesto in forte ascesa che si incontra con una crescente domanda di prodotti bio da parte di consumatori consapevoli che vogliono essere certi della qualità e tracciabilità di ciò che mettono in tavola.