08 Jan, 2026 - 16:30

Umbria, bagarre in Consiglio sulla manovra fiscale: opposizione alza i cartelli “La sinistra tassa gli umbri”

Umbria, bagarre in Consiglio sulla manovra fiscale: opposizione alza i cartelli “La sinistra tassa gli umbri”

Cartelli alzati come atti di accusa, con la scritta “La sinistra tassa gli umbri” a fare da sfondo simbolico a uno scontro che ha oltrepassato i confini della dialettica per diventare processo politico. È andato in scena questa mattina, nel consiglio regionale umbro, un dibattito infuocato sulla manovra fiscale della giunta di centrosinistra guidata dal presidente Donatella Tesei, culminato nel voto contrario sulla mozione del centrodestra che ne chiedeva il ritiro. A guidare la carica, trasformando l’aula in un tribunale della “stangata”, è stata la capogruppo di Fratelli d’Italia, Eleonora Pace, affiancata da tutto lo schieramento di opposizione. Al centro delle critiche, l’aumento dell’addizionale Irpef che, secondo i numeri contestati dall’opposizione, peserà per 184 milioni di euro sulle tasche di cittadini e imprese, portando l’aliquota Irap al 4,82%, il massimo consentito. La mozione è stata affondata dai voti della maggioranza, ma la seduta si è conclusa in bagarre, con la protesta dei gruppi di centrodestra e di numerosi cittadini accorsi a seguire i lavori.

L’opposizione attacca: “Stangata sul ceto medio e tentativo di mettere un bavaglio alla democrazia”

La giornata di scontro istituzionale è iniziata molto prima del dibattito in Aula, con un episodio che l’opposizione ha immediatamente posto a fondamento della propria accusa di arroganza del potere. Secondo una nota congiunta sottoscritta da tutti i capigruppo del centrodestra – Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega)Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei (FdI)Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia)Nilo Arcudi (Tesei presidente Umbria Civica) – l’accesso del pubblico in galleria sarebbe stato ostacolato con la scusa formale della capienza massima. Solo dopo le proteste, l’ingresso sarebbe stato concesso, ma a condizioni giudicate inaccettabili: il divieto, non previsto dal regolamento, di scattare foto e registrare video. “Quando si cerca di impedire ai cittadini di documentare ciò che accade in un’assemblea pubblica, si sta mettendo un bavaglio alla democrazia”, hanno affermato i consiglieri, descrivendo “un fatto gravissimo che racconta meglio di qualsiasi slogan il modo di governare della maggioranza”. Questa premessa ha creato un’atmosfera tesissima, in cui i cartelli di protesta esibiti in Aula sono apparsi come l’esito naturale di una rabbia già esplosa fuori dalla porta.

Nel merito, l’attacco si è concentrato come un laser sull’entità economica della manovra e sulle sue ricadute sociali. Eleonora Pace, voce più icastica della protesta, ha parlato di “tasse ingiustificate” e “stangata fiscale”, costruendo un parallelo politicamente tagliente con l’operato del governo nazionale: “Il governo Meloni abbassa le imposte mentre la Regione le alza”. L’Umbria, secondo questa tesi, sarebbe così condannata a rimanere tra le regioni più tassate d’Italia, con una mossa che penalizzerebbe soprattutto il ceto medio e il sistema produttivo locale, già in affanno. I numeri evocati - i 184 milioni, l’Irap al massimo - non sono stati presentati come mere statistiche, ma come bollette prossime venture per famiglie e imprenditori. La mozione di ritiro della manovra rappresentava, in questa chiave, un atto dovuto di giustizia fiscale e di buon senso.

La difesa a oltranza della maggioranza: “Teatrino strumentale, due terzi degli umbri non pagheranno di più”

La risposta dei gruppi di centrosinistra - Pd, M5S, Avs e Umbria Domani - non ha cercato la mediazione, ma ha optato per il controattacco frontale, sia sul piano formale che su quello sostanziale. In una nota diffusa a caldo, la maggioranza ha bollato l’intera operazione dell’opposizione come “un nuovo teatrino” e “l’ennesima protesta strumentale”. La delegittimazione è passata anche attraverso il ricordo del recente passato: dopo un presidio in piazza giudicato un “clamoroso flop”, l’opposizione avrebbe messo in scena in Aula “uno spettacolo poco rispettoso che ha mortificato le Istituzioni”, arrivando al gesto plateale e giudicato scorretto dei cartelli esposti durante i lavori. L’invito, secco, è stato di tornare al proprio ruolo istituzionale, “che, ricordiamolo, le è stato assegnato dai cittadini e dalle cittadine dell’Umbria”.

Cartelli alzati come atti di accusa, con la scritta “La sinistra tassa gli umbri” a fare da sfondo simbolico a uno scontro che ha oltrepassato i confini della dialettica per diventare processo politico. È andato in scena questa mattina, nel consiglio regionale umbro, un dibattito infuocato sulla manovra fiscale della giunta di centrosinistra guidata dal presidente Donatella Tesei, culminato nel voto contrario sulla mozione del centrodestra che ne chiedeva il ritiro. A guidare la carica, trasformando l’aula in un tribunale della “stangata”, è stata la capogruppo di Fratelli d’Italia, Eleonora Pace, affiancata da tutto lo schieramento di opposizione. Al centro delle critiche, l’aumento dell’addizionale Irpef che, secondo i numeri contestati dall’opposizione, peserà per 184 milioni di euro sulle tasche di cittadini e imprese, portando l’aliquota Irap al 4,82%, il massimo consentito. La mozione è stata affondata dai voti della maggioranza, ma la seduta si è conclusa in bagarre, con la protesta dei gruppi di centrodestra e di numerosi cittadini accorsi a seguire i lavori.

L’opposizione attacca: “Stangata sul ceto medio e tentativo di mettere un bavaglio alla democrazia”

La giornata di scontro istituzionale è iniziata molto prima del dibattito in Aula, con un episodio che l’opposizione ha immediatamente posto a fondamento della propria accusa di arroganza del potere. Secondo una nota congiunta sottoscritta da tutti i capigruppo del centrodestra – Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega)Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei (FdI)Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia)Nilo Arcudi (Tesei presidente Umbria Civica) – l’accesso del pubblico in galleria sarebbe stato ostacolato con la scusa formale della capienza massima. Solo dopo le proteste, l’ingresso sarebbe stato concesso, ma a condizioni giudicate inaccettabili: il divieto, non previsto dal regolamento, di scattare foto e registrare video. “Quando si cerca di impedire ai cittadini di documentare ciò che accade in un’assemblea pubblica, si sta mettendo un bavaglio alla democrazia”, hanno affermato i consiglieri, descrivendo “un fatto gravissimo che racconta meglio di qualsiasi slogan il modo di governare della maggioranza”. Questa premessa ha creato un’atmosfera tesissima, in cui i cartelli di protesta esibiti in Aula sono apparsi come l’esito naturale di una rabbia già esplosa fuori dalla porta.

Nel merito, l’attacco si è concentrato come un laser sull’entità economica della manovra e sulle sue ricadute sociali. Eleonora Pace, voce più icastica della protesta, ha parlato di “tasse ingiustificate” e “stangata fiscale”, costruendo un parallelo politicamente tagliente con l’operato del governo nazionale: “Il governo Meloni abbassa le imposte mentre la Regione le alza”. L’Umbria, secondo questa tesi, sarebbe così condannata a rimanere tra le regioni più tassate d’Italia, con una mossa che penalizzerebbe soprattutto il ceto medio e il sistema produttivo locale, già in affanno. I numeri evocati – i 184 milioni, l’Irap al massimo – non sono stati presentati come mere statistiche, ma come bollette prossime venture per famiglie e imprenditori. La mozione di ritiro della manovra rappresentava, in questa chiave, un atto dovuto di giustizia fiscale e di buon senso.

La difesa a oltranza della maggioranza: “Teatrino strumentale, due terzi degli umbri non pagheranno di più”

La risposta dei gruppi di centrosinistra - Pd, M5S, Avs e Umbria Domani - non ha cercato la mediazione, ma ha optato per il controattacco frontale, sia sul piano formale che su quello sostanziale. In una nota diffusa a caldo, la maggioranza ha bollato l’intera operazione dell’opposizione come “un nuovo teatrino” e “l’ennesima protesta strumentale”. La delegittimazione è passata anche attraverso il ricordo del recente passato: dopo un presidio in piazza giudicato un “clamoroso flop”, l’opposizione avrebbe messo in scena in Aula “uno spettacolo poco rispettoso che ha mortificato le Istituzioni”, arrivando al gesto plateale e giudicato scorretto dei cartelli esposti durante i lavori. L’invito, secco, è stato di tornare al proprio ruolo istituzionale, “che, ricordiamolo, le è stato assegnato dai cittadini e dalle cittadine dell’Umbria”.

Sul merito dei numeri, la replica è stata netta e ha cercato di ribaltare completamente la narrazione della stangata“È ora di finirla con le bugie e le mistificazioni”, si legge nella nota, perché i dati veri racconterebbero una storia diversa: “due terzi dei cittadini umbri pagheranno meno o come prima, grazie alla ‘no tax area’ prevista”. Ogni altra cifra diffusa dal centrodestra viene quindi classificata come “frutto di malafede e allarmismo infondato”. Il colpo finale, però, è politico e guarda al passato: la necessità della correzione fiscale viene imputata alla precedente amministrazione. La giunta Proietti, sostiene la maggioranza, ha dovuto rivedere l’addizionale Irpef “per rimediare al disastro della gestione Tesei e della sua maggioranza di centrodestra”. Un’accusa che trasforma la manovra da atto aggressivo a operazione di riparazione necessaria, scaricando la responsabilità morale dell’aumento sulle spalle degli stessi che oggi protestano.

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Federico Zacaglioni
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