29 Mar, 2026 - 12:00

Umbria Aerospace Cluster, allarme talenti: il 30% degli addetti ha più di 50 anni, solo il 15% under 30

Umbria Aerospace Cluster, allarme talenti: il 30% degli addetti ha più di 50 anni, solo il 15% under 30

Un esercito di over 50 che prepara le valigie per la pensione, e una manciata di under 30 troppo esigua per raccogliere il testimone. Non è il racconto di un paese spopolato, ma la fotografia a raggi X dell’Umbria Aerospace Cluster, la galassia che vale un miliardo di fatturato, dà lavoro a 5mila persone e riunisce 49 aziende considerate l’eccellenza del made in Italy ad alta quota. I numeri diffusi ieri nell’assemblea annuale a Confindustria Umbria suonano come un campanello d’allarme: il 30 per cento degli addetti ha superato i 50 anni, mentre solo il 15 per cento ha meno di 30. Un’inversione demografica che rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia per un settore strategico, dove la sicurezza nazionale, l’innovazione tecnologica e le ricadute su agrifood, logistica e health-tech si intrecciano come i cavi di un satellite.

Lo studio, realizzato con Randstad Aerospace, non parla solo di numeri. Racconta una carenza cronica di figure specializzate che è al tempo stesso quantitativa (troppi pochi candidati) e qualitativa (competenze spesso non allineate con le esigenze delle imprese). Una doppia spina nel fianco che il presidente del Cluster, Daniele Tonti, ha messo al centro della sua relazione, senza giri di parole.

“La filiera dell’aerospazio rappresenta l’eccellenza del made in Italy e risulta assolutamente strategica per il nostro paese in ambiti quali la ricerca e l’innovazione, la sicurezza nazionale e lo sviluppo economico, con ricadute in molteplici altri settori quali l’agrifood, la logistica e i trasporti, la salute e molti altri ancora”, ha dichiarato Tonti“Il capitale umano e i temi legati alla sostenibilità sono oggi la vera sfida strategica per il nostro settore. Dobbiamo essere capaci non solo di attrarre competenze, ma soprattutto di valorizzarle e trattenerle, costruendo un ecosistema che renda il territorio competitivo e attrattivo”.

“Dalla semplice ricerca alla strategia integrata”: la roadmap di Randstad per colmare il divario generazionale

L’analisi presentata da Francesco Di Marco, Unit Manager di Randstad, non si è limitata a certificare il malessere. Ha messo nero su bianco una roadmap precisa, pensata per invertire la rotta prima che la curva demografica diventi una frana. Il punto di partenza è un cambio di paradigma: non più una caccia disperata a profili introvabili, ma una strategia integrata che leghi attrazione e retention in un unico movimento.

“Le priorità sono nitide: dobbiamo evolvere dalla semplice ricerca di personale a una strategia integrata di attraction e retention, capace di offrire in special modo ai giovani percorsi di crescita solidi e stimolanti”, ha spiegato Di Marco“La sfida si vince puntando sulla formazione continua e su una simbiosi sempre più stretta tra imprese e sistema educativo, con l’obiettivo di dare vita a scuole di formazione di filiera che garantiscano il vantaggio competitivo della nostra regione. In questo scenario, è fondamentale insistere su una transizione scuola-lavoro fluida e sul potenziamento del sistema duale su più livelli, capace di coniugare l’eccellenza tecnologica del settore con un apprendimento sul campo di alto profilo”.

Tradotto: non basta aprire le porte delle fabbriche, bisogna riprogettare i banchi di scuola. L’idea di fondo è quella di costruire un ecosistema formativo di filiera, dove l’alternanza non sia un adempimento burocratico ma un laboratorio permanente di talenti. Un approccio che, nelle intenzioni del Cluster, dovrebbe restituire slancio a un comparto che non può permettersi il lusso di aspettare.

Sul fronte istituzionale, è arrivata la risposta dell’assessore regionale allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti. Che ha annunciato una stretta sui tempi e le risorse: “La Regione punta a rafforzare una politica industriale orientata alle tecnologie strategiche, con l’attivazione nei prossimi mesi di bandi dedicati alle tecnologie critiche, al sostegno degli investimenti di filiera e ai processi di riconversione produttiva”. L’obiettivo dichiarato è consolidare il posizionamento dell’Umbria nelle filiere aerospaziali più avanzate, quelle dove la competizione globale è diventata spietata.

Nuove alleanze: l’accordo con BNL BNP Paribas e la sfida della supply chain sostenibile

Non solo capitale umano. L’assemblea è stata anche il palcoscenico per siglare un’intesa che guarda al portafoglio delle imprese. Umbria Aerospace Cluster e BNL BNP Paribas hanno stretto un accordo pensato per sostenere la transizione ESG e l’accesso al credito. Un passaggio cruciale in un settore dove gli standard ambientali, sociali e di governance non sono più un optional ma una condizione per sedersi al tavolo delle grandi commesse internazionali.

Roberto Pondrelli, Direttore Territoriale Centro Nord di BNL BNP Paribas, ha spiegato il senso della partnership: “L’accordo con Umbria Aerospace Cluster è l’ulteriore conferma della nostra volontà e capacità di sostenere l’economia reale attraverso la vicinanza alle filiere e alle imprese, accompagnando programmi di sviluppo in Italia e a livello internazionale. L’aerospazio è un settore in cui l’innovazione si esprime appieno, grazie anche al know how di intelligenze e professionalità altamente specializzate: l’expertise insieme con l’impegno verso la sostenibilità sono importanti leve di competitività del business”.

Un segnale chiaro: la finanza guarda all’aerospazio umbro non come a un museo di antiche glorie, ma come a un cantiere dove il futuro si costruisce pezzo dopo pezzo. A completare il quadro, l’intervento di Flavia Liguori di Leonardo, il principale polo industriale italiano della difesa e aerospazio, che ha sottolineato l’importanza di una supply chain resiliente. La parola d’ordine, anche in questo caso, è sinergia: tra grandi gruppi e piccole medie imprese, tra centro e periferia, tra innovazione e tradizione manifatturiera.

Alla fine dell’assemblea, il messaggio che passa è chiaro. L’Umbria ha un patrimonio di competenze e un fatturato da un miliardo di euro, ma per non farsi sorprendere dai cambiamenti deve investire sui giovani prima che sia troppo tardi. Perché in aerospazio, come in poche altre industrie, il decollo non ammette ritardi.

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Federico Zacaglioni
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