Non ci sarà un unico luogo della memoria, il 25 aprile 2026 in Umbria, ma una geografia diffusa di celebrazioni. Tra le novità di quest’anno, a Perugia, l’inaugurazione di una targa in memoria delle vittime LGBTQIA+ del nazifascismo ai Giardini del Frontone, che allarga il perimetro del ricordo ufficiale. Un gesto che si inserisce in una giornata in cui, accanto alle cerimonie istituzionali, trovano spazio la street parade dei collettivi e le passeggiate partigiane dell’Anpi. A Terni l'incontro tra il sindaco di Terni Stefano Bandecchi e la presidente della Regione Stefania Proietti, con una celebrazione nel segno del recupero del bon ton istituzionale e della ripresa delle relazioni tra i due enti, conclusa con un "Bella Ciao" intornato insieme nella sala del consiglio comunale della Città dell'Acciaio. Proprio la presidente della Regione, Stefania Proietti, affida a una nota l’immagine di un’Umbria “faro di democrazia e dialogo”, e il rettore dell’Università di Perugia, Massimiliano Marianelli, chiede a tutti di “abitare questa data, farne una bussola”. Bandecchi, invece, sceglie di ricordare il valore dei partigiani che si sono opposti al nazifascismo.

È stato uno dei passaggi più densi della mattinata ternana. Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, davanti al prefetto Antonietta Orlando, alla presidente della Regione Stefania Proietti, al vicepresidente della Provincia Francesco Ferranti, alla presidente del consiglio comunale di Terni Sara Francescangeli e ai rappresentanti delle forze armate e delle forze dell’ordine, ha pronunciato un discorso che ha legato la memoria resistenziale all’attualità dei conflitti, con un accento personale e diretto.
“È un giorno importante per tutti gli italiani. Oggi è un giorno che noi dovremmo sinceramente ricordare con molta più attenzione rispetto a ciò che è avvenuto negli ultimi anni”, ha esordito Bandecchi. “Partirei da un concetto semplice. Non spiego a nessuno la parola liberazione perché mai, come purtroppo in questi mesi, in questi giorni, in queste ore, è ritornata presente e nella mente di tutti noi. Vedendo popoli oppressi e vedendo ormai troppe guerre in questo mondo che li portano oppressi e oppressivi”.
Il sindaco ha poi toccato il nodo del significato stesso della parola partigiano, offrendone una lettura che è insieme storica ed esistenziale: “Cosa vuol dire partigiani? E il 25 aprile sarebbe esistito senza partigiani? Siamo stati liberati dai partigiani o dagli altri? La risposta, signori, la lasciamo agli storici, ma il mio punto di vista è che senza quei 250.000 partigiani non avremmo mai potuto ottenere la liberazione vitale”. Da qui la definizione che ha segnato l’intervento: “È bene che ci ricordiamo tutti che partigiano vuol dire di parte. È una parola importantissima perché ci sono momenti nella vita dove si deve prendere una parte, si deve prendere una decisione e si deve, senza indugio, stare da una parte”.

La presidente della Regione, Stefania Proietti, affida a una nota una riflessione che lega la memoria resistenziale all’identità regionale e al presente. “Celebrare il 25 Aprile significa, prima di tutto, rendere onore a chi ebbe il coraggio di scegliere la libertà in un momento in cui l’oppressione sembrava prevalere”, scrive. E colloca subito l’Umbria dentro quella storia: “Dalle formazioni partigiane attive nelle aree montane al sacrificio di quanti subirono la repressione, la nostra regione ha contribuito alla storia della Resistenza. Quella lotta non fu soltanto un insieme di azioni militari, ma anche, per molti, una scelta morale e civile, che contribuì a restituire dignità al Paese e a porre le basi della nostra democrazia e della Costituzione”.
Il ragionamento si allarga a due figure cardine del patrimonio umbro: San Francesco e Aldo Capitini. “Il Santo di Assisi ci insegna che la vera pace non è una condizione statica o un semplice silenzio delle armi, ma è il frutto della giustizia e della fraternità”, osserva, e di Capitini ricorda “l’impegno per la pace e i diritti umani”, che “continua a ispirarci e a guidarci verso un mondo più giusto”. Ma è sul presente che Proietti fa cadere l’accento più severo, denunciando “un imbarbarimento del linguaggio che è di cattivo esempio per i giovani e di degrado delle relazioni sociali e istituzionali” e richiamando i rappresentanti dello Stato al dovere di “difendere sempre i valori e i principi che sono alla base della nostra democrazia”. In una stagione in cui “venti di guerra sono tornati a soffiare con forza sul mondo”, la presidente chiede di “tradurre la memoria in impegno attivo per la pace” e si rivolge ai giovani perché custodiscano “questa libertà con orgoglio”, ricordando che “la democrazia, proprio come la pace, richiede cura, partecipazione e l’impegno della non-violenza”.

Se Proietti parla il linguaggio delle istituzioni regionali, il rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, adotta quello della comunità accademica, ma i temi si toccano e si rafforzano. Il suo intervento ruota attorno a una domanda che suona come un esame di coscienza collettivo: “Cosa facciamo, oggi, della libertà che altri hanno conquistato al nostro posto? Non è una domanda retorica. È la domanda che nasce dal peso reale di quella storia - dal coraggio di uomini e donne che hanno scelto, in circostanze in cui la scelta aveva un costo altissimo, da che parte stare”.
Marianelli colloca l’università pubblica dentro questa stessa tensione: “Prendersi cura della propria missione significa ricordare da dove veniamo, e assumere quella memoria come impegno vivo nel presente. La conoscenza non è un privilegio, il pensiero critico non è un lusso. Ogni persona - indipendentemente dalla provenienza o da quanto possiede - merita uno spazio in cui crescere, interrogarsi, costruire qualcosa di proprio”. Se quei valori sono oggi “nuovamente sotto pressione, in forme diverse da quelle di ottant'anni fa ma non meno reali”, la risposta non può esaurirsi nel rito: “Non basta commemorare: bisogna abitare questa data, farne una bussola. Bisogna tornare a chiedersi - come singoli, come comunità, come istituzione - se ciò che facciamo ogni giorno è coerente con ciò in cui diciamo di credere”. L’impegno che ne discende è “contribuire a diffondere una cultura di pace non solo a parole, ma con scelte sostanziali, concrete, che riorientino il nostro sguardo”. Parole che suonano come la declinazione contemporanea di quello che fu, ottantuno anni fa, il coraggio di scegliere.

Le commemorazioni ufficiali di Perugia partono alle 10.30 al Cimitero monumentale con la deposizione di corone al Sacello dei caduti e sulle tombe delle Medaglie d’oro della Resistenza. Alle 11.15 il corteo è in Borgo XX giugno, davanti alla lapide dei patrioti fucilati dai nazifascisti, e alle 12 in via Masi al monumento dell’Ara Pacis. La novità è alle 15 ai Giardini del Frontone: l’inaugurazione di una targa commemorativa in memoria delle vittime LGBTQIA+ del nazifascismo, un riconoscimento che colma una lunga omissione. Alla stessa ora, da piazza Partigiani, parte la street parade "Resistenza a denti street" organizzata da collettivi indipendenti: un serpentone che attraverserà la città fino al parcheggio dietro lo stadio Curi, dove l’arrivo è previsto per le 22.
A Terni la cerimonia istituzionale si apre alle 10 nella Sala consiliare di Palazzo Spada con il sindaco Stefano Bandecchi, il Prefetto, i rappresentanti di Regione e Provincia e il presidente della sezione Anpi “13 giugno”. Alle 10.30, dopo la deposizione della corona in piazza della Repubblica, il corteo delle autorità civili e militari raggiunge ponte Garibaldi e piazza Briccialdi, accompagnato dalla banda comunale “T. Langeli” di Cesi. Nel pomeriggio, alle 16, l’Anpi propone "Strade di libertà", una passeggiata da piazza Buozzi alla rotonda Filipponi sui luoghi della memoria partigiana.
I centri minori non restano ai margini: a Narni il corteo muove alle 10.15 da piazza dei Priori verso il monumento ai caduti e il cimitero di Narni Scalo; a Città di Castello il sindaco Luca Secondi guida il corteo dalle 10 da piazza Gabriotti; ad Assisi si rinnova la Festa dei papaveri accanto agli eventi commemorativi istituzionali.
