I numeri parlano un linguaggio inequivocabile e quelli relativi al turismo a Gubbio nel 2025 sono più che positivi. La città ha ripreso a marciare e, almeno stando ai dati ufficiali, lo sta facendo anche con un passo piuttosto spedito.
Tutti gli indicatori principali mostrano il segno più, e in alcuni casi si tratta addirittura di incrementi a doppia cifra, un segnale chiaro di vitalità per uno dei comparti più importanti dell’economia locale.
Secondo i dati della Regione, gli arrivi fanno segnare un +4,1%, pari a 121.314 persone in più. Ancora più significativo il dato sulle presenze, che cresce del 4,7%, arrivando a 273.021. Anche la ricettività registra un aumento consistente, con un +11,7% che porta il numero delle strutture a 315. Numeri che, nel loro insieme, raccontano di una città che ha saputo intercettare una domanda turistica in crescita e che sta consolidando il proprio ruolo nel panorama umbro.

A trainare la crescita restano anche i visitatori italiani, che continuano a rappresentare una componente fondamentale del flusso turistico verso Gubbio. Gli arrivi dei turisti provenienti dal resto del Paese aumentano di quasi il 2% (1,9%), pari a 98.320 persone in più. Anche le presenze mostrano un segno positivo, con un +2,4% che porta il totale a 201.145.
Si tratta di numeri che confermano come Gubbio continui a essere una meta apprezzata dal pubblico nazionale, capace di coniugare patrimonio storico, identità culturale e qualità dell’offerta. La città resta un punto di riferimento per chi cerca un turismo fatto di borghi, tradizioni e paesaggi, ma anche di eventi e proposte culturali che arricchiscono l’esperienza del visitatore.
Ancora più evidente è la crescita sul fronte del turismo internazionale. Gubbio dimostra di avere un forte appeal sugli stranieri, con un aumento degli arrivi del 15%, pari a 22.994 persone in più. Anche le presenze crescono in modo significativo, con un +11,5% che porta il totale a 71.876.
Un dato particolarmente interessante riguarda la permanenza media, che aumenta dello 0,5%, arrivando a 2,3 giorni. Non si tratta solo di più visitatori, quindi, ma anche di turisti che restano più a lungo, segno che l’offerta della città riesce a trattenere e coinvolgere chi arriva da fuori Italia. Questo aspetto è fondamentale perché una permanenza più lunga si traduce in un impatto economico più consistente sull’intero indotto, dalla ristorazione ai servizi, dal commercio alle attività culturali.
L’unico dato in controtendenza è quello dell’Indice di utilizzo medio, che registra un -5,5%. Questo indicatore, spesso definito come tasso di occupazione o Indice medio di occupazione (Imo), misura l’intensità con cui le strutture ricettive vengono utilizzate in un determinato periodo. Si calcola dividendo il numero di camere o posti letto occupati per il totale di quelli disponibili, ed è espresso in percentuale.
Il calo dell’indice non va però letto come un segnale negativo in senso assoluto. Al contrario, può essere interpretato come l’effetto dell’aumento dell’offerta ricettiva, cresciuta in modo significativo. In altre parole, ci sono più strutture e più posti letto disponibili, e questo tende fisiologicamente ad abbassare la percentuale media di occupazione, anche in presenza di un aumento degli arrivi e delle presenze. È un dato che invita a ragionare sulla qualità e sulla distribuzione dei flussi, più che sulla loro quantità.
I dati sulla capacità ricettiva, riferiti al periodo 2023-2024, parlano di circa 2.000 posti letto distribuiti in circa 200 strutture. Il panorama è piuttosto variegato e comprende 20 alberghi, 112 agriturismi, 12 bed and breakfast, 15 affittacamere, 10 case appartamento-vacanze, 22 appartamenti locali ad uso turistico, oltre agli appartamenti affittati per brevi periodi.
Questa articolazione dell’offerta rappresenta un punto di forza, perché consente di intercettare tipologie diverse di visitatori, dal turista tradizionale a chi cerca esperienze più legate al territorio rurale o alla dimensione dell’ospitalità diffusa. Allo stesso tempo, però, questi numeri possono apparire ancora contenuti se si guarda alle potenzialità di sviluppo del comparto e alla possibilità di rafforzare ulteriormente l’indotto.

Proprio da qui nasce la necessità di favorire la nascita di nuove strutture e di incrementare l’attrattività del territorio. I dati positivi del 2025 mostrano che la domanda c’è e cresce, soprattutto sul fronte internazionale. Investire sulla qualità dell’accoglienza, sulla diversificazione dell’offerta e sulla promozione integrata del territorio significa trasformare questa crescita in un percorso stabile e duraturo.
Gubbio ha tutte le carte in regola per consolidare il proprio ruolo turistico. I numeri lo dimostrano, e il segnale è chiaro: la città ha ripreso a marciare. Ora la sfida è accompagnare questa crescita con scelte strategiche che sappiano guardare al futuro, valorizzando ciò che già funziona e costruendo nuove opportunità per l’intero sistema locale.