19 Jun, 2026 - 08:40

Truffa Superbonus, maxi-sequestro da 9 milioni tra Roma e l’Umbria: così i cantieri fantasma svuotavano le casse dello Stato

Truffa Superbonus, maxi-sequestro da 9 milioni tra Roma e l’Umbria: così i cantieri fantasma svuotavano le casse dello Stato

Un castello di carta finanziario da oltre trenta milioni di euro, edificato su cantieri mai aperti o rimasti incompiuti nel cuore dell'Italia centrale, è crollato sotto il peso di un decreto di sequestro preventivo da oltre 9,3 milioni di euro. I fili della maxi-frode legata ai crediti d'imposta del Superbonus 110%, tesi da un general contractor romano attivo in circa 35 cantieri tra il Lazio e il Mezzogiorno, si sono spezzati nelle sedi delle Agenzie delle Entrate di Perugia e Terni, dove i militari della Guardia di Finanza hanno congelato i crediti considerati fittizi prima che venissero monetizzati o ceduti a terzi ignari. L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ed eseguita dagli uomini della Tenenza di Anagni, squarcia il velo su una gestione sistematica e spregiudicata delle agevolazioni edilizie, portando alla denuncia di tre persone e all'avvio di un effetto domino investigativo che si preannuncia mastodontico.

La contabilità parallela del general contractor: dalle fatture per operazioni inesistenti alle ammissioni dei subappaltatori

L'indagine ha messo a nudo il motore immobile di una truffa strutturata. Al centro delle verifiche della Guardia di Finanza, supportate dagli specialisti del Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali di Roma e del Gruppo di Frosinone, c'è una società capitolina che operava come general contractor. Tra il 2021 e il 2024, questa impresa ha maturato crediti d'imposta nominali per un valore superiore ai 30 milioni di euro. Tuttavia, gli incroci documentali, i sopralluoghi tecnici e le perizie sul campo hanno svelato una realtà opposta rispetto a quella dichiarata nei documenti ufficiali di Stato Avanzamento Lavori (SAL).

Quasi la metà di quella montagna di denaro pubblico, nello specifico circa 15 milioni di euro, è ritenuta completamente illegittima dagli inquirenti. Le opere edilizie venivano regolarmente fatturate, ma restavano confinate sulla carta. Un sistema difettoso che ha trovato conferme determinanti nelle testimonianze raccolte e persino nelle ammissioni dei protagonisti della filiera. Tra gli atti dell'inchiesta, infatti, spiccano i rapporti finanziari tra la società romana e un'azienda subappaltatrice, il cui titolare, di fronte alle evidenze sollevate dalle fiamme gialle, “ha ammesso la fittizietà di fatture per circa 5 milioni di euro”. Un'ammissione che ha squarciato il sistema contabile parallelo architettato per ingannare l'erario.

Il blocco dei crediti a Perugia e Terni: la rete umbra e il rischio di riciclaggio nei mercati finanziari

Il dispositivo di contrasto economico della Magistratura romana e della Guardia di Finanza si è concentrato sulla necessità impellente di interrompere la circolazione monetaria del danno erariale. Per questa ragione, il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma ha emesso il decreto di sequestro preventivo - misura successivamente blindata dal Tribunale del Riesame - per un importo preciso di 9.327.961,10 euro. Il fulcro strategico del sequestro ha riguardato i cassetti fiscali delle Agenzie delle Entrate di Perugia e Terni, dove i flussi dei crediti tossici originati dal general contractor stavano per essere immessi nei canali di cessione ordinari.

I militari della Tenenza di Anagni hanno individuato le ramificazioni della frode sul territorio umbro, dove i cantieri fantasma o parziali fungevano da generatori di ricchezza artificiale. Il rischio concreto, evidenziato nel provvedimento del G.I.P., era che questi titoli fiscali derivanti da reati di truffa ai danni dello Stato, false attestazioni e indebite compensazioni venissero ulteriormente venduti a intermediari finanziari o imprese terze, diventando difficilmente tracciabili e provocando un danno irreversibile per le casse pubbliche. Bloccando i crediti direttamente alla fonte amministrativa in Umbria, gli inquirenti hanno neutralizzato la capacità della rete criminale di monetizzare il profitto illecito.

Il macro-orizzonte dell'inchiesta: oltre 900 appalti sotto la lente e un danno stimato in 213 milioni di euro

Ma l'operazione che ha colpito il general contractor romano rappresenta solo la punta di un iceberg ben più profondo e inquietante. La Guardia di Finanza, operando su delega dell'Autorità Giudiziaria, sta portando avanti un'offensiva sistematica sulla regolarità degli incentivi edilizi nel Centro-Sud che supera i confini del singolo caso aziendale. I numeri complessivi tracciati dai reparti investigativi descrivono una fenomenologia di frode di proporzioni straordinarie: sono infatti oltre 900 gli appalti complessivi finiti sotto la lente d'ingrandimento delle fiamme gialle, un reticolo di contratti che vede coinvolte più di 5.000 persone fisiche in qualità di beneficiarie teoriche dei crediti d'imposta.

In questo macro-contesto, l'ammontare totale delle agevolazioni ritenute indebite o illecite ha raggiunto la cifra stimata di circa 213 milioni di euro. Di questa enorme somma sottratta alla collettività, l'azione repressiva dello Stato ha già permesso di recuperare e sottoporre a sequestro circa 37 milioni di euro, ai quali si aggiungono altri 13 milioni di euro prontamente bloccati o cancellati dall'intervento tempestivo delle Direzioni Provinciali dell'Agenzia delle Entrate. Le tre denunce scattate nell'ambito del filone romano e umbro aprono la strada a nuovi accertamenti su una filiera di professionisti, tecnici abilitati e prestanome che hanno piegato le maglie larghe della normativa sui bonus edilizi a fini di arricchimento personale.

Il presidio della legalità finanziaria e le garanzie costituzionali a tutela degli indagati

Questo ennesimo capitolo giudiziario si inserisce nello sforzo strutturale profuso dai reparti speciali e territoriali del Corpo per garantire che le ingenti risorse pubbliche destinate al rilancio dell'economia e alla transizione energetica degli immobili non vengano disperse nei rivoli dell'illegalità fiscale. Come ricordato dalle autorità inquirenti in conformità alle normative sulla trasparenza pubblica, la diffusione dei dettagli dell'indagine risponde a “specifiche ragioni di interesse pubblico che lo giustificano”, strettamente connesse al diritto all'informazione e alla trasparenza dell'azione amministrativa dello Stato.

Allo stesso tempo, l'architettura istituzionale impone il massimo rigore nel rispetto delle garanzie di legge. In piena osservanza dell'articolo 27 della Costituzione e delle modifiche introdotte in materia di presunzione di innocenza, la posizione delle tre persone deferite alla magistratura resta al vaglio degli inquirenti: la responsabilità penale degli indagati per i reati di truffa e falso sarà stabilita in modo definitivo soltanto all'esito di un giudizio ordinario della magistratura. Nel frattempo, i sigilli apposti sui 9,3 milioni di euro congelati tra Roma e l'Umbria restano a presidiare un patrimonio che appartiene ai contribuenti.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE