11 Apr, 2026 - 15:00

Truffa sentimentale a Perugia: perde 200mila euro per amore, il giudice gli salva i debiti

 Truffa sentimentale a Perugia: perde 200mila euro per amore, il giudice gli salva i debiti

A volte il cuore prende decisioni che il portafoglio fatica a sostenere. E quando succede, il risultato può trasformarsi in un incubo finanziario.

È quello che è accaduto a un uomo ultrasettantenne, protagonista di una vicenda che mescola sentimenti, ingenuità e una truffa ben orchestrata, con un finale almeno in parte positivo grazie all’intervento del tribunale di Perugia.

L’uomo, convinto di vivere una relazione autentica con una giovane donna conosciuta online, ha finito per perdere circa 200mila euro di risparmi e accumulare altri 65mila euro di debiti. Una storia che, a leggerla tutta, sembra quasi una sceneggiatura già vista, ma che nella realtà ha avuto conseguenze molto concrete e dolorose.

Una relazione “troppo bella” per essere vera

Tutto inizia circa dieci anni fa, quando l’uomo conosce via internet una ragazza di oltre quarant’anni più giovane. L’incontro virtuale si trasforma presto in qualcosa di più concreto, con appuntamenti anche a Roma e una relazione che, almeno all’apparenza, sembrava destinata a crescere.

Peccato che, dietro quella storia d’amore, si nascondesse un copione ben diverso. L’uomo, coinvolto emotivamente, ha iniziato a soddisfare ogni richiesta della compagna. E qui la vicenda assume contorni quasi surreali.

Tra le spese più emblematiche spicca un abito da sposa da 15mila euro, simbolo di un matrimonio che evidentemente non si sarebbe mai celebrato. Ma non solo: finanziamenti per attività commerciali, bonifici continui e un flusso costante di denaro che, nel tempo, ha prosciugato completamente le sue risorse.

Il dettaglio che smaschera tutto

A rendere la storia ancora più paradossale è uno degli elementi emersi durante la ricostruzione dei fatti. Il bonifico destinato all’abito da sposa, quello da 15mila euro, non è mai arrivato a un atelier, bensì a un negozio di telefonia.

Un dettaglio che oggi può strappare un sorriso amaro, ma che all’epoca è passato inosservato a un uomo ormai completamente coinvolto in quella relazione. Una sorta di “cecità sentimentale”, dove ogni richiesta veniva accolta senza troppe domande.

I suoi legali, Michele Marzoli e Lara Greco, hanno lavorato per ricostruire l’intera vicenda, dimostrando come il loro assistito fosse vittima di una vera e propria manipolazione emotiva.

Da innamorato a bancomat

Col passare del tempo, il rapporto si è trasformato in qualcosa di ben diverso da una storia d’amore. L’uomo è diventato, di fatto, una fonte continua di denaro, convinto di sostenere la persona amata e un progetto di vita comune.

Nel frattempo, però, il patrimonio personale si assottigliava fino a scomparire. Dopo aver esaurito la buonuscita accumulata in anni di lavoro, è arrivato anche il ricorso ai debiti, aggravando ulteriormente la situazione.

Quando la realtà ha finalmente preso il sopravvento, il bilancio era pesante: risparmi azzerati, debiti consistenti e una profonda crisi personale. Non solo economica, ma anche psicologica.

Il crollo e la ripartenza

La presa di coscienza non è stata semplice. L’uomo è caduto in uno stato di depressione, senza sapere come uscire da quella spirale. A oltre 70 anni, ritrovarsi in quelle condizioni significa affrontare un doppio peso: quello delle difficoltà finanziarie e quello della delusione emotiva.

È stato il ritorno a Perugia, dove vive parte della sua famiglia, a segnare un primo passo verso la ripresa. Con l’aiuto dei suoi avvocati, ha deciso di intraprendere un percorso legale per cercare una soluzione.

Qui entra in gioco la cosiddetta legge sul sovraindebitamento, spesso definita anche “legge salva suicidi”, pensata proprio per offrire una via d’uscita a chi si trova schiacciato dai debiti senza aver agito con dolo.

La decisione del tribunale

Il tribunale di Perugia, con una sentenza firmata dal giudice Teresa Giardino, ha riconosciuto la particolarità del caso. Per la seconda volta in Italia, la normativa sul sovraindebitamento è stata applicata a una vittima di truffa sentimentale.

Il punto chiave è stato il riconoscimento dell’assenza di colpa grave. I debiti, secondo il giudice, non sono stati contratti per irresponsabilità o malafede, ma a causa di una condizione di vulnerabilità emotiva.

In altre parole, l’uomo non è stato considerato uno “spendaccione incosciente”, ma una persona che, in un momento di fragilità, è caduta in una dinamica assimilabile a una dipendenza.

Una lezione tra ironia e realtà

La vicenda, pur nella sua drammaticità, offre anche uno spunto di riflessione con un velo di ironia. Perché se è vero che l’amore non ha prezzo, è altrettanto vero che, in questo caso, il conto è arrivato eccome.

E anche piuttosto salato.

Resta il fatto che la decisione del tribunale rappresenta un precedente importante, capace di aprire la strada a una maggiore attenzione verso le vittime di truffe sentimentali. Situazioni sempre più diffuse nell’era digitale, dove tra chat e promesse, la linea tra realtà e inganno può diventare sottile.

Per il protagonista di questa storia, almeno, c’è una seconda possibilità. Magari con una nuova consapevolezza: fidarsi è umano, ma controllare il destinatario del bonifico, a volte, può fare la differenza.

 

(Le immagini dell'articlo sono state generate dalla AI e non riproducono né luoghi né personaggi reali)

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Mario Farneti
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