21 Apr, 2026 - 20:30

Truffa a Perugia, vende macchinari da palestra ma sparisce dopo due bonifici: denunciato 49enne

Truffa a Perugia, vende macchinari da palestra ma sparisce dopo due bonifici: denunciato 49enne

Un’opportunità commerciale presentata come irripetibile, costruita con abilità e credibilità apparente, si è rivelata invece un inganno ben orchestrato. È la vicenda emersa a Perugia, dove un imprenditore del settore fitness si è ritrovato vittima di una truffa dopo aver tentato di acquistare attrezzature per la propria palestra a condizioni particolarmente vantaggiose. Al termine degli accertamenti, un uomo di 49 anni è stato segnalato all’autorità giudiziaria.

L’offerta “troppo conveniente” e il primo contatto

Tutto prende avvio da una proposta commerciale che, almeno in apparenza, sembrava fondata su basi concrete. Il presunto venditore aveva infatti prospettato la possibilità di acquisire macchinari professionali provenienti da procedure d’asta, dunque a prezzi inferiori rispetto al mercato. Un canale, quello delle vendite giudiziarie, che negli ultimi anni ha attirato numerosi operatori interessati a ridurre i costi di investimento.

A rendere ancora più credibile la trattativa, l’uomo avrebbe fatto leva su presunte relazioni con ambienti istituzionali, lasciando intendere di poter facilitare l’acquisto grazie a conoscenze interne. Un elemento che, unito al prezzo competitivo, ha contribuito a rafforzare la fiducia della controparte.

La richiesta di denaro e l’escalation dei pagamenti

La trattativa è entrata nel vivo con una prima richiesta economica contenuta, pari a 170 euro, presentata come una sorta di anticipo necessario per bloccare l’affare. Una cifra modesta, versata tramite bonifico, che ha rappresentato il primo passo verso un coinvolgimento più ampio della vittima.

Successivamente, il presunto intermediario ha rilanciato, sostenendo la necessità di completare l’operazione con un pagamento decisamente più consistente, pari a 4.800 euro. Anche in questo caso, la richiesta è stata accompagnata da spiegazioni ritenute plausibili dall’acquirente, che ha quindi proceduto con un secondo trasferimento di denaro.

Nel complesso, la somma versata ha raggiunto i 4.970 euro. È proprio in questa fase che si concretizza uno schema ricorrente nelle frodi di questo tipo: un primo versamento “di prova” seguito da richieste più importanti, giustificate da urgenze o vincoli procedurali.

Il silenzio dopo i bonifici

Una volta incassate le somme, il venditore ha progressivamente interrotto ogni comunicazione. Le promesse di consegna, inizialmente accompagnate da tempistiche precise, sono rimaste disattese. I tentativi dell’imprenditore di ottenere chiarimenti o aggiornamenti si sono rivelati vani.

Con il passare delle settimane, l’assenza di riscontri ha trasformato i sospetti in una certezza: l’affare non si sarebbe mai concretizzato. La merce, infatti, non è stata consegnata e il denaro versato risultava ormai irrecuperabile attraverso un semplice contatto diretto.

La denuncia e le indagini

Preso atto della situazione, la vittima ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine, formalizzando una querela. Da quel momento sono partiti gli accertamenti investigativi, finalizzati a ricostruire la dinamica dei fatti e a individuare il responsabile.

Le verifiche hanno consentito di risalire all’identità del presunto autore del raggiro, già noto per episodi analoghi. Un elemento che ha rafforzato il quadro accusatorio, delineando un modus operandi consolidato: approccio diretto, costruzione di un rapporto fiduciario, utilizzo di giustificazioni credibili e, infine, interruzione dei contatti dopo l’incasso. Alla luce degli elementi raccolti, per l’uomo è scattata la denuncia.

I profili giuridici: cosa prevede la legge

Dal punto di vista normativo, la vicenda rientra nell’ambito del reato di truffa disciplinato dall’articolo 640 del Codice Penale. La norma punisce chiunque, attraverso artifici o raggiri, induca qualcuno in errore al fine di ottenere un profitto ingiusto causando un danno economico alla vittima. La sanzione base prevede la reclusione e una multa, ma può aumentare in presenza di circostanze aggravanti. Tra queste rientrano, ad esempio, i casi in cui il comportamento fraudolento sfrutta timori inesistenti o si avvale di strumenti che rendono più difficile l’identificazione del responsabile. Un aspetto rilevante riguarda la procedibilità: nella maggior parte dei casi, è necessaria la querela della persona offesa per avviare l’azione penale, come avvenuto in questa circostanza.

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Lorenzo Farneti
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