La borsa era già pronta, piena di bracciali, catenine e qualche banconota da 50 euro. La donna, 79 anni, teneva ancora il telefono incollato all’orecchio quando i carabinieri sono entrati senza fare rumore. Dall’altra parte del filo, un sedicente maresciallo continuava a ripetere le istruzioni: “Consegni tutto al collega che sta per arrivare. È l’unico modo per dimostrare che non c’entra nulla con il furto in gioielleria.”
A salvarla non è stato un caso, ma il fiuto del figlio. L’uomo, rientrato a casa prima del previsto, ha trovato la madre in una conversazione sospetta. Ha capito in pochi secondi che quella voce gentile e autoritaria era quella di un ladro. Invece di abbassare la cornetta, ha fatto una telefonata decisiva: al comandante della Stazione Carabinieri di Campello sul Clitunno. I militari sono arrivati di corsa, hanno visto la borsa dei gioielli sul tavolo e hanno deciso di non fermare la messinscena. L’hanno trasformata in una trappola.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il raggiro era stato preparato con cura. L’anziana ha ricevuto una chiamata da un uomo che si è presentato come maresciallo dei carabinieri. La scusa era sempre la stessa, rodata in decine di truffe simili: “Signora, la sua auto è stata utilizzata per compiere un furto in una gioielleria. Abbiamo bisogno di un confronto tra i gioielli rubati e quelli che ha in casa. Un mio collega passerà a prenderli. Non si preoccupi, glieli restituiremo entro poche ore.”
La donna, spaventata all’idea di essere coinvolta in un reato, ha obbedito. Ha infilato nella borsa gioielli per un valore di circa 20.000 euro e 280 euro in contanti. Poi è rimasta in attesa, sempre al telefono con il falso carabiniere, che la teneva “agganciata” per evitare che chiamasse qualcuno o si rendesse conto dell’inganno.
Il figlio, rientrando per un appuntamento saltato, ha trovato la porta socchiusa e la madre bisbigliare frasi concitate. “Ho sentito che parlava di auto, di gioielli, di un collega in arrivo. Mi è venuto un sospetto immediato”, avrebbe raccontato in seguito ai militari. Invece di intervenire direttamente e rischiare di far scappare il truffatore, ha chiamato il numero diretto del comandante della stazione, che conosceva personalmente.
I carabinieri hanno raggiunto l’abitazione in pochi minuti. Sono entrati senza far rumore, hanno visto la borsa pronta e hanno fatto cenno alla donna di continuare a parlare come se nulla fosse. Poi si sono nascosti in un angolo dell’ingresso, in attesa del complice che doveva presentarsi per il ritiro.
Poco dopo, un uomo di 25 anni, originario della Campania, ha bussato alla porta. La vittima gli ha consegnato la borsa con i preziosi e il denaro. Il giovane l’ha presa, ha mormorato un “grazie signora, le restituiremo tutto domani” e ha cercato di allontanarsi in fretta. Ma appena varcata la soglia è stato bloccato dai militari, che lo hanno arrestato in flagranza di reato per truffa aggravata.
La refurtiva è stata interamente recuperata e restituita alla 79enne, che solo in quel momento ha realizzato di essere stata a un passo dal perdere una vita di risparmi e ricordi. Il 25enne, dopo le formalità di rito, è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. I carabinieri stanno ora verificando se lo stesso uomo possa essere autore di altri colpi simili in Umbria o nelle regioni vicine.
L’episodio riporta l’attenzione su un fenomeno in continua crescita: le truffe agli anziani, spesso condotte con la tecnica del “falso carabiniere” o “falso avvocato”. Le forze dell’ordine raccomandano di diffidare sempre di richieste di denaro o gioielli per telefono, di non aprire a sconosciuti e di chiamare subito il 112 o un familiare in caso di dubbi. Stavolta, grazie alla prontezza di un figlio, la storia è finita diversamente.