“Non è all’ordine del giorno del governo tagliare né il tribunale di Terni né quello di Spoleto”. Parola di Emanuele Prisco, sottosegretario al ministero dell’Interno, esponente di Fratelli d’Italia. Il messaggio, lanciato su Facebook e poi ribadito all’ANSA, arriva dritto nel cuore della polemica che da giorni tiene banco in Umbria: la proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) di chiudere gli uffici giudiziari con meno di trenta giudici e dieci pubblici ministeri. Una soglia che avrebbe messo nel mirino Terni (diciotto giudici, otto pm) e Spoleto (quindici giudici, sei pm). Ma il governo frena. E lo fa con due voci autorevoli della maggioranza.
Prisco aggiunge un impegno preciso: “Ho fatto una verifica anche con gli uffici del ministero della giustizia”. E poi la promessa: “Entro l’anno si completeranno gli organici in tutta Italia della magistratura ed è previsto anche il completamento degli organici amministrativi di tribunale e procura di Spoleto”. Il sottosegretario rivendica la linea dell’esecutivo: “Questo significa che si continua a investire sulla giustizia, una giustizia vicina ai cittadini e che possa avere tutti gli strumenti per dare le risposte che cittadini e imprese aspettano. Ma – vicina ai territori”. E chiude senza lasciare spazio a dubbi: “Non è quindi all’ordine del giorno del governo questo tipo di azione, anzi l’imprinting del governo è costruire una giustizia sempre più vicina ai cittadini. Poi sarebbe impensabile togliere da un capoluogo di provincia una sede giudiziaria”.
Dall’altra parte della maggioranza, arriva il rinforzo di Raffaele Nevi, parlamentare umbro di Forza Italia e portavoce nazionale del partito. Le sue parole sono ancora più nette: “L’accorpamento dei tribunali di cui parla l’Anm non si farà e, in ogni caso, Forza Italia non lo voterà mai. Questa è la nostra posizione rappresentata al governo dal vice ministro Sisto”. Nevi aggiunge una postilla politica di segno opposto alla proposta dell’Anm: “Piuttosto, bisognerebbe riaprire alcuni tribunali che sono stati erroneamente chiusi, non certo procedere con nuove soppressioni”.
Per capire la reazione del territorio, bisogna tornare indietro di qualche giorno. La proposta dell’Anm – al momento un documento di lavoro interno – aveva fissato due parametri: meno di trenta giudici togati e meno di dieci pm. Un’asticella che, applicata alla geografia giudiziaria italiana, avrebbe condannato decine di sedi minori. In Umbria, i primi a finire nel mirino sarebbero stati Terni (diciotto giudici, otto pm) e Spoleto (quindici giudici, sei pm). La conseguenza logica, secondo le prime ricostruzioni di Tag24 Umbria, sarebbe stata l’accentramento a Perugia, capoluogo di regione.
Un’ipotesi che aveva subito fatto scattare l’allarme sociale ed economico. Perché chiudere un tribunale non significa solo spostare aule e udienze. Significa allontanare la giustizia da fallimenti aziendali, da procedimenti penali, da tutele dei lavoratori. Soprattutto in una città come Terni, storicamente industriale e con un tessuto di piccole e medie imprese che ha bisogno di risposte rapide in sede fallimentare.
La reazione era stata immediata. L’Ordine degli Avvocati aveva convocato assemblee. In Consiglio comunale di Terni i gruppi del Pd, del Movimento 5 Stelle e la consigliera del misto Roberta Trippini hanno presentato un atto di indirizzo in Consiglio comunale per opporsi alla soppressione del Tribunale di Terni. Il testo chiede una delibera di Giunta da inviare al ministro della Giustizia, alla Regione Umbria e al CSM, oltre a un tavolo istituzionale con ANM, Ordine degli avvocati, Provincia e parlamentari umbri
Alessandro Gentiletti, avvocato e presidente dell’associazione Terni Valley, aveva portato un esempio concreto: l’udienza fallimentare della Ternana Calcio. “Con la vicenda della Ternana e l’urgenza di affrontare la procedura fallimentare abbiamo avuto la plastica dimostrazione di quanto sia fondamentale, per una pronta ed efficiente tutela del territorio, avere un tribunale e quindi la sezione fallimentare, da sempre vitale e cruciale per la vita economica e la tenuta sociale di una comunità”, aveva detto Gentiletti. “Proprio per questo la difesa del tribunale di Terni è la madre di tutte le battaglie”.
Le parole di Prisco e Nevi hanno dunque spento sul nascere quello che rischiava di diventare un caso politico regionale. Il sottosegretario ha voluto rimarcare che la verifica è stata fatta “con gli uffici del ministero della giustizia”, quindi non una semplice rassicurazione di bandiera. E la promessa di completare gli organici entro l’anno – anche per la procura di Spoleto – è un fatto concreto, verificabile.
Sul fronte politico, la maggioranza si è compattata. Da un lato Fratelli d’Italia con Prisco, dall’altro Forza Italia con Nevi e il vice ministro Sisto informato della posizione. Nevi ha voluto alzare ulteriormente il tiro: non solo no ai tagli, ma riapertura di sedi chiuse in passato. Una linea che va oltre la mera difesa dello status quo.
Il territorio, intanto, tira un sospiro di sollievo. Ma senza smobilitare. L’Ordine degli Avvocati ha già annunciato che continuerà a vigilare, e il Comune di Terni manterrà aperti i tavoli istituzionali. Gentiletti l’ha detto chiaro: la battaglia è “la madre di tutte le battaglie”. Perché la proposta dell’Anm, sebbene ora accantonata dal governo, resta un documento che potrebbe tornare in discussione in futuro. Per ora, però, la parola passa ai fatti: organici da completare entro dicembre, e nessun decreto di accorpamento all’orizzonte. Parola di Prisco. Parola di Nevi.