11 Apr, 2026 - 10:55

Tribunali di Terni e Spoleto a rischio chiusura, la proposta ANM che taglia 87 uffici giudiziari: la mobilitazione del territorio

Tribunali di Terni e Spoleto a rischio chiusura, la proposta ANM che taglia 87 uffici giudiziari: la mobilitazione del territorio

Altro che cittadella della giustizia. In corso del Popolo, a Terni, accanto alla buca che da anni insiste tra il Palazzo di Giustizia e il Pentagono del Comune, se le cose andassero come vuole il sindacato dei magistrati, l'ANM a breve potrebbe liberarsi anche dell'intero edificio del Tribunale. E lo stesso accadrebbe a Spoleto. Perché la proposta dell’Associazione nazionale magistrati sui piccoli tribunali non è solo un tema ordinamentale. È un dossier con ricadute industriali, sociali e territoriali pesanti per intere aree del Paese. Applicando la soglia indicata dall’ANM - chiusura degli uffici con meno di 30 giudici e 10 pm - 87 tribunali sui 189 italiani verrebbero di fatto candidati alla soppressione. In Umbria la mappa è chiara: a rischio sono Terni e Spoleto, poli di riferimento per l’Umbria meridionale che oggi contano rispettivamente 18 giudici e 8 pm15 giudici e 6 pm. La razionalizzazione disegnata dall’ANM punta a concentrare risorse nei distretti maggiori, ma apre un fronte di forte conflitto con i territori interessati. Qui il tema non è solo l’accesso alla giustizia, ma l’impatto su imprese, professionisti e capitale umano che gravitano attorno ai palazzi di giustizia locali.

L’allarme è scattato il 5 marzo 2025, quando Rocco Gustavo Maruottisegretario generale dell’ANM, ha depositato una memoria scritta per l’incontro con il governo sul DDL 1353, quello della separazione delle carriere. Un documento in otto punti, presentato come una controprova: le criticità della giustizia non si risolvono toccando la Costituzione, ma ridisegnando le piante organiche. E il punto due è una scure. Recita testualmente: chiudere gli uffici con meno di 10 P.M. e 30 giudici. Per liberare risorse e destinarle ai tribunali in maggiore sofferenza, quelli strozzati dai carichi pendenti e dagli organici ridotti all’osso.

Il parametro non lascia spazio a interpretazioni. In UmbriaTerni e Spoleto restano fuori dalla soglia di sopravvivenza. E non sono sole. Dalle Marche alla Calabria, passando per Sicilia e Sardegna, sono 87 le sedi che finirebbero nel dimenticatoio. Un’emorragia silenziosa che il sindacato dei magistrati giustifica con l’efficienza, ma che i territori leggono come una condanna a morte civile.

La mappa della razionalizzazione: il parametro che condanna Terni e Spoleto

Il Tribunale di Terni conta oggi 18 giudici e 8 pubblici ministeriQuello di Spoleto 15 giudici e 6 pm. Numeri lontanissimi dalla soglia dei 30 giudici e 10 pm indicata dall’ANM. Tradotto: nella fotografia scattata dal sindacato delle toghe, entrambi gli uffici sarebbero candidati naturali alla soppressione. Le udienze civili e penali, le cause fallimentari, i processi per reati societari, la tutela delle tute blu dello stabilimento Ast di Terni - tutto finirebbe accentrato a Perugia, a un’ora di distanza in condizioni di traffico normale, molto di più nei giorni di pioggia o di neve sulla E45.

Il ragionamento dell’ANM è lineare: concentrare i magistrati nei distretti maggiori per abbattere i tempi dei processi e ridurre l’arretrato. Ma per i territori significa perdere un presidio di legalità e un motore economico. Intorno a un tribunale gravitano avvocati, consulenti tecnici, cancellieri, forze dell’ordine, assicurazioni, agenzie di recupero crediti. Una filiera che genera lavoro e servizi. E che, in città come Terni, già provate dalla crisi dell’acciaio, rappresenta un tassello non marginale del tessuto produttivo.

La reazione è stata immediata. L’8 aprile 2026, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Terni, presieduto da Andrea Colacci, ha diffuso un comunicato che non lascia spazio a fraintendimenti. “Le conseguenze sarebbero gravissime”, scrivono i legali. “Non solo per l’accesso alla giustizia, ma per l’intero sistema economico e sociale del territorio”. E aggiungono: “Spostare il contenzioso a Perugia significa allungare i tempi, aumentare i costi per cittadini e imprese, e sovraccaricare un ufficio già in difficoltà”. Parole pesanti, che arrivano da chi ogni giorno attraversa i corridoi del Palazzo di Giustizia di corso del Popolo e conosce meglio di ogni altro il valore di una sede giudiziaria diffusa.

L’effetto domino su professionisti e imprese: il costo economico e sociale della chiusura

Non è solo una questione di numeri. È una questione di vita quotidiana. Per un operaio dell’Ast che fa causa per un infortunio, per un piccolo imprenditore di Narni che segue una procedura concorsuale, per una famiglia di Amelia che affronta una separazione. Spostare tutto a Perugia significa aggiungere ore di viaggio, carburante, parcheggi a pagamento, giornate perse tra rinvii e attestazioni. Significa allontanare la giustizia dalle persone, restituirla come un privilegio per pochi.

Sul fronte politico, la mobilitazione è partita dal Consiglio comunale di Terni. I gruppi del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, insieme alla consigliera del gruppo misto Roberta Trippini, hanno depositato un atto di indirizzo dal titolo inequivocabile: “Il Tribunale a Terni un servizio indispensabile per il territorio”. Il documento parla di “presidio irrinunciabile di legalità” per l’Umbria meridionale e ricorda le difficoltà già vissute con le ipotesi di accorpamento della Corte di Giustizia Tributaria. E cita le denunce del presidente del Tribunale di Terni sulle croniche carenze di personale, che oggi già mettono a dura prova l’efficienza dell’ufficio.

Nell’atto si chiede al sindaco Stefano Bandecchi e alla sua giunta di esprimere “formale e immediata opposizione alla proposta ANM” attraverso una delibera da inviare al Ministro della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura e alla Regione Umbria. Non solo. Viene richiesta la costituzione di un Tavolo istituzionale con ANM, avvocati, Provincia, Regione e parlamentari locali, e la redazione di un dossier tecnico che certifichi i benefici economici e sociali legati al mantenimento della sede ternana. Un tentativo di trasformare la protesta in dati, la mobilitazione in argomenti pesanti da mettere sul tavolo della trattativa.

La palla passa ora all’amministrazione. Il sindaco Bandecchi, finora, non ha ancora preso una posizione pubblica definitiva. Ma la pressione sale. Il prossimo Consiglio comunale sarà il banco di prova. L’opposizione chiede un atto rapido e coordinato. “È il dovere di tutelare gli interessi della comunità”, scrivono i consiglieri. 

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE