È in corso proprio in questi giorni il Todi Festival, la kermesse fondata e diretta da Silvano Spada, che quest'anno taglia il traguardo della quarantesima edizione. Un appuntamento culturale di grande rilievo che nella città umbra propone un ricco cartellone di eventi con ospiti di richiamo. Tra loro anche Alice De André, attrice ventisettenne, nipote dell'immenso cantautore genovese, che sul palco della manifestazione tuderte ha portato il suo spettacolo 'Alice (non canta) De Andé'. Dall'account ufficiale del Todi Festival e da quello della stessa De Andrè, il giorno dopo la performance andata in scena al Nido dell'Aquila, è stata pubblicata una foto che la ritrae insieme al direttore artistico. Un'immagine che sul web nel giro di poco ha scatenato una valanga di commenti sessisti.
De André ha risposto a quella girandola social pubblicando un video dal suo account Instagram che in appena ventiquattr'ore ha totalizzato oltre 800mila visualizzazioni. Il titolo è una citazione da 'Il giorno della civetta' di Sciascia: "Uomini, mezz'uomini, ominicchi...". La sua una riflessione lucida che ha toccato argomenti importanti denunciando come un corpo femminile per certi "leoni da tastiera" costiuisca il pretesto per dare libero sfogo a volgarità di ogni genere.
L'artista ha mostrato alcuni dei commenti in questione. "Dalla mia foto con il direttore artistico del Todi Festival - così esordisce Alice De André - internet ha scoperto una cosa sconvolgente: ho le tette. Ora, la cosa che mi sconvolge di più non è che qualcuno abbia guardato il mio seno: ce l'ho, si vede, sopravviveremo tutti. Quello che invece trovo interessante è la veolcità con cui appena compare un corpo femminile tutto il resto sparisce. Nel giro di qualche minuto non ero più attrice, non ero più una persona che era lì a lavorare, non ero più una donna con qualcosa da dire. Ero diventata due tette con una biografia attaccata dietro".
"Ma la cosa davvero impressionante - prosegue rivolgendosi agli hater - è il fatto che voi vi sentitate autorizzati. Autorizzati a scrivere qualunque cosa, a parlare del corpo di una donna come se dall'altra parte non ci fosse una persona. E attenzione, non sto dicendo che voi non possiate trovare una donna attraente, sexy. Il problema è il momento in cui decidete che quel pensiero lì debba diventare una volgarità scritta pubblicamente sotto alla foto di una persona che non conoscete neanche".
Qui il discorso si amplia su quello che appare a tutti gli effetti come un "doppio standard". "Perché lo so - dice l'artista - che molti di voi sono padri di famiglia, fratelli di sorelle, figli. Persone che immagino, nella vita reale, pretendano un briciolo di rispetto per le donne che amano. E poi entrate sui social e vi sentite in diritto di scrivere ad una sconosciuta le peggiori cose che vi passano per la testa, come se la forma di un seno sotto ad una maglietta vi desse automaticamente un lasciapassere per la volgarità. E vi dico un segreto: questa cosa non vi rende più maschi, non vi rende spiritosi, non vi rende neanche trasgressivi. Vi rende semplicemente dei trogloditi digitali".
"Pensavo di essermi semplicemente messa una maglietta e invece, a quanto pare, inconsapevolmente, avevo elaborato un sofisticatissimo piano di comunicazione. Devo essere un genio - dice sacrcastica -. Nel 2026 basta ancora la forma di un seno sotto ad una maglietta perché il lavoro, le parole, il pensiero, la voce e persino l'identità di una persona, di una donna, passino improvvisamente in secondo piano. E questa continua a sembrarmi una cosa molto più oscena di un capezzolo" conclude.