16 Jan, 2026 - 19:30

Todi, fuggono al controllo dei Carabinieri: fermati con sei quintali di cavi in rame

Todi, fuggono al controllo dei Carabinieri: fermati con sei quintali di cavi in rame

Sei quintali di cavi in rame, un furgone rubato, un inseguimento notturno tra le strade della Media Valle del Tevere e una fuga nelle campagne approfittando dell’oscurità. È questo il quadro dell’operazione condotta dai Carabinieri tra Todi e Marsciano, nell’ambito di un rafforzato controllo del territorio disposto dal Comando Provinciale dell’Arma di Perugia. Un intervento che si inserisce in una strategia più ampia di contrasto ai reati contro il patrimonio, in particolare quelli legati al furto di rame, materiale sempre più spesso al centro di traffici illeciti organizzati.

Il sequestro dei 600 chilogrammi di cavi, risultati da poco asportati da un impianto fotovoltaico, rappresenta un colpo significativo a una filiera criminale che agisce con rapidità, conoscenza dei territori e mezzi logistici adeguati, sfruttando zone rurali e infrastrutture isolate.

Controlli rafforzati e prevenzione dei reati contro il patrimonio

L’attività che ha portato al sequestro del carico di rame si inserisce in un più ampio dispositivo di vigilanza attuato dall’Arma dei Carabinieri su scala provinciale, con l’obiettivo di intercettare movimenti sospetti e arginare il ripetersi di furti ai danni di aziende e infrastrutture. Nelle ultime settimane, l’attenzione si è concentrata in particolare sull’area della Media Valle del Tevere, dove il rischio di colpi mirati a impianti produttivi e strutture isolate resta elevato.

In questo contesto operativo, le pattuglie della Compagnia di Todi hanno intensificato la presenza sulle principali direttrici stradali e nei collegamenti tra i comuni limitrofi, monitorando flussi di traffico e veicoli ritenuti anomali. È stato proprio durante uno di questi servizi dinamici che, nel territorio di Marsciano, i militari hanno individuato un furgone la cui presenza ha destato immediatamente sospetti.

Quando il mezzo è stato affiancato per un controllo, la reazione degli occupanti ha fugato ogni dubbio: invece di fermarsi, hanno tentato una fuga improvvisa, dando vita a una corsa durata alcuni chilometri. Una scelta che ha trasformato un semplice accertamento in un inseguimento a tutti gli effetti e che ha imposto un intervento rapido per impedire che la situazione degenerasse o che il veicolo potesse rappresentare un pericolo per la circolazione.

La corsa nella notte e la scoperta del carico illecito

La fuga si è arrestata bruscamente quando i sospetti, compreso di non avere più margini per sottrarsi al controllo, hanno deciso di lasciare il mezzo in strada e disperdersi nei terreni agricoli circostanti. Le condizioni di scarsa visibilità e l’oscurità delle aree rurali hanno favorito l’allontanamento a piedi dei quattro individui, che sono riusciti a far perdere le proprie tracce sfruttando la conoscenza del territorio.

Il vero punto di svolta dell’intervento, però, è emerso solo dopo l’abbandono del veicolo. All’interno del furgone, i militari hanno trovato un ingente quantitativo di materiale metallico, successivamente identificato in circa sei quintali di cavi in rame. Gli accertamenti immediati hanno permesso di stabilire che il carico proveniva da un recente furto ai danni di un impianto fotovoltaico, confermando la natura predatoria dell’azione in atto.

Il recupero del rame e il sequestro del mezzo hanno consentito di neutralizzare un danno economico rilevante e di bloccare una fase chiave del traffico illecito. Parallelamente, sono stati avviati ulteriori approfondimenti investigativi per individuare gli autori della fuga, ricostruire i passaggi precedenti al furto e verificare se l’episodio rientri in una serie più ampia di colpi analoghi già avvenuti nella zona.

Il furto di rame: una tipologia di reato strutturata e ad alto impatto economico

Il furto di rame rappresenta una delle forme più diffuse e dannose di reato contro il patrimonio negli ultimi anni, soprattutto in contesti rurali e industriali. Non si tratta di episodi estemporanei, ma di azioni spesso pianificate, messe in atto da gruppi organizzati che conoscono bene il territorio, i punti deboli delle infrastrutture e le tempistiche ideali per colpire.

Il rame è un materiale particolarmente appetibile per il mercato illecito a causa del suo elevato valore economico e della facilità di rivendita, spesso attraverso canali paralleli o intermediari senza scrupoli. Impianti fotovoltaici, linee elettriche, cantieri, aziende agricole e strutture industriali isolate diventano bersagli privilegiati, con danni che vanno ben oltre il valore del materiale sottratto. I furti provocano infatti interruzioni di servizio, blackout, blocchi produttivi e costi ingenti per il ripristino degli impianti.

Dal punto di vista giuridico, il furto di rame può configurarsi come furto aggravato, soprattutto quando avviene su beni destinati a pubblico servizio o mediante l’uso di mezzi fraudolenti, violenza sulle cose o su infrastrutture strategiche. L’utilizzo di veicoli rubati, come nel caso di Marsciano, rappresenta un’ulteriore aggravante e dimostra un livello di organizzazione superiore rispetto al semplice furto occasionale.

Le forze dell’ordine contrastano questo fenomeno attraverso controlli mirati, pattugliamenti nelle aree sensibili e attività investigative finalizzate a colpire non solo gli esecutori materiali, ma anche la rete di ricettazione. La prevenzione passa inoltre dalla collaborazione con aziende, enti locali e gestori di impianti, chiamati a rafforzare sistemi di sicurezza e segnalare tempestivamente movimenti sospetti.

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Lorenzo Farneti
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