24 May, 2026 - 09:30

Tiroide in Umbria, colpito fino al 20% della popolazione regionale: il convegno di Perugia sulla svolta teranostica

Tiroide in Umbria, colpito fino al 20% della popolazione regionale: il convegno di Perugia sulla svolta teranostica

Una persona su cinque, in Umbria, convive con un problema alla tiroide. A volte lo sa, altre volte no. Altre ancora lo trascura, scambiando stanchezza cronica o sbalzi d’umore per normale affaticamento. Eppure i numeri parlano chiaro: tra il 15 e il 20 per cento della popolazione regionale presenta una patologia tiroidea. Un dato che non ha nulla di marginale e che sabato scorso ha riempito la sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni a Perugia, dove specialisti, istituzioni e associazioni di pazienti si sono riuniti per fare il punto su una delle sfide sanitarie più silenziose e diffuse del nostro tempo.

Non si è trattato dell’ennesimo convegno di settore. Il titolo scelto, “La tiroide come modello: la partecipazione dei pazienti nell’era della teranostica, lascia già intuire il cambio di passo. Perché se è vero che l’ipotiroidismo da solo interessa il 9 per cento della popolazione umbra, e che i noduli clinicamente significativi riguardano una forchetta compresa tra il 5 e il 10 per cento, è altrettanto vero che la medicina sta imparando a guardare oltre il singolo organo. Oggi si parla di percorsi personalizzati, di diagnosi e terapie che viaggiano insieme - è questa la teranostica - e di un protagonismo dei malati che non è più opzionale, ma strutturale.

Un invito a non abbassare la guardia sul tema della iodiosufficienza

A fare i conti con questi numeri, nella sala affollata di medici e cittadini, è stato per primo Efisio Puxeddu, direttore della struttura complessa di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’azienda ospedaliera di Perugia e referente scientifico dell’iniziativa insieme ai colleghi Cristina Tranfaglia (Medicina Nucleare) e Renato Colella (Anatomia Patologica). Puxeddu non ha usato giri di parole: “Le patologie tiroidee sono tra le più diffuse nella popolazione, anche a causa dell’esposizione alla carenza iodica. Oggi tutto sommato la iodiosufficienza è stata raggiunta, ma in passato ha condizionato lo sviluppo della patologia nodulare e ne vediamo ancora le conseguenze. I dati che ci riguardano rispecchiano la media dei paesi occidentali”.

Un passaggio, quest’ultimo, che non suona come una rassicurazione ma come un invito a non abbassare la guardia. Perché se per la maggior parte dei tumori della tiroide la prognosi resta favorevole, esistono anche forme avanzate che richiedono un approccio articolato. “Nella maggior parte dei casi sono, dal punto di vista clinico, benevoli, con la maggior parte dei pazienti che sopravvive alla malattia - ha aggiunto Puxeddu -. Tuttavia in alcuni casi diagnostichiamo anche carcinomi avanzati che richiedono un approccio articolato multidisciplinare e con farmaci innovativi”.

L’eredità della carenza iodica e il ruolo della prevenzione

Il dato che più di tutti ha fatto riflettere i presenti, però, è un altro: la patologia nodulare che oggi osserviamo è in larga parte il frutto di decenni di alimentazione povera di iodio. A ricordarlo è stata Antonella Olivieri, responsabile scientifico dell’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia (Osnami) dell’Istituto Superiore di Sanità, intervenuta nella prima sessione del convegno con una relazione dal titolo inequivocabile: “Quale prevenzione per la patologia nodulare tiroidea: profilassi jodica.

Il messaggio di Olivieri è chiaro: la battaglia per la iodiosufficienza è stata in gran parte vinta, ma le sue cicatrici restano. E la prevenzione, oggi, non può limitarsi a guardare indietro. Serve piuttosto un’alleanza stretta tra endocrinologimedici nuclearianatomopatologi e medici di famiglia, perché la tiroide – hanno ripetuto più volte i relatori – è un perfetto modello di come una patologia cronica vada gestita in équipe.

Il convegno, articolato in quattro sessioni tematiche, ha spaziato dalle tireopatie dell’adulto e del bambino alla gestione dei noduli tiroidei, passando per gli ipertiroidismi (malattia di Basedow-GravesTedPlummer) e le nuove frontiere dell’oncologia endocrina. A tenere banco, soprattutto nella seconda parte della giornata, il tema delle mutazioni genetiche e dei trattamenti per i carcinomi avanzati, con un focus sulle terapie medico-nucleari che sempre più spesso affiancano la chirurgia tradizionale.

I pazienti salgono in cattedra: la tavola rotonda che cambia prospettiva

Ma il momento forse più significativo è stato quello finale. Non una lectio magistralis, non una slide, non un primario in cattedra. Bensì una tavola rotonda in cui a parlare sono state le associazioni dei pazientiLa Lumaca odvCape ItaliaAttaAmeir IrpinaInsieme! Umbria Contro il Cancro e molte altre realtà nazionali e regionali hanno portato in sala Brugnoli le storie, le difficoltà quotidiane, ma anche la voglia di non essere più considerati solo destinatari di cure.

Un passaggio di ruolo che non è retorico. Nell’era della teranostica - termine che fonde terapia e diagnostica - il paziente diventa parte attiva del processo decisionale. Sceglie insieme al medico, conosce i percorsi alternativi, chiede conto dei tempi e delle evidenze scientifiche. È una rivoluzione silenziosa, che in Umbria trova terreno fertile grazie a una rete associativa sempre più strutturata.

Il convegno, va ricordato, rientrava nel calendario della Settimana mondiale della Tiroide 2026, in programma dal 25 al 31 maggio e dedicata quest’anno al tema “Tiroide e Nutrizione”. Un legame, quello tra alimentazione e salute della tiroide, che gli stessi pazienti chiedono venga approfondito senza cadere in facili semplificazioni o diete fai-da-te.

L’iniziativa, patrocinata da Regione UmbriaComune di PerugiaUniversità degli Studi di Perugia, dalle Aziende ospedaliere di Perugia e Terni, dalle Usl Umbria 1 e 2, da Afas Farmacie Comunali, da La Lumaca odv e da Cape, ha dimostrato una cosa semplice e al tempo stesso rivoluzionaria: quando la politica, la scienza e i cittadini si siedono attorno allo stesso tavolo, la medicina diventa davvero personalizzata. E per il 20 per cento degli umbri che ogni giorno fanno i conti con la tiroide, non è un dettaglio da poco.

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Federico Zacaglioni
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