La polizia di Terni ha eseguito il trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) nei confronti di un cittadino ivoriano, condannato in via definitiva a tre anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata dall’abuso di relazione domestica.
Aveva scontato la pena, per cui era stato condannato, e aveva richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari, in ragione della cittadinanza italiana acquisita dalla madre, dove (all'epoca dei fatti) il cittadino ivoriano avrebbe abusato sessualmente di una connazionale ospite nella residenza
Nella giornata di ieri, il personale dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Terni, diretto dal sostituto commissario Massimiliano Ruggeri, ha respinto la richiesta del cittadino straniero, avviando le procedure di espulsione. Una volta, rintracciato dagli agenti, l'uomo è stato accompagnato presso un C.P.R. in attesa del rimpatrio.
"La gestione tempestiva di questo caso - le parole del Questore di Terni Michele Abenante - dimostra l'impegno costante della Polizia di Stato nel garantire la sicurezza della comunità tenana e nell'assicurare il rispetto delle leggi dello Stato".
A proposito di violenza sessuale, il caso che ha scosso la comunità di Perugia e non solo negli ultimi giorni riguarda la drammatica notte del 19 luglio quando un cameriere afgano 45enne avrebbe sequestrato, picchiato e abusato sessualmente di una studentessa 21enne, originaria della Mongolia e giunta nel capoluogo umbro per imparare l'italiano.
L'uomo resterà detenuto in carcere: lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari al termine dell'udienza di convalida. Il fermo nei confronti del 45enne era stato emesso il 3 agosto. Il gip, dati gli elementi raccolti dalla squadra mobile, ha confermato la misura cautelare presso la casa circondariale di Capanne.
Durante l’interrogatorio l’uomo avrebbe respinto le accuse, parlando di un incontro consensuale e negando di avere avuto rapporti sessuali con la giovane ragazza.
Il giudice per le indagini preliminari, però, durante l'udienza di convalida, non ha creduto al racconto dell'uomo. L'uomo sarebbe stato incastrato dalla corrispondenza del suo Dna con quello del materiale biologico trovato nell’ex bar dismesso e sui vestiti della ragazza.
La ragazza, inoltre, sarebbe riuscita, durante la violenza subita, ad attivare la telecamera del suo cellulare, riprendendo alcune fasi dell'aggressione, prima di potersi liberare e darsi alla fuga al mattino, quando l'uomo si è addormentato.
I frammenti di registrazione che confermano il rapporto "non consensuale" sono, poi, confluiti nel fascicolo del pm Mario Formisano.