L'assenza di Unicoop Etruria è stata la vera protagonista della Conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale di Terni dedicata alla vertenza Unicoop–Superconti. Mentre l'assessore regionale Francesco De Rebotti portava al tavolo di Palazzo Spada i numeri di un accordo faticosamente raggiunto - 21 esuberi nei centri direzionali di Terni e una buonuscita media di circa 40 mila euro che l'assessore comunale Gabriele Ghione non ha esitato a definire discutibile -, i riflettori si accendevano su un vuoto difficile da ignorare. I vertici dell'azienda che ha acquisito Superconti e oggi decide su chiusure, trasferimenti e possibili esuberi non si sono presentati al confronto con il livello istituzionale più vicino alla comunità. E mentre sindacati e politica ragionavano di ricollocazioni e ammortizzatori, sullo sfondo è riemerso lo spettro di un'altra ferita per la città: la possibile cessione di alcuni punti vendita rischia di lasciare nuovi spazi commerciali vuoti in un tessuto urbano che già soffre la crisi del commercio di prossimità, aggiungendo un altro tassello a quella mappa del deserto che da anni affligge le aree centrali e semicentrali di Terni.

L'incontro di mercoledì 18 marzo a Palazzo Spada è servito a mettere nero su bianco i termini dell'intesa raggiunta nei giorni scorsi sull'accordo quadro per la seconda fase del piano industriale 2025-2027 di Unicoop Etruria, la cooperativa nata il 1° luglio 2025 dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia. Un' intesa arrivata al termine di mesi di trattative complesse, segnate da mobilitazioni sindacali e tensioni, che ha definito il percorso di riorganizzazione dell'azienda: cessione di parte dei punti vendita, riassetto delle sedi direzionali e revisione della logistica.
Alla riunione, convocata per approfondire la situazione del territorio di Terni, hanno partecipato l'assessore regionale Francesco De Rebotti, l'ex assessore Sergio Cardinali, il neo assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni Gabriele Ghione e i rappresentanti delle sigle sindacali CGIL, CISL e UIL.
L'assessore De Rebotti ha voluto rivendicare il lavoro di monitoraggio costante svolto dalla Regione Umbria, pur in un confronto sviluppatosi su un tavolo nazionale. La Regione Umbria, ha spiegato, ha seguito fin dall'inizio il confronto tra azienda e sindacati, accompagnando il percorso con un costante lavoro di interlocuzione a tutela dei lavoratori e dei territori coinvolti. Sul futuro dei punti vendita Superconti di Terni, De Rebotti ha chiarito un passaggio cruciale: si parla di cessione e non di chiusura, con l'obiettivo dichiarato di garantire la continuità operativa e la tenuta dei livelli occupazionali. Una distinzione che l'assessore ritiene fondamentale per il mantenimento dell'attività commerciale sul territorio.

Il nodo più spinoso, tuttavia, rimane quello occupazionale. A livello complessivo, l'accordo individua 180 lavoratori in eccedenza nei centri direzionali, di cui 21 nella sola Terni. Per questi dipendenti si apre una duplice strada: aderire a un incentivo all'esodo volontario, oppure tentare la strada della ricollocazione all'interno dei punti vendita. Ed è qui che emergono i primi mal di pancia. L'assessore comunale Gabriele Ghione, intervenuto per la prima volta in questa veste in teleconferenza dalla Puglia, non ha nascosto le perplessità sulla misura dell'incentivo. “Sarà mia premura convocare i vertici aziendali e l'incontro dovrà avvenire con prospettive definite – ha spiegato Ghione –. L'incentivo all'esodo proposto ai lavoratori, circa 40 mila euro, è ritenuto discutibile nell'entità”. Una cifra che, per molti, appare lontana dalle reali necessità di chi si trova a dover reinventare il proprio futuro professionale. De Rebotti, dal canto suo, ha ribadito la centralità del principio di territorialità: non si può pensare a una ricollocazione fuori dai confini locali.
Sul fronte sindacale, la priorità è chiara: gestire la fase della ricollocazione. La fase che si apre ora, quella della ricollocazione del personale, è centrale e la politica deve accompagnare questo momento, ha spiegato Lucia Rossi della CGIL, ricordando anche lo sciopero indetto nel mese di dicembre dopo le prime comunicazioni aziendali. Tra le richieste avanzate, anche l'apertura di un tavolo per un patto sulla legalità del commercio. Preoccupazione è stata espressa anche da Sergio Sabatini della CISL, che ha sottolineato come resti incerto il futuro dei punti vendita, nonostante la gestione di una fase definita complessa. “Resta l'amarezza per i ventuno esuberi dei centri direzionali a Terni”, ha dichiarato.

A margine dei lavori, l'attenzione si è spostata anche su un vivace botta e risposta tra Fratelli d'Italia e Alternativa Popolare incentrato sulla presenza in aula dell'ex assessore allo Sviluppo Economico, Sergio Cardinali, oggi presidente di ASM. Un confronto che ha riacceso i riflettori su presunte sovrapposizioni di ruoli e gestione della cosa pubblica.
Il capogruppo di Fratelli d'Italia, Roberto Pastura, non ha usato mezzi termini, definendo la dinamica “francamente surreale”. Nel suo intervento, Pastura ha ringraziato le organizzazioni sindacali per il contributo e la partecipazione, ma ha voluto esprimere forti perplessità sia sul piano della forma istituzionale sia sul piano sostanziale. “Da un lato l'ex assessore Cardinali, intervenuto per rivendicare la gestione passata della vicenda; dall'altro l'attuale assessore Ghione, a sua volta già presidente di ASM – ha dichiarato Pastura –. Una sovrapposizione di ruoli e funzioni che evidenzia una gestione della delega troppo spesso interpretata in chiave personale, più che istituzionale”. Un passaggio che per il consigliere di FDI rischia di trasformare incarichi pubblici in una continuità autoreferenziale, alimentata da logiche di nomina che poco hanno a che vedere con l'efficacia amministrativa.
Ma la stoccata più forte di Pastura è andata dritta al cuore della vertenza, puntando il dito contro l'assenza ingiustificata di Unicoop Etruria. “A questa conferenza mancava un protagonista fondamentale: i vertici di Unicoop, ovvero il soggetto che ha acquisito Superconti, azienda ternana storicamente solida e oggi in evidente difficoltà – ha attaccato –. Un'assenza che non può essere considerata neutra. È un'assenza rumorosa, che pesa. Preoccupa che un'azienda di tale rilevanza, che opera su questo territorio e coinvolge centinaia di lavoratori e famiglie, possa sottrarsi al confronto con il livello istituzionale più prossimo alla comunità, ossia il Comune di Terni”.
Per Pastura, la sostenibilità non può ridursi a un elemento di comunicazione. “Non basta richiamarsi a valori come l'equo-solidale o la responsabilità sociale se, nei momenti di difficoltà, si evita il confronto e non si assumono fino in fondo, e in tutti i consessi, le proprie responsabilità”. Da qui la richiesta, convinta, di convocare in tempi rapidi un tavolo istituzionale con la presenza diretta dei vertici di Unicoop, affinché si faccia piena chiarezza sulle prospettive industriali, occupazionali e territoriali della vicenda Superconti.

Pronta e pungente la replica del capogruppo di Alternativa Popolare, Massimo Francucci, che ha respinto al mittente le accuse di personalismi. Francucci ha voluto ringraziare l'ex assessore Cardinali per aver portato a conoscenza dell'assemblea quanto avvenuto nei mesi precedenti, avendo seguito personalmente l'evoluzione delle trattative nell'ultimo anno. “Mi stupiscono in tal senso le affermazioni sia del consigliere Spinelli, sia del consigliere Pastura che si sono 'meravigliati' della presenza di Cardinali – ha dichiarato Francucci –. Nulla di surreale, nessuna volontà di rivendicare alcunché, molto più semplicemente il nuovo assessore Ghione, non avendo la certezza di poter presenziare alla riunione per motivi di lavoro, ha chiesto a Cardinali di essere presente. Quindi nessuna gestione personalistica, dato che poi abbiamo avuto la presenza ed il contributo di entrambi”. Francucci ha ricordato che le variazioni in giunta sono avvenute nel segno di una continuità amministrativa garantita dalla maggioranza di Alternativa Popolare, e ha invitato a soprassedere alle banali polemiche di fronte a una preoccupante vicenda che mette a rischio l'occupazione di molti lavoratori.