09 Feb, 2026 - 15:15

Ospedale di Terni, l’urologia è eccellenza nazionale per il tumore del rene: ottenuto il Bollino Arancione SIU

Ospedale di Terni, l’urologia è eccellenza nazionale per il tumore del rene: ottenuto il Bollino Arancione SIU

Ha i numeri, la tecnologia e un’équipe multidisciplinare consolidata. Ora ha anche il sigillo ufficiale che la inserisce nell’élite nazionale. La Struttura Complessa di Urologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, guidata dal dottor Alberto Pansadoro, ha conquistato il Bollino Arancione della Società Italiana di Urologia (SIU), il riconoscimento che certifica i centri di riferimento per la cura del tumore del rene. Un attestato di qualità biennale (2025-2026) che non si ottiene a parole, ma superando un severo esame sui percorsi diagnostico-terapeutici, il livello tecnologico e l’approccio alla malattia. A parlare, in questo caso, sono già le cifre del biennio: 115 interventi eseguiti, una degenza media di 3,7 giorni, un tasso di re-ricovero fermo all’1,54% e un fatto che colpisce, ossia che il 36% dei pazienti arriva da fuori regione. Segno di un’attrattività che supera i confini dell’Umbria.

Bollino arancione garanzia per il paziente sull'efficienza della struttura

Il Bollino Arancione non è una medaglia, ma una garanzia per il paziente. È la certezza di trovare, in una struttura, un percorso completo e aggiornato secondo le migliori evidenze scientifiche”, spiega il dottor Alberto Pansadoro, direttore della Urologia ternana. Il riconoscimento, promosso dalla Società Italiana di Urologia, nasce proprio con l’obiettivo di orientare i cittadini e i medici di famiglia verso realtà in grado di gestire la complessità di questa patologia oncologica. L’assegnazione segue una valutazione che investiga ogni aspetto: dalla disponibilità di tecnologie d’avanguardia, come la chirurgia robotica, alla competenza specifica delle équipe, fino alla reale integrazione tra diverse specialità. “Qui la decisione su ogni singolo caso è sempre il frutto di una discussione condivisa in un team che include urologi, oncologi, radiologi, radioterapisti e anatomo-patologi”, precisa Pansadoro. Un modello organizzativo che diventa un moltiplicatore di opportunità terapeutiche per chi si affida all’ospedale umbro.

Una eccellenza costruita su dati solidi e su una chiara attrattiva sovraregionale

I requisiti per il Bollino Arancione SIU sono stringenti e il reparto ternano li ha soddisfatti puntando su una chirurgia mini-invasiva sempre più raffinata e su una organizzazione che punta all’efficienza senza mai compromettere la sicurezza. Il dato della degenza media, pari a 3,7 giorni, è un indicatore clinico significativo: riflette interventi eseguiti con tecniche avanzate che consentono un recupero più rapido. Ancor più importante, in ottica di qualità, è il tasso di re-ricovero, che si attesta all’1,54%, ben al di sotto delle medie di riferimento nazionali per interventi di tale complessità. “Sono numeri che monitoriamo con attenzione perché testimoniano la bontà del lavoro fatto in sala operatoria e nel post-operatorio”, commenta il direttore. Ma il termometro più eloquente del ruolo di riferimento assunto dalla struttura è forse un altro: la mobilità attiva. Che il 36% dei pazienti operati a Terni provenga da altre regioni non è un fatto scontato, e disegna una mappa di fiducia che va ben oltre il bacino umbro.

Il riconoscimento come punto di partenza per una sfida continua

Il Bollino Arancione ha una validità biennale, fino al 2026, ma per la squadra guidata da Pansadoro rappresenta soprattutto un impegno al mantenimento e al costante miglioramento degli standard. “La certificazione è uno stimolo a non abbassare la guardia. Ogni giorno lavoriamo per consolidare e ampliare le nostre capacità, investendo in tecnologia e nella formazione continua”, afferma il direttore. La chirurgia robotica rappresenta oggi un pilastro, ma l’orizzonte terapeutico per il tumore del rene include anche trattamenti conservativi e terapie sistemiche sempre più mirate, che richiedono una sinergia stretta con l’oncologia. La sfida futura, dunque, non è solo conservare il prestigioso marchio, ma utilizzarlo come leva per attrarre sempre più competenze e per partecipare a progetti di ricerca clinica innovativi. L’obiettivo è fare del reparto non solo un punto di riferimento chirurgico, ma un hub completo in cui il paziente trova, dal principio al follow-up, tutte le risposte di cui ha bisogno. Una scommessa che Terni, numeri alla mano, ha già cominciato a vincere. 

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Federico Zacaglioni
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