02 Jan, 2026 - 21:00

Terni, truffa del falso maresciallo: anziani raggirati, denunciati due giovani

Terni, truffa del falso maresciallo: anziani raggirati, denunciati due giovani

Non si ferma l’ondata di truffe ai danni degli anziani in Umbria, una piaga sociale che continua a colpire le fasce più fragili con modalità sempre più studiate e subdole. Nei giorni scorsi, due coniugi residenti a Terni di 85 e 86 anni sono finiti nel mirino della cosiddetta “truffa del falso maresciallo”, uno degli stratagemmi più diffusi e pericolosi. Una telefonata allarmante, una storia costruita ad arte e la pressione psicologica hanno portato le vittime a consegnare tutti i monili in oro in loro possesso, convinte di dover collaborare con le forze dell’ordine.

Il lieto fine, in questo caso, è arrivato grazie all’intervento della Polizia Stradale, che ha intercettato i presunti responsabili durante un normale controllo sull’autostrada A1. Un’operazione che ha permesso di recuperare un bottino di oltre 10mila euro e di ricostruire l’intera vicenda, restituendo dignità e serenità alle vittime.

La truffa e il fermo sull’A1: il nervosismo tradisce i due giovani

Tutto ha avuto inizio con la classica telefonata che ormai le forze dell’ordine conoscono bene. Un uomo, spacciandosi per un maresciallo dei Carabinieri, ha contattato la coppia di anziani sostenendo che la loro auto fosse stata utilizzata per una rapina in gioielleria. Un’accusa grave, accompagnata dalla richiesta urgente di collaborare per “verificare” che l’oro in loro possesso non facesse parte del bottino.

Sotto shock e in preda alla paura, i due coniugi hanno seguito le istruzioni ricevute, consegnando tutti i monili a un presunto carabiniere in borghese. Solo successivamente si sono resi conto di essere stati vittime di una truffa, denunciando l’accaduto.

La svolta è arrivata pochi giorni dopo, quando una Fiat 500 è stata fermata dalla Polizia Stradale di Orvieto durante un controllo di routine sull’A1, all’altezza di Ponzano Romano. A bordo due giovani, rispettivamente di 17 e 19 anni, che hanno subito mostrato un atteggiamento nervoso, incapaci di fornire spiegazioni convincenti sul motivo del viaggio.

Insospettiti, gli agenti hanno deciso di procedere con una perquisizione personale e del veicolo, rinvenendo ben nascosti all’interno dell’auto diversi monili in oro, poi risultati avere un valore complessivo superiore ai 10mila euro. Grazie alla collaborazione con la Polizia Stradale di Terni, è stato possibile collegare il materiale sequestrato alla truffa subita dai due anziani umbri.

Denunce, restituzione del bottino e cosa dice la legge

I due giovani sono stati denunciati a piede libero: il 19enne alla Procura della Repubblica di Rieti, mentre il minorenne è stato segnalato al Tribunale per i Minorenni di Roma. Il bottino sequestrato, una volta concluse le formalità di rito, verrà restituito ai legittimi proprietari, ponendo fine a una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi dal punto di vista emotivo.

Ma cosa rischiano, dal punto di vista legale, gli autori di una truffa di questo tipo? Il reato contestato è quello di truffa aggravata, disciplinato dall’articolo 640 del Codice Penale, con l’aggravante di aver approfittato della particolare vulnerabilità delle vittime, legata all’età avanzata. In questi casi la pena può arrivare fino a cinque anni di reclusione, oltre a una multa significativa.

La posizione del minorenne viene valutata secondo i principi del diritto penale minorile, che privilegia percorsi rieducativi ma non esclude conseguenze penali, soprattutto in presenza di reati ben organizzati e reiterati. La legge, infatti, è particolarmente severa quando la truffa viene realizzata attraverso l’uso di falsi ruoli istituzionali, come quello di appartenenti alle forze dell’ordine, perché mina la fiducia dei cittadini nello Stato.

Le autorità rinnovano l’appello alla massima attenzione: nessuna forza dell’ordine chiede denaro o oggetti di valore per telefono. In caso di dubbi, è fondamentale interrompere la chiamata e contattare immediatamente il 112 o un familiare di fiducia. La prevenzione resta l’arma più efficace contro un fenomeno che continua a colpire con preoccupante frequenza.

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Lorenzo Farneti
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