Un altro momento di forte tensione si è verificato al Pronto Soccorso di Terni, nella notte fra martedì 30 e mercoledì 31 dicembre. I Carabinieri sono dovuti intervenire per placare un giovane in forte stato d'agitazione.
Un nuovo caso di tensione al Pronto Soccorso di Terni. Un giovane, intorno alle ore 2, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, avrebbe manifestato un forte stato d'agitazione, cercando di accedere negli spazi interni per raggiungere un familiare preso in carico dal personale.
L’uomo è stato invitato ad uscire e placato, grazie all’intervento del personale di vigilanza, in particolare una guardia giurata della Cosmopol, evitando che la situazione potesse degenerare.
Il giovane, successivamente, era stato raggiunto da altri due familiari, prima che intervenissero due pattuglie dei Carabinieri di Terni che hanno verbalizzato l’accaduto. I militari dovranno fare luce sulla questione e dai primi riscontri dei testimoni pare che sia volata qualche parola di troppo e qualche spinta, con un infermiere che sarebbe stato aggredito.
Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche di L’Aquila e di Terni hanno voluto esprire la loro solidarietà per i colleghi coinvolti nella vicenda. Nello specifico, è intervenuto anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia dell’Aquila, guidato dalla dottoressa Patrizia Morfeo, poiché uno degli infermieri, coinvolti nell'aggressione, lavora a Terni, ma è iscritto presso l’Ordine delle Professioni Infermieristiche dell’Aquila. L’infermiere è stato aggredito sia verbalmente che fisicamente ed ha già sporto denuncia.
“Nonostante i numerosi interventi pubblici degli Ordini professionali - avvertono i presidenti degli ordini all’unisono in una nota firmata congiuntamente - gli appelli rivolti ai cittadini a non aggredire il personale sanitario e sociosanitario e l’esistenza di una normativa specifica, si registra l’ennesimo grave episodio di violenza. Si è verificata, infatti, un’aggressione fisica e verbale culminata in minacce di morte nei confronti dei colleghi. La minaccia di morte costituisce un reato grave, punito dal Codice Penale italiano”.
“È indispensabile che le autorità competenti prestino la massima attenzione a quanto previsto dal D.Lgs. 150/2022 e dai successivi interventi normativi: le aggressioni al personale sanitario sono oggi procedibili d’ufficio - ribadiscono i presidenti dei due ordini professionali - Ciò significa che l’autorità giudiziaria può intervenire anche in assenza di denuncia da parte della vittima e indipendentemente dalla gravità delle lesioni, configurando tali episodi come reati di particolare allarme sociale che richiedono l’intervento diretto dello Stato. Resta comunque l’obbligo per le strutture sanitarie di segnalare ogni evento. Infine rinnoviamo l’invito a denunciare e a condannare con fermezza ogni forma di violenza nei confronti dei professionisti della salute”.
Non il primo caso di tensione nel Pronto Soccorso di Terni. Pochi mesi fa, infatti, c'è stato un episodio di vera e propria violenza fisica nei confronti di persone e oggetti da parte di un paziente psichiatrico, fortemente agitato.
Calci al mobilio, pugni a un'ambulanza e sputi ai danni del personale: questo è il quadro di escandescenza che avrebbe portate all'intervento di una guardia giurata Cosmopol che avrebbe bloccato il soggetto, prima dell'arrivo di una pattuglia della Volante che ha proseguito le operazioni.
Pochi giorni prima, inoltre, c'erano state due aggressioni, avvenute a danno di altrettanti infermieri, in poche ore di distanza. I due operatori erano stati presi a calci: entrambi hanno riportato traumi importanti. Un infermiere aveva riportato un grave trauma alla spalla dopo essere stato colpito con un calcio durante i prelievi di routine da parte di un paziente quarantenne appena preso in carico.
Poco dopo, un collega aveva riportato una frattura del malleolo in seguito a un calcio sferrato da una donna accompagnata in ospedale dalla polizia di Stato per un malessere accusato in Questura. Per i due operatori sanitari la prognosi era di 30 giorni ciascuno, e per ciascuno 30 giorni stimati di assenza dal lavoro.