22 Aug, 2025 - 12:00

Terni e il nodo del teleriscaldamento: vent’anni di ritardi e un futuro ancora incerto. Maggi: "Siamo all'anno zero"

Terni e il nodo del teleriscaldamento: vent’anni di ritardi e un futuro ancora incerto. Maggi: "Siamo all'anno zero"

La vicenda del teleriscaldamento a Terni è ormai un simbolo delle grandi opere incompiute: un’infrastruttura pensata per modernizzare la città, rimasta invece sospesa tra annunci, conflitti politici e ritardi strutturali. Dopo oltre vent’anni, la questione è riemersa con forza grazie a un’interrogazione del Partito Democratico, alla quale l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Maggi ha risposto con dichiarazioni che stanno già facendo discutere.

Assessore Maggi risponde a interrogazione PD sul teleriscaldamento di Terni: un progetto incompiuto che fotografa i ritardi

Il piano di sfruttare il calore residuo degli impianti Ast per fornire energia alle abitazioni era stato salutato come un passo verso la transizione ecologica e l’abbattimento dei costi per le famiglie. Ma, come ha riconosciuto lo stesso Maggi, “sul teleriscaldamento siamo all’anno zero. Il progetto risale a 25 anni fa, l’infrastruttura è stata realizzata 20 anni fa. Dal 2017 è tutto fermo e non si è fatto più nulla per la sua attivazione”. La scadenza della convenzione con l’azienda, avvenuta nel 2021, ha sancito di fatto il blocco di ogni ulteriore sviluppo.

Dietro questo stallo non c’è solo burocrazia, ma anche una mancanza di visione strategica che ha trasformato una grande opportunità ambientale in una promessa non mantenuta. La riduzione delle emissioni e il recupero del calore industriale restano obiettivi sulla carta, mentre la città continua a pagare in termini di costi energetici e qualità dell’aria.

Polemiche politiche e responsabilità condivise

Il confronto in aula ha assunto subito i toni dello scontro politico. Maggi ha puntato il dito contro il Partito Democratico: “Mi meraviglia che la questione sia posta dal Pd, partito che era al governo della città proprio nel momento che è stato generato e attuato un progetto che avrebbe dovuto essere in funzione da anni”. Per l’assessore, dunque, il mancato avvio non può essere imputato solo alle giunte attuali, ma anche a chi governava quando le condizioni favorevoli esistevano già.

Dal canto suo, l’opposizione ha ribattuto ricordando le conseguenze pratiche per i cittadini. In quartieri come via Lazio, via Toscana, via Marche e via Campania, dove gli edifici sono stati predisposti per l’allaccio, molti residenti rischiano di perdere l’ecobonus, pari a circa 3.000 euro a condominio. Una beffa che si somma alla delusione per un sistema mai entrato in funzione.

Il ruolo di Ast e la sfida della transizione

Qualsiasi prospettiva di rilancio passa inevitabilmente per Ast – Acciai Speciali Terni. L’azienda sta ridisegnando i propri piani industriali nell’ambito dell’Accordo di Programma, e il Comune dovrà inserirsi in questo percorso. Come ha chiarito Maggi, “la riattivazione del progetto potrà essere perseguita solo a valle delle valutazioni da condurre necessariamente con Ast e in stretta correlazione con i piani industriali della società”. Una posizione che riflette quanto il teleriscaldamento sia legato alle scelte industriali più ampie, in particolare alla possibilità di utilizzare in futuro energia da fonti rinnovabili e idrogeno verde.

La questione si colloca così dentro il più ampio scenario della decarbonizzazione europea. Terni avrebbe in mano un tassello prezioso per ridurre la propria impronta ambientale, ma senza una governance chiara e tempi certi il rischio è di trasformare ancora una volta l’opportunità in un rimpianto.

Risorse disponibili e pazienza dei cittadini

L’opposizione ricorda che il Ministero dell’Ambiente, nel 2022, ha stanziato 26 milioni di euro per il Piano di Recupero della Qualità dell’Aria a Terni: fondi che potrebbero rappresentare un volano per sbloccare la situazione. Ma servono scelte politiche coraggiose e un nuovo accordo operativo con l’azienda.

Intanto il Comitato Teleriscaldamento continua a chiedere risposte concrete, mentre i cittadini vedono scivolare via l’ennesima occasione di sviluppo sostenibile. La loro fiducia è logorata da anni di attese, tra piani rimandati e responsabilità rimpallate.

Una decisione strategica per il futuro di Terni

 

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Giorgia Sdei
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