Avevano effettuato decine di telefonate effettuate con cellulari e due sim card introdotti in modo illegale all’interno del carcere di Terni. Sono state emesse quattro condanne nei confronti di altrettanti detenuti.
Chiamavano genitori, parenti, amici, conoscenti, con cellulari introdotti senza permesso nel carcere di Terni. Lo riferisce in anteprima Umbriaon.it. Quattro detenuti, tutti uomini, due originari di Napoli e altri due di Catania, hanno ricevuto altrettante condanne.
Il giudice Simona Tordelli del tribunale di Terni ha emesso, nella giornata dell'8 aprile, le pene nei confronti dei quattro detenuti, con le modalità del rito abbreviato, che vanno da un anno ad un anno e sei mesi di reclusione.
L’utilizzo dei device, qualificato come "accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti" sarebbe avvenuto fra la fine del 2022 e la metà del 2023. Le condanne sono state convertite in pene pecuniarie di svariate migliaia di euro su richiesta delle difese, rappresentate dagli avvocati Francesco Mattiangeli, Ilaria Sciarra e Carla Archilei.
Un episodio molto simile si era verificato sempre nello stesso anno solare nel carcere di Perugia. Quattro detenuti erano stati accusati di aver utilizzato un cellulare per "effettuare chiamate a familiari e conoscenti" dietro le sbarre. I fatti contestati risalivano al periodo che va dal 9 maggio al 19 luglio 2022.
Dalle indagini, che avevano portato al sequestro di un cellulare e di una sim Vodafone, era emerso che le telefonate avevano riguardato 1307 contatti totali di cui 944 in uscita e 363 in entrata.
Da quanto era emerso il cellulare girava tra le celle del carcere anche grazie all’attività di addetto alla manutenzione della struttura penitenziaria svolta da un detenuto. I quattro imputati erano uno di Fabriano, uno di Roma, un moldavo e un albanese.
Il sistema penitenziario italiano ha visto una rete di apparecchi non autorizzati, sostanze vietate e traffici ben organizzati.
Nel triennio appena trascorso, sono stati quasi cinquemila i cellulari sottratti agli ambienti detentivi. In ogni occasione un metodo diverso: lanci oltre le mura perimetrali, involucri nascosti nei pacchi familiari, dispositivi introdotti da chi entra per colloqui o per attività esterne e recentemente, anche i droni si sono fatti spazio nei cieli delle carceri italiane.
Le nuove tecnologie rappresentano una sfida da contrastare per la polizia penitenziaria: sistemi di schermatura del segnale, reti anti-drone, controlli potenziati grazie ai nuclei cinofili. Per il Sappe servono anche organici stabili, agenti formati, strumenti a misura delle complessità che si moltiplicano.