Lo scontro frontale tra l’amministrazione comunale di Terni e la proposta di piano economico e finanziario presentata dall'ASM e validata dall'AURI era nell’aria, ma ora si trasforma in uno scontro politico e contabile aperto. Un deja vù di quanto si erta visto già l'anno passato, quando gli aumenti proposti da ASM e AURI (allora guiidato dal centrodestra e oggi a maggioranza di sinistra, col sindaco di Spoleto Sisti alla presidenza) furono non solo congelati dal Comune di Terni, ma trasformati in un risparmio di poco più dell'1%.
La Giunta guidata dal sindaco Stefano Bandecchi ha discusso politicamente della proposta di aumento in giunta. E l'indirizzo dell'esecutivo di Palazzo Spada è quello di una bocciatura del Piano Economico Finanziario della Taric elaborato da Asm e validato dall’Autorità Umbra per Rifiuti e Idrico. Un documento che per il capoluogo prevede un rincaro tariffario del 4,18 per cento. La posizine dell’esecutivo di Palazzo Spada anticipa la linea che Bandecchi chiederà ai consiglieri della maggioranza di tenere in Commissione e poi in Consiglio comunale, dove verrà presentata una proposta tesa a bloccare gli aumenti e congelare le tariffe all’anno precedente.
La posizione di Terni era già emersa in sede di Assemblea dei Sindaci Auri, dove l’ente capofila ha espresso voto contrario. Il passaggio in Giunta - dove non si deve deliberare ma si può discutere policamente la posizione da tenere - concretizza la linea dell’esecutivo, intenzionato a chiedere alla maggioranza in Consiglio comunale di riproporre le vecchie aliquote. Una mossa destinata a riaprire il dibattito sulla sostenibilità del servizio e sulla governance della stessa ASM (l'anno prossimo scadranno i patti parasociali).
Uscendo da una riunione in Provincia, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi ha confermatoai cronisti l’indirizzo politico dell’amministrazione con parole chiare: “Io ho appena finito ora di dire che noi porteremo in Consiglio Comunale questa operazione come la vogliamo noi. La Giunta due minuti fa a Terni ha bocciato l'aumento di circa il 4% proposto dall'Asm e ritengo che sarà bocciato dalla maggioranza anche in Consiglio Comunale. Per me tutto il progetto della raccolta dei rifiuti, della vendita delle materie prime secondarie, del risultato di ciò che raccogliamo è ridicolo e quindi non si può continuare ad aumentare la tassa ai cittadini”.

Al centro della contestazione del primo cittadino di Terni c’è il rapporto tra i costi operativi sostenuti dal sistema e i ricavi effettivi derivanti dal riciclo dei materiali. Un’architettura finanziaria che, secondo l'amministrazione cittadina, scarica gli extra-costi esclusivamente sulle famiglie e sulle imprese del territorio.
Nel suo intervento, Stefano Bandecchi ha scandito le cifre del bilancio del servizio: “Io ripeto per l'ultima volta: a Terni si spendono quasi 30 milioni di euro per raccogliere i rifiuti dalle case e dalle aziende locali. Tutti questi rifiuti che vengono raccolti danno un utile alla società che li raccoglie di un milione e mezzo di euro. Allora è inutile che facciamo la raccolta differenziata, se poi alla fine rende un milione e mezzo. Per quanto riguarda me resteranno in vigore le vecchie aliquote. Per quanto riguarda me, avevo già detto che non voglio aumentare e quindi io sono stato chiaro come azionista. Dopodiché non so per quanto tempo posso resistere a questa ondata di persone che non vogliono comprendere”.
I dati numerici relativi al Sub Ambito 4 mostrano una quota di raccolta differenziata a Terni pari al 78,3 per cento. Nonostante l'alta percentuale di recupero, il Pef del Comune di Terni sale a 24 milioni e 668 mila euro per il ciclo 2025-2026, segnando un incremento di circa un milione di euro rispetto all'esercizio precedente. Per il 2027 le proiezioni indicano un ulteriore adeguamento del 4,18 per cento, che porterebbe il piano economico complessivo a toccare i 25,7 milioni di euro.
L’ondata di rincari riguarda quasi la totalità dei municipi del comprensorio. Gli incrementi percentuali più elevati si registrano nei territori di Arrone e Montefranco, dove l'adeguamento si attesta al +5,8 per cento, con piani finanziari rispettivo di 470 mila euro e 268 mila euro. Rincari consistenti interessano anche Montecastrilli (+5,30%), seguito dal blocco formato da Castel Giorgio, Orvieto, Avigliano Umbro con il +4,19 per cento, mentre Narni condivide con Terni il +4,18 per cento e Montegabbione segna il +4,17 per cento.
Le eccezioni in controtendenza riguardano appena quattro municipalità su trentadue: Stroncone (-1,95%), Ferentillo (-2,71%), Attigliano (-7,44%) e San Gemini (-20,77%). Si tratta tuttavia di una riduzione momentanea, poiché le previsioni del piano d’ambito collocano per questi enti una ripresa dei costi nel 2027, con Attigliano destinata a un incremento dell'8,28 per cento. Nel complesso, la variazione media per il Sub Ambito 4 si fissa al +3,30 per cento.
L'approvazione formale in Assemblea dei Sindaci è avvenuta con 35 voti favorevoli, 3 contrari (Terni, Avigliano Umbro e Stroncone) e 20 astensioni (tra cui i comuni di Amelia, Assisi, Gubbio, Orvieto, Todi e Umbertide), a fronte di 59 presenti su 92 aventi diritto. Con la validazione firmata dal presidente Auri Andrea Sisti, il passaggio decisivo si sposta ora nei singoli Consigli comunali, chiamati a recepisce i piani o a intraprendere la strada del congelamento tariffario.