In una regione dove il costo dello smaltimento dei rifiuti continua a salire, un solo comune riesce a invertire la rotta. I dati 2025 dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva per l’Umbria parlano di una media regionale di 391 euro annui per famiglia, con un aumento del 5.1% rispetto al 2024. Perugia conferma il suo primato negativo a 445 euro, ma è Terni a catturare l’attenzione, posizionandosi a 326 euro, un valore inferiore anche alla media nazionale. Questo risultato non è frutto del caso, ma di una precisa scelta amministrativa. Il sindaco Stefano Bandecchi ha infatti annunciato nel bilancio 2026 un taglio di 3 punti percentuali sulla TARIC, la componente che determina il “corrispettivo” per il servizio di smaltimento. Una mossa che ha un significato tecnico e politico preciso, e che Terni sostiene con uno stanziamento di 250 mila euro a copertura. Tuttavia, questa operazione virtuosa a livello locale non risolve la guerra politica regionale tra chi vede nel termovalorizzatore l’unica soluzione e chi lo considera un costoso retaggio del passato.

La riduzione operata a Terni merita una spiegazione approfondita, perché tocca il cuore del meccanismo tariffario. La TARI è composta da una quota fissa e da una variabile. La versione ternana è la TARIC, una tariffa puntuale calcolata in base alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti e al tipo di servizio fornito. In un sistema ideale e puntuale, è la parte che più direttamente legge e premia i comportamenti virtuosi del cittadino, rendendo la tariffa più equa.
Il taglio del 3% annunciato da Bandecchi agisce proprio su questa leva. Non è uno sconto generalizzato, ma un alleggerimento calibrato della componente che già di per sé dovrebbe incentivare la riduzione dei rifiuti. Questa operazione si innesta su un contesto di efficienza gestionale solida: l’azienda municipalizzata ASM Terni raggiunge una raccolta differenziata del 74.3%, superando di quasi sei punti la media regionale già virtuosa (68.8%). È questa sinergia tra gestione efficiente e politica tariffaria attiva che consente il risultato.
La strategia di Terni non si ferma qui. Per attrarre nuovi residenti e contrastare lo spopolamento, il Comune offre una esenzione totale dalla TARIC per i primi cinque anni, seguita da uno sconto del 60% per i successivi cinque a chi trasferisce la residenza. È una scommessa audace che punta a compensare minori entrate tariffarie con un aumento del gettito fiscale derivante da una città più vitale e popolosa.
Mentre Terni persegue la sua strada, in Regione lo scontro tra maggioranza e opposizione raggiunge toni accesi, con reciproche accuse di responsabilità per gli aumenti.
I consiglieri regionali della Lega, Enrico Melasecche e Donatella Tesei, non usano mezzi termini: “I cittadini pagheranno sempre più il prezzo altissimo delle scelte politiche del governo regionale di sinistra”. La loro critica si concentra sulla decisione della giunta Proietti di bloccare il progetto del termovalorizzatore, approvato dalla precedente amministrazione. “Una scelta strategica, concreta e responsabile, che la sinistra ha deciso di bloccare esclusivamente per un pregiudizio ideologico estremista”, affermano, sostenendo che questa scelta condanni l’Umbria a “costi più elevati” e all'“incertezza del futuro quanto alle discariche esistenti”. Per la Lega, il caso di Terni è un’eccezione che non invalida la necessità di una soluzione impiantistica regionale come il termovalorizzatore.
La replica del centrosinistra regionale è un contrattacco frontale. In una nota, i consiglieri di maggioranza definiscono le accuse “fake news” e ribaltano la responsabilità sull’eredità della giunta Tesei. Sostengono che gli aumenti della TARI 2025 derivino dai costi del 2023, quindi siano “il timbro indelebile della gestione Tesei”. L’attacco si fa ancor più duro su un punto specifico: “Il dinamico duo Melasecche-Tesei non si è fatto troppi scrupoli nel permettere che le discariche umbre fossero riempite con 50 mila tonnellate di rifiuti provenienti da fuori regione”, una pratica accusata di aver svenduto le capacità residue della regione.
Sul termovalorizzatore, la maggioranza è categorica: lo definisce una tecnologia “vintage”, paragonandolo a un “Commodore 64”, e sostiene che i suoi costi di costruzione e gestione finirebbero per alimentare ulteriormente la TARI per decenni. La loro alternativa punta su impianti di riciclo, trattamento dell’organico e tariffazione puntuale.
La vicenda umbra della TARI si configura così come un laboratorio complesso. Da un lato, l’esperienza di Terni dimostra che, in un perimetro comunale, l’efficienza operativa unita a politiche tariffarie coraggiose e incentivi mirati può produrre risultati tangibili per i cittadini, contenendo i costi.
Dall’altro, il dibattito regionale evidenzia un conflitto irrisolto su come gestire strutturalmente il ciclo dei rifiuti. La domanda di fondo resta aperta: è sufficiente moltiplicare le buone pratiche locali, o è indispensabile una regia regionale che faccia una scelta impiantistica netta, che sia il termovalorizzatore o un diverso modello circolare?
I numeri del 2025, con l’aumento medio del 5.1%, sembrano suggerire che, al di là delle eccezioni, la pressione sui costi sia un problema sistemico. Nei prossimi anni si vedrà se la strada intrapresa dalla Regione - diversa da quella chiesta dalla Lega - riuscirà a controllare la struttura dei costi senza dover ricorrere a continui rincari tariffari, o se le previsioni dell’opposizione sul progressivo aumento della TARI si riveleranno fondate. Per le famiglie umbre, la posta in gioco è semplicemente il contenuto della propria bolletta.