Un congresso che profuma di continuità, ma con lo sguardo fisso sulle macerie di un contesto macroeconomico che non dà tregua. Simone Lucchetti è stato riconfermato alla segreteria generale della Uilm di Terni al termine del ventesimo congresso territoriale, un appuntamento che nella città dell’acciaio assume da sempre i contorni di una verifica collettiva sullo stato di salute della metalmeccanica. A sancire il rinnovo del mandato, ieri, una cornice di primo piano con la presenza del segretario nazionale Guglielmo Gambardella e del leader della Uil Umbria, Maurizio Molinari. Ma se il voto degli iscritti rappresenta un classico atto dovuto in una struttura solida come quella del sindacato dei metalmeccanici, sono le parole del neoconfermato segretario a delineare lo scenario tutt’altro che scontato che attende fabbriche e lavoratori. Tra un’Europa giudicata “ideologica” e una politica nazionale che non riesce a mettere a terra una strategia industriale, Lucchetti traccia un confine netto: “Bene parlarne, ma conta risolvere pragmaticamente”.
Il viatico del congresso arriva a pochi giorni dalla chiusura di una pagina importante per la categoria. Con il 93% dei voti favorevoli, i lavoratori hanno infatti risposto “sì” al rinnovo del contratto dei metalmeccanici . Un risultato che per Lucchetti è il frutto di oltre un anno di mobilitazioni e di una trattativa definita “complicata”. “Abbiamo cercato di affrontare diversi temi”, ha spiegato dalla tribuna del congresso, “alcuni siamo riusciti ad ottenerli, altri, anche se parzialmente, ci hanno consentito di aprire un varco dove poter cominciare una discussione che altrimenti non avremmo potuto mai affrontare”. Il riferimento implicito è alla battaglia sull’orario di lavoro, un obiettivo centrato solo in parte ma che ha permesso di scardinare quello che il segretario definisce un tentativo di stallo da parte della controparte: “Siamo riusciti a disinnescare la volontà da parte di Federmeccanica e Assistal di non rinnovarlo”.

Al centro del nuovo corso, Simone Lucchetti ha delineato una strategia a tutto campo. “La Uilm consolida la presenza nei grandi agglomerati industriali, cresce nelle Pmi e vede nel settore artigiano un sempre più pressante bisogno di determinazione e consapevolezza”, ha scandito, ricordando la sinergia con la confederazione e le strutture nazionali. Un’indicazione precisa, che fotografa la mutazione del tessuto produttivo ternano e non solo. L’obiettivo è portare “più democrazia e tutele” anche in quei comparti dove storicamente la rappresentanza sindacale fatica a penetrare, ma dove la domanda di diritti, oggi, si fa più urgente che mai.
Tuttavia, la lente del nuovo segretario si è subito spostata dal perimetro sindacale a quello, ben più fosco, del quadro economico generale. “In questi anni abbiamo dovuto lavorare molto per evitare la vanificazione del grande lavoro svolto”, ha attaccato Lucchetti, riservando alla politica una critica senza appello. “La politica tutta non è riuscita a risolvere e a garantire una crescita economica, anche controllata ed equilibrata. Ad oggi non ci sono le condizioni per uno sviluppo futuro: i consumi non crescono, le prospettive dell’export sono negative e non c’è fiducia nel futuro. L’unica strategia che sembra messa in campo è l’economia di guerra”.

Un quadro a tinte fosche, confermato dai segnali contrastanti che arrivano dai diversi comparti. Se qualche settore tiene, altri arrancano vistosamente. In testa a tutti, l’automotive. “C’è chi ha visto aumentare la produzione e chi ha subito sensibili perdite come l’automotive, che soffre per le scelte ideologiche dell’Europa”, ha denunciato Lucchetti. Il riferimento è al mix letale tra normativa sulla transizione green, crollo della domanda interna e concorrenza estera. Un cocktail esplosivo reso ancora più tossico dal caro energia: “Non si deve sottovalutare l’impatto dell’aumento dei costi energetici sulle nostre imprese” ha avvertito, toccando il nervo scoperto di una siderurgia energivora come quella ternana.
In questo deserto che avanza, l’oasi di Arvedi - Acciai Speciali Terni rappresenta un’eccezione che, paradossalmente, conferma la regola. “Aver ottenuto un margine di relativa tranquillità di prospettiva per Arvedi-Acciai Speciali Terni può essere valutato con criterio di normalità, ma non è così”, ha puntualizzato il segretario, “soprattutto se si prende atto della tragica situazione della siderurgia del nostro Paese”.
Per uscire dalla morsa, per Lucchetti, non bastano gli annunci. Servono interventi strutturali che ridisegnino le regole del gioco a livello continentale. La sua proposta è netta: “Occorre ragionare sull’introduzione di una nuova regola che consenta agli Stati membri di effettuare investimenti e attuare politiche industriali di lungo periodo che compensino il ritardo sull’innovazione e sulle prospettive ancora oggi molto lontane”. In attesa che l’Europa cambi passo, la ricetta resta ancorata al pragmatismo che ha contraddistinto il suo primo mandato. “Serve un nuovo sprint per l’investimento privato, che passi anche dalla domanda domestica” ha concluso, lanciando un appello che è insieme un monito e una richiesta di responsabilità a tutti i livelli, dalle istituzioni alle imprese.
