Terni consolida il suo posizionamento come laboratorio avanzato di pubblica amministrazione. Dopo i riconoscimenti sulla capacità di riscossione dei tributi, con un tasso dell’84,3% che la colloca al vertice tra i Comuni sopra i 60 mila abitanti, il capoluogo umbro entra ora anche nella short list nazionale dello smart working. Secondo l’ultimo report del Centro Rep sulla “Geografia del lavoro agile nella PA locale”, Terni è la seconda città italiana per quota di dipendenti comunali in modalità agile, con circa il 45% del personale coinvolto, subito dietro Bologna al 47,2%.
Un dato che fa impallidire la media dei capoluoghi italiani, ferma al 20,3%, e che spacca in due il Paese: al Nord si vola, al Sud lo smart working è un miraggio. Il lavoro da remoto, insomma, non è più un’eredità della pandemia ma un tassello strutturale di un modello che punta tutto su digitalizzazione e obiettivi.
Il dato che colpisce, sfogliando il report del Centro Rep, è il posizionamento. Terni è seconda in Italia, staccata di pochissimo dalla capolista Bologna (47,2%) e davanti a metropoli come Milano (40,3%). Insieme a Bergamo, Genova e Firenze, il capoluogo umbro forma un club ristretto di amministrazioni dove il lavoro agile ha smesso di essere un’eccezione per diventare uno strumento ordinario. “Non è stato un caso”, rivendica con orgoglio Sergio Silveri, segretario provinciale del CSA RAL. “Mentre negli scorsi anni si assisteva a un tentativo generalizzato di smantellare il lavoro agile nella PA, con una narrativa che puntava a colpevolizzare il dipendente pubblico e a imporre un ritorno anacronistico alla presenza fisica totale, il CSA RAL è stata l’unica sigla a difendere lo Smart Working”.

Se Terni vola, il resto d’Italia arranca. Il report del Centro Rep descrive uno scenario “a macchia di leopardo”, con una pubblica amministrazione a due velocità. La media nazionale del 20,3% dei dipendenti a tempo indeterminato in lavoro agile nasconde voragini profonde. Al Nord si tocca il 27,8%, al Centro si scende al 16,1%, al Sud ci si ferma all’8,8%. Ma è guardando i numeri estremi che si capisce il divario: Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige superano abbondantemente il 30%, mentre Basilicata (0,5%) e Sicilia (1,2%) restano ferme ai box. E c’è di più: il 26,8% dei capoluoghi di provincia italiani non ha attivato nemmeno una posizione di smart working. Un deserto organizzativo che condanna intere aree del Mezzogiorno a un ritardo tecnologico difficile da colmare.
In questo quadro, l’exploit di Terni assume i contorni di un’eccezione virtuosa, specie se si considera che la città si trova al Centro, non al Nord. Il merito, secondo il sindacato CSA RAL, è di una battaglia politica condotta “quando il vento soffiava in direzione contraria”. Spiega Silveri: “Abbiamo creduto fermamente che la flessibilità fosse un valore aggiunto per la produttività e per la conciliazione dei tempi vita-lavoro. Mentre altri soggetti e gran parte della politica volevano eliminare lo Smart Working, noi abbiamo resistito, convinti che la digitalizzazione e il lavoro per obiettivi fossero il futuro della Pubblica Amministrazione”.

L’idea che il lavoro agile fosse un privilegio da estirpare, tornando alla scrivania a tutti i costi, è stata insomma rovesciata dalla realtà dei fatti. A Terni, oggi, quasi un dipendente comunale su due lavora da remoto. E non si tratta di una concessione temporanea: il modello è strutturale, integrato nei processi amministrativi, legato a obiettivi di performance. Il risultato, secondo i ricercatori del Centro Rep, è sotto gli occhi di tutti. Silveri rivendica: “Servizi efficienti e una gestione moderna delle risorse umane”. I numeri gli danno ragione.
Ma la strada, a livello nazionale, è ancora in salita. Il report del Centro Rep sottolinea che l’adozione del lavoro agile è direttamente proporzionale alla capacità organizzativa e alle infrastrutture tecnologiche degli enti. E sono proprio questi gli anelli deboli, specialmente nei Comuni più piccoli e in molte aree del Mezzogiorno. Per far decollare la PA del futuro, suggeriscono i ricercatori, bisogna prendere esempio dalle realtà più virtuose come Terni e Bologna: potenziare la digitalizzazione, sviluppare competenze manageriali, integrare stabilmente il lavoro agile nei sistemi di valutazione e, non ultimo, supportare con risorse le amministrazioni oggi in affanno. Terni, intanto, stringe i denti e continua a correre. Il prossimo primato è già nell’aria.