11 Apr, 2026 - 11:25

Altro primato per Terni, è seconda in Italia per smart working nella pubblica amministrazione secondo il centro Rep

Altro primato per Terni, è seconda in Italia per smart working nella pubblica amministrazione secondo il centro Rep

Terni consolida il suo posizionamento come laboratorio avanzato di pubblica amministrazione. Dopo i riconoscimenti sulla capacità di riscossione dei tributi, con un tasso dell’84,3% che la colloca al vertice tra i Comuni sopra i 60 mila abitanti, il capoluogo umbro entra ora anche nella short list nazionale dello smart working. Secondo l’ultimo report del Centro Rep sulla “Geografia del lavoro agile nella PA locale”, Terni è la seconda città italiana per quota di dipendenti comunali in modalità agile, con circa il 45% del personale coinvolto, subito dietro Bologna al 47,2%. 

Un dato che fa impallidire la media dei capoluoghi italiani, ferma al 20,3%, e che spacca in due il Paese: al Nord si vola, al Sud lo smart working è un miraggio. Il lavoro da remoto, insomma, non è più un’eredità della pandemia ma un tassello strutturale di un modello che punta tutto su digitalizzazione e obiettivi.

Il dato che colpisce, sfogliando il report del Centro Rep, è il posizionamento. Terni è seconda in Italia, staccata di pochissimo dalla capolista Bologna (47,2%) e davanti a metropoli come Milano (40,3%). Insieme a BergamoGenova e Firenze, il capoluogo umbro forma un club ristretto di amministrazioni dove il lavoro agile ha smesso di essere un’eccezione per diventare uno strumento ordinario. “Non è stato un caso”, rivendica con orgoglio Sergio Silveri, segretario provinciale del CSA RAL“Mentre negli scorsi anni si assisteva a un tentativo generalizzato di smantellare il lavoro agile nella PA, con una narrativa che puntava a colpevolizzare il dipendente pubblico e a imporre un ritorno anacronistico alla presenza fisica totale, il CSA RAL è stata l’unica sigla a difendere lo Smart Working”.

Il paradosso italiano: un quarto dei capoluoghi senza una postazione in smart working

Se Terni vola, il resto d’Italia arranca. Il report del Centro Rep descrive uno scenario “a macchia di leopardo”, con una pubblica amministrazione a due velocità. La media nazionale del 20,3% dei dipendenti a tempo indeterminato in lavoro agile nasconde voragini profonde. Al Nord si tocca il 27,8%, al Centro si scende al 16,1%, al Sud ci si ferma all’8,8%. Ma è guardando i numeri estremi che si capisce il divario: LiguriaLombardia e Trentino-Alto Adige superano abbondantemente il 30%, mentre Basilicata (0,5%) e Sicilia (1,2%) restano ferme ai box. E c’è di più: il 26,8% dei capoluoghi di provincia italiani non ha attivato nemmeno una posizione di smart working. Un deserto organizzativo che condanna intere aree del Mezzogiorno a un ritardo tecnologico difficile da colmare.

In questo quadro, l’exploit di Terni assume i contorni di un’eccezione virtuosa, specie se si considera che la città si trova al Centro, non al Nord. Il merito, secondo il sindacato CSA RAL, è di una battaglia politica condotta “quando il vento soffiava in direzione contraria”. Spiega Silveri“Abbiamo creduto fermamente che la flessibilità fosse un valore aggiunto per la produttività e per la conciliazione dei tempi vita-lavoro. Mentre altri soggetti e gran parte della politica volevano eliminare lo Smart Working, noi abbiamo resistito, convinti che la digitalizzazione e il lavoro per obiettivi fossero il futuro della Pubblica Amministrazione”.

Dalla pandemia alla struttura: il modello Terni e la lezione per il futuro

L’idea che il lavoro agile fosse un privilegio da estirpare, tornando alla scrivania a tutti i costi, è stata insomma rovesciata dalla realtà dei fatti. A Terni, oggi, quasi un dipendente comunale su due lavora da remoto. E non si tratta di una concessione temporanea: il modello è strutturale, integrato nei processi amministrativi, legato a obiettivi di performance. Il risultato, secondo i ricercatori del Centro Rep, è sotto gli occhi di tutti. Silveri rivendica: “Servizi efficienti e una gestione moderna delle risorse umane”. I numeri gli danno ragione.

Ma la strada, a livello nazionale, è ancora in salita. Il report del Centro Rep sottolinea che l’adozione del lavoro agile è direttamente proporzionale alla capacità organizzativa e alle infrastrutture tecnologiche degli enti. E sono proprio questi gli anelli deboli, specialmente nei Comuni più piccoli e in molte aree del Mezzogiorno. Per far decollare la PA del futuro, suggeriscono i ricercatori, bisogna prendere esempio dalle realtà più virtuose come Terni e Bologna: potenziare la digitalizzazione, sviluppare competenze manageriali, integrare stabilmente il lavoro agile nei sistemi di valutazione e, non ultimo, supportare con risorse le amministrazioni oggi in affanno. Terni, intanto, stringe i denti e continua a correre. Il prossimo primato è già nell’aria.

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Federico Zacaglioni
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