13 Apr, 2026 - 18:30

Terni, ruba l’offertorio in una chiesa e viene fermato con la refurtiva: arrestato dalla Polizia di Stato

Terni, ruba l’offertorio in una chiesa e viene fermato con la refurtiva: arrestato dalla Polizia di Stato

Un colpo sacrilego nel cuore della città, scoperto quasi per caso durante un normale controllo del territorio. A Terni, la Polizia di Stato ha arrestato un uomo ritenuto responsabile di un furto aggravato ai danni di un luogo di culto del centro.

Fermato con la cassetta dell’offertorio: il controllo che ha fatto scattare l’arresto

Tutto è iniziato durante un servizio ordinario di pattugliamento della Squadra Volante. Gli agenti hanno notato un uomo aggirarsi con fare sospetto mentre trasportava un oggetto in legno visibilmente danneggiato, con chiari segni di effrazione. Un dettaglio che non è passato inosservato e che ha spinto i poliziotti a procedere immediatamente al controllo.

Alla richiesta di chiarimenti, l’uomo non è stato in grado di fornire una versione credibile sull’origine dell’oggetto. Le sue spiegazioni sono apparse fin da subito vaghe e contraddittorie, alimentando i sospetti degli operatori. Messo alle strette, ha infine ammesso di aver sottratto la cassetta dell’offertorio dall’interno di una chiesa del centro cittadino, approfittando della temporanea chiusura del luogo di culto.

A quel punto è scattato il fermo e il successivo arresto per furto aggravato. L’oggetto sottratto è stato immediatamente posto sotto sequestro, mentre il denaro contante contenuto al suo interno, composto prevalentemente da monete, è stato recuperato e restituito ai legittimi destinatari.

Le immagini di videosorveglianza incastrano l’indagato

Determinanti per ricostruire con precisione quanto accaduto sono stati gli accertamenti svolti nell’immediatezza dei fatti. In particolare, la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza ha consentito agli investigatori di confermare la dinamica del furto e la provenienza illecita della cassetta.

I filmati hanno documentato le fasi dell’azione, rafforzando il quadro indiziario a carico dell’uomo. Un elemento chiave che ha permesso agli inquirenti di consolidare l’ipotesi accusatoria e procedere con sicurezza nelle fasi successive dell’indagine.

Al termine delle formalità di rito, e su disposizione della Procura della Repubblica che coordina le indagini, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo. Una misura cautelare iniziale che riflette la gravità del fatto contestato, aggravato dalla natura del luogo colpito.

Nella giornata odierna si è svolta l’udienza di convalida davanti all’autorità giudiziaria. Il giudice, pur convalidando l’arresto, ha disposto una misura meno afflittiva: per l’indagato è stato stabilito l’obbligo di firma presso gli uffici di polizia per tre volte a settimana. 

Furto aggravato in luogo di culto: cosa rischia l’indagato secondo la legge

Dal punto di vista giuridico, il reato contestato è quello di furto aggravato, disciplinato dall’articolo 624 del Codice Penale e aggravato da circostanze specifiche previste dall’articolo 625. In questo caso, l’aggravante è legata sia alla natura del bene sottratto sia al luogo in cui è avvenuto il fatto, ovvero un edificio destinato al culto, considerato particolarmente tutelato dall’ordinamento.

Il furto semplice prevede una pena che può arrivare fino a tre anni di reclusione e una multa. In presenza di aggravanti - come l’effrazione, l’uso di mezzi fraudolenti o il fatto commesso su cose esposte per necessità o consuetudine alla pubblica fede - la pena aumenta sensibilmente. In questi casi, si può arrivare fino a sei anni di reclusione, oltre a una sanzione pecuniaria più elevata.

Nel caso specifico, l’aver forzato una cassetta dell’offertorio e sottratto denaro destinato a un luogo di culto configura una violazione particolarmente grave, anche sotto il profilo simbolico. Il giudice, nel valutare la posizione dell’indagato, terrà conto di diversi elementi: la modalità dell’azione, l’eventuale presenza di precedenti penali, il valore della refurtiva e il comportamento successivo al fatto, inclusa la collaborazione con le autorità.

Non va esclusa, in fase processuale, la possibilità di riti alternativi come il patteggiamento, che potrebbero portare a una riduzione della pena in caso di accordo con la Procura. Allo stesso tempo, qualora venissero riconosciute attenuanti generiche, la sanzione potrebbe essere ulteriormente mitigata.  Sul piano cautelare, l’obbligo di firma rappresenta una misura meno restrittiva rispetto agli arresti domiciliari o alla custodia in carcere, ma comunque significativa. Serve infatti a garantire la presenza dell’indagato sul territorio e a prevenire il rischio di reiterazione del reato.

AUTORE
foto autore
Lorenzo Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE