11 Jun, 2026 - 22:30

Riforma sanità Umbria, Terni in piazza contro l'Asl unica: la protesta del centrodestra e i nodi sul nuovo ospedale

Riforma sanità Umbria, Terni in piazza contro l'Asl unica: la protesta del centrodestra e i nodi sul nuovo ospedale

La Terni del centrodestra torna a farsi sentire in piazza e sceglie di farlo sul terreno più fragile e infiammabile della politica locale: quello della sanità. Tra le quattrocento e le cinquecento persone hanno sfilato nel cuore della città per la “Fiaccolata dell’orgoglio ternano”, una mobilitazione trasversale che ha compattato cittadini e forze della coalizione – Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Umbria Civica, insieme alla lista Masselli Sindaco – per dire un "no" perentorio all’ipotesi di accorpamento della Asl Umbria 2 in un’unica macro-azienda sanitaria regionale. Il lungo corteo, che ha attraversato Corso Tacito muovendosi da Piazza della Repubblica fino a Piazza Tacito, ha lanciato un messaggio inequivocabile a Palazzo Donini: difendere l’autonomia, i servizi e il peso specifico del territorio. Sotto la luce delle torce non c'è solo il timore dello smantellamento di una sigla amministrativa, ma lo spettro di uno slittamento dei centri decisionali fuori dai confini cittadini, con ripercussioni immediate sull'occupazione e sulla qualità dell'assistenza quotidiana. Sullo sfondo, a gravare sul clima della protesta, resta il rebus irrisolto del nuovo ospedale, un'opera strategica ancora priva di scadenze e certezze strutturali. La piazza contesta radicalmente il metodo politico, esigendo quella trasparenza che la Regione, guidata dalla presidente Stefania Proietti, avrebbe finora negato, procedendo senza un reale confronto con le comunità locali e con gli operatori del settore.

A testimoniare la rilevanza politica della vertenza, la piazza ha visto la partecipazione di una nutrita pattuglia di rappresentanti istituzionali di primo piano. In prima fila si è schierato il fronte nazionale con il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi e l'ex senatrice Valeria Alessandrini, affiancati dalle consigliere regionali Laura Pernazza (Forza Italia) ed Eleonora Pace (Fratelli d'Italia), e dal consigliere regionale della Lega Enrico Melasecche. Accanto a loro, si sono mossi compatti i capigruppo, i consiglieri comunali e i segretari locali di tutti i partiti del centrodestra ternano. La mobilitazione ha saputo però catalizzare attenzioni anche fuori dai confini strettamente cittadini, attirando esponenti arrivati da altri territori dell'Umbria: l'ex sindaco di Perugia Andrea Romizi, il consigliere regionale di Umbria Civica Nilo Arcudi, la sindaca di Orvieto Roberta Tardani e l'ex consigliere regionale della Lega Valerio Mancini.

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Il timore del centralismo e lo spettro del trasferimento dei servizi sanitari a Foligno e Spoleto

Se l'azienda sanitaria territoriale dovesse confluire in un unico grande contenitore regionale, la cabina di regia amministrativa di Terni rischierebbe di scivolare verso Foligno o Spoleto. Uno scenario che comporterebbe non solo una perdita di funzioni direzionali, ma un impoverimento organico del tessuto economico e sociale della conca. A dare voce a questo timore è Valdimiro Orsini (Masselli Sindaco), che rimarca la natura comunitaria della protesta: “L'ipotesi di creazione della ASL unica allontanerebbe i servizi dai cittadini e dalle imprese”. Secondo l'esponente politico, la mobilitazione rappresenta una trincea a difesa della città che supera le consuete barriere ideologiche e l'appartenenza ai partiti.

Una linea condivisa da Maurizio Cecconelli (Fratelli d'Italia), che evidenzia la gravità e l'urgenza di un provvedimento giudicato punitivo per il comprensorio: “L'ipotesi dell'unificazione delle due ASL sarebbe una cosa strapenalizzante per Terni. Chiediamo realmente attenzione per il territorio”. Il rischio concreto è che la burocratizzazione e l'accentramento della governance finiscano per allontanare ulteriormente le risposte assistenziali dai bisogni reali della popolazione, penalizzando l'efficienza quotidiana delle strutture sul territorio.

La reazione politica si salda così con il vissuto quotidiano di chi la sanità la frequenta sia per ragioni professionali che personali. L'ex senatrice Valeria Alessandrini sferra un attacco frontale alle scelte della maggioranza di centrosinistra: “Per l'ennesima volta la sinistra della Regione Umbria non si smentisce con le proprie scelte”. Parlando come esponente politica ma anche “come cittadina e paziente”, definisce il piano di accorpamento una “mala soluzione” destinata a generare uno spostamento intollerabile di uffici, personale e presidi, formulando una promessa netta: “Non faremo un passo indietro”.

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Il nodo economico del nuovo ospedale e lo scontro sui fondi storici tra Terni e Perugia

Al di là della governance dell'Asl, sul corteo pesa l'ombra lunga delle grandi opere incompiute, prima fra tutte il nuovo polo ospedaliero di Terni. Una struttura considerata vitale per il quadrante meridionale della regione, ma rimasta finora impigliata nelle secche delle incertezze programmatiche. Sempre Maurizio Cecconelli (Fratelli d'Italia) solleva la questione del cronoprogramma e dei finanziamenti, lamentando il disinteresse dei vertici perugini: “La Regione non sta mostrando un'attenzione consona. Non si sa ancora se, quando e dove verrà fatto”. L'obiettivo dichiarato della piazza è proprio quello di invertire una rotta che vede la città costretta ad accettare passivamente decisioni calate dall'alto in maniera prona.

L'intreccio tra diritto alla salute e sviluppo economico viene sviscerato da Enrico Melasecche (Lega), che inquadra la mobilitazione all'interno di una più ampia cornice di penalizzazione finanziaria della città, descritta come “spogliata di futuro, risorse e posti di lavoro”. Il riferimento corre a due vicende specifiche: da un lato il recente stop imposto dal Tar al progetto "Stadio-Clinica", una decisione che secondo Enrico Melasecche è costata al territorio “una perdita di 200 posti di lavoro e 70 milioni di investimenti” per una clinica privata convenzionata attesa da tre decenni; dall'altro, proprio i riflessi occupazionali che l'accorpamento delle Asl produrrebbe sul territorio. Enrico Melasecche quantifica poi quello che definisce un divario storico intollerabile: “I 34 milioni che vanno dalla Regione alle cliniche di Perugia hanno comportato per Terni in 30 anni una perdita di almeno 200 milioni”.

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Le accuse alla Giunta Proietti e il caso delle trattative sottotraccia sul piano sociosanitario

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I dubbi sulla tenuta dei servizi alimentano il sospetto di un disegno politico orchestrato lontano dagli occhi dell'opinione pubblica ternana. Antonio De Angelis (Forza Italia) punta il dito senza giri di parole contro la presidenza della Regione: “Il pericolo che la ASL a Terni possa chiudere è un pericolo concreto. La presidente Proietti continua a non smentire questa notizia circolata, quindi evidentemente qualcosa di fondato c'è”. Lo spostamento della sede amministrativa e direzionale della Asl Umbria 2 viene bollato dallo stesso Antonio De Angelis come una prospettiva semplicemente “scellerata”.

A rincarare la dose sul metodo democratico e sulla trasparenza delle scelte è Laura Pernazza (Forza Italia), che respinge i tentativi degli avversari di ridurre la manifestazione a una mera rivendicazione localistica o a un rigurgito di campanilismo. “L'ASL 2 da Terni non si tocca. E il nostro non è becero campanilismo, come dimostra la presenza dei consiglieri regionali di Perugia, Andrea Romizzi e Nilo Arcudi”, rimarca, segnalando come la difesa del presidio ternano trovi sponde trasversali anche fuori dai confini provinciali.

Laura Pernazza rileva inoltre una vistosa contraddizione politica, ricordando come in passato alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle, oggi stabilmente in maggioranza all'interno del campo largo regionale, usassero parole durissime contro il Partito Democratico, accusato all'epoca di portare avanti un “perenne saccheggio” ai danni di Terni, mentre oggi preferiscono la via del silenzio di fronte alle decisioni della Giunta.

La mobilitazione dei cittadini e la richiesta di trasparenza per il futuro della sanità locale

Il sospetto che i giochi siano già parzialmente fatti nelle stanze del potere regionale trova, secondo i promotori della protesta, una conferma nelle stesse dinamiche interne al centrosinistra. Se lo stesso Pd regionale è dovuto intervenire pubblicamente a mezzo stampa per dichiararsi contrario all'unificazione delle aziende, significa che il progetto è tutt'altro che un'invenzione teorica delle opposizioni. Richiamando un'ammissione del segretario regionale Bernardini in merito a dei “ragionamenti fatti sottotraccia”, Laura Pernazza (Forza Italia) attacca direttamente la presidenza della Regione: “Con chi sta discutendo la Proietti del送 nuovo piano sociosanitario? La verità è che lo sta decidendo nelle segrete stanze dei suoi uffici e questo è gravissimo”.

L'istanza sollevata dalla piazza cammina di pari passo con le forti preoccupazioni espresse dal mondo scientifico e professionale, in particolare dall'Ordine dei Medici, che chiede di non essere escluso dalle scelte strategiche che ridisegneranno la geografia della salute in Umbria. La richiesta formale che si leva da Terni è l'apertura immediata di un tavolo di confronto autentico con il territorio e con i professionisti della salute, che metta un punto fermo contro l'accorpamento delle aziende sanitarie e ospedaliere e garantisca una reale partecipazione nella stesura del nuovo piano sociosanitario. Nelle intenzioni degli organizzatori, la fiaccolata rappresenta solo il primo atto di una mobilitazione destinata a estendersi: nei prossimi giorni prenderà infatti il via una raccolta firme popolare. L'obiettivo politico è blindare l'autonomia cittadina, rifiutando l'idea che Terni possa essere considerata una periferia dell'Umbria.

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Federico Zacaglioni
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