12 Apr, 2026 - 10:30

Terni, l’accusa di Patalocco (Pd): “Sui temi dello sviluppo il Comune di terni è in ritardo, serve una scossa”

Terni, l’accusa di Patalocco (Pd): “Sui temi dello sviluppo il Comune di terni è in ritardo, serve una scossa”

Produce, ma non guadagna. Il margine operativo industriale si ferma al 4,6%, meno della metà della media umbra (8,3%). Il PIL provinciale crescerà dello 0,49% nel 2026: sotto la media nazionale (0,7%) e regionale (0,66%). E mentre l’economia locale arranca, il Comune di Terni appare fuori gioco. Sui temi dello sviluppo e dell’innovazione non si vede: è l’attacco frontale del consigliere comunale del Pd, Leonardo Patalocco (anche coordinatore del Dipartimento sviluppo economico del partito in Umbria). Che in questa intervista spiega perché la città dell’acciaio rischia di sprecare un’occasione storica fatta di Zes, Area di crisi e fondi per la decarbonizzazione.

Consigliere, partiamo dai numeri. A Terni la manifattura pesa per il 47% dell’economia locale. Eppure l’Ebitda industriale è fermo al 4,6%. Si produce molto ma si guadagna poco. Perché?

"Perché produciamo a basso valore aggiunto. È il paradosso di Terni: abbiamo multinazionali dell’acciaio e della chimica, ma restiamo agganciati a segmenti di filiera dove l’innovazione è debole. La bassa produttività non è una questione di quantità, ma di tipologia. Manca l’investimento su ricerca, brevetti, digitale. Il dato dell’Ebitda è impietoso: 4,6% contro l’8,3% dell’Umbria. Significa che le nostre imprese faticano a trasformare il fatturato in margini reali. E senza marginalità non c’è investimento".

“Arvedi AST: l’effetto moltiplicatore che non c’è”

L’unica eccezione sembra il rilancio di AST-Arvedi con l’acciaio verde: 35 milioni di euro l’anno dal 2026 al 2028 per la decarbonizzazione con idrogeno. Può bastare a trainare l’indotto e l’economia cittadina?

"Il progetto è fondamentale per tenere in vita il sito di viale Brin. Ma attenzione: il suo effetto moltiplicatore sull’indotto è tutto da decifrare. Non si intravedono oggi le condizioni per sostenerlo. Perché un polo siderurgico decarbonizzato da solo non cambia il tessuto urbano se mancano politiche locali di accompagnamento. Dove sono gli incentivi per le aziende dell’indotto? Dove la formazione per le nuove figure tecniche che serviranno? Il rischio è che AST faccia da sola, e la città resti a guardare".

Lei è stato chiaro: “Sui temi dello sviluppo e dell’innovazione non si vede il Comune di Terni”. Cosa significa concretamente? Quale errore politico sta facendo l’amministrazione?

"Significa che il Comune latita. Non ha promosso nessun investimento sul terziario, nessun piano concreto per il commercio. Ma il punto più grave è un altro: abbiamo strumenti straordinari che non vengono sfruttati. Prendiamo l’Area di crisi complessa Terni-Narni: sono stati presentati oltre 20 progetti imprenditoriali per investimenti superiori ai 30 milioni di euro. Risultato? Zero. Niente di concreto. Poi c’è la Zes (Zona Economica Speciale), che offre crediti d’imposta per chi investe. Il Comune dovrebbe fare da collante, attrarre capitali, semplificare. Invece non si vede una strategia. Non c’è un’azione sistematica. Si procede a spot, e il mercato non perdona".

Passiamo alla fuga dei cervelli. Nel 2024 il saldo dei giovani laureati che tornano in Umbria rispetto a quelli che se ne vanno è negativo di 449 unità. Terni soffre ancora di più. Come si trattengono i talenti? Con un altro corso universitario?

"Non basta un corso. Serve un cambio di paradigma. La presenza dell’università è condizione necessaria ma non sufficiente. Per questo chiedo la realizzazione di un dipartimento a Terni dedicato all’intelligenza artificiale, non solo tecnica, ma anche giuridica ed etica. E servono master Its e Ifts agganciati alle imprese. Dobbiamo creare l’humus per far nascere start-up, hub tecnologici, laboratori di ricerca applicata. Altrimenti i nostri giovani continueranno a prendere il treno per Bologna o Milano. E la città resterà senza ricambio".

“Università, serve un dipartimento di AI per fermare l’emorragia dei cervelli”

Nelle sue parole c’è un’accusa di fondo: la politica locale è rimasta indietro. Ma la Zes e l’Area di crisi sono leve che richiedono anche coraggio amministrativo. Cosa farebbe lei, domani mattina, da sindaco?

"Convocherei subito un tavolo permanente con imprese, sindacati, università e categoria. Con un ordine del giorno solo: sbloccare i 30 milioni di progetti dell’Area di crisi e attivare i crediti d’imposta della Zes. Sceglierei tre settori su cui puntare subito: decarbonizzazioneidrogeno e digitale. E approverei un piano per la formazione che dia risposte ai disallineamenti tra domanda e offerta di lavoro. Oggi un’azienda cerca un tecnico specializzato e non lo trova. È assurdo. La burocrazia deve togliersi di mezzo".

Siamo nel 2026. Lei parla di ritardi storici. C’è ancora tempo per invertire la rotta o la partita per Terni è già persa?

"C’è tempo, ma è poco. Il PIL provinciale crescerà meno della media nazionale anche nel 2026. Se perdiamo questo treno – fatto di Pnrr residue, Zes, transizione verde – rischiamo di diventare un museo dell’industria del Novecento. Ma la sconfitta più grande sarebbe rassegnarsi. Io non mi rassegno. Però serve un’amministrazione che giochi in attacco, non in difesa. Che promuova, non che attenda. Oggi, oggettivamente, il Comune di Terni non si vede. E questo non è un dettaglio: è la notizia". 

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Federico Zacaglioni
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